01/09/2010
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Editoriale

Grandi sfide sui tavoli istituzionali

Ai primi di giugno, si è tenuta una importante audizione presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati, in relazione all’indagine conoscitiva per l’esame delle proposte di legge recanti disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi.
Carlo Tavecchio

Come noto, questo progetto si va a incardinare alla questione legata al riparto dei proventi sui diritti televisivi. Imperniare due tematiche tanto diverse in un unico iter legislativo appare quanto mai singolare, ancorchè sia assolutamente lodevole il fatto che la questione sia approdata all’attenzione della Commissione in sede deliberante, facilitandone certamente la tempistica di approvazione.  Vorrei, su questo argomento, esprimere la mia opinione con chiarezza e senza giri di parole: affinchè il percorso vada a buon fine, tutti i soggetti coinvolti devono essere d’accordo, altrimenti il testo non passa. Con pazienza e tenacia, sin da quando era in carica il Ministro Giovanna Melandri fino ad oggi con Rocco Crimi, la Lega Nazionale Dilettanti ha portato avanti un costante impegno di mediazione, fatto anche di lobby politiche e di lavoro certosino, capace di condurre a risultati duraturi. Il fatto che si sia potuti arrivare ad un riconoscimento economico pari all’1% sui diritti televisivi significa poter guardare verso una entrata di oltre 9 milioni di euro per il nostro mondo. Sotto l’aspetto politico, si tratta del successo più importante da quando è stata istituita la Lega Nazionale Dilettanti, anche se questo significherà dover abdicare al grande sogno che mi accompagna da quando sono diventato Presidente della Lega: la “domenica ai Dilettanti”. In quanto al bisogno di dover rinunciare a questo progetto, penso comunque alla difesa delle nostre istanze e, con esse, alla ricchezza di valori e di risorse del mondo dilettantistico, ai sacrifici delle società e dei dirigenti, sottolineando come la Lega di oggi sia il prodotto del contributo dato dai nostri volontari in termini di impegno e di passione.
Il traguardo della ripartizione economica è ormai prossimo ad essere tagliato, soprattutto dopo che i professionisti hanno vinto la causa civile contro Conto TV. Tuttavia, è inconsueto vedere come, dopo che questa sorta di ‘tesoretto’ è stato messo a disposizione, ci siano forti interessi a fare breccia nel sistema mutualistico. Mi riferisco a soggetti come gli Enti di Promozione Sportiva che, già forti di un riconoscimento presso il Coni, stanno provando a creare un circolo economico virtuoso in cui potersi inserire. Volendo escludere qualsiasi intento di speculazione, credo comunque che il tentativo di immettersi in una mutualità condivisa sia oltremodo illogico, tenendo conto - peraltro - di come tre illustri membri della Commissione parlamentare siano direttamente coinvolti con alcuni Enti di Promozione Sportiva. Lascio alle valutazioni dei lettori ogni possibile riflessione su conflitti di interesse!
Siamo alla stretta finale e il mio auspicio è, ovviamente, quello che si possa procedere rapidamente. Se, alla data in cui leggerete questo mio intervento, il provvedimento di ripartizione dei diritti TV non fosse ancora stato adottato, noi “poverelli” continueremo a restare in piedi con la forza dei nostri mezzi, che per fortuna rappresentano una certezza incrollabile e non ci hanno mai abbandonati. Sarà interessante, al contrario, verificare come farà il settore professionistico ad andare avanti.
In merito agli stadi, invece, è curioso ricordare come nel 2008 fossero stati individuati 8 impianti da destinare a Euro 2012, con un fondo complessivo di 20 milioni di euro per la copertura degli interessi passivi sui mutui, che producevano un monte investimenti in quota capitale di 800 milioni. La mancata attribuzione degli Europei ha smontato l’impalcatura finanziaria e non si è realizzato nulla. La mia domanda è questa: in Italia si costruiscono gli stadi per portare le famiglie a vedere le partite e per creare opportunità economico-ricreative oppure si costruiscono solo per le competizioni internazionali ? Se così fosse, anche alla luce delle nostre recenti “performance”, non dovrebbero assegnarci neppure le finali internazionali di “scapoli - ammogliati”! Consentitemi questa battuta che, per quanto ironica, non è comunque lontana dalla verità.

 
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