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A ognuno il giusto ruolo

La recente vicenda assurta alle cronache nazionali relativa al Riccione Calcio 1929 S.s.d. a r.l., consente di svolgere alcune riflessioni per fare chiarezza su una materia poco conosciuta ed evitare che, in futuro, possano ripetersi simili situazioni, contenendo al massimo i rischi di confusione relativi alla composizione della compagine sociale.

I FATTI

La problematica è deflagrata, nella sua reale consistenza, il 2 settembre 2012, allorquando, presso l’impianto sportivo di Ponte a Egola (Pi), dove avrebbe dovuto disputarsi la gara Tuttocuoio-Riccione valida per il campionato di Serie D, girone D (prima giornata), si sono presentate due formazioni ospiti, entrambe asseritamente rappresentanti il club romagnolo: l’una espressione di un gruppo dirigenziale riferibile al socio di maggioranza, l’altra a un socio di minoranza qualificatosi come legale rappresentante.Il direttore di gara, dopo aver svolto gli adempimenti di rito, segnatamente l’appello dei calciatori indicati in distinta, invitava le due squadre del Riccione a dirimere la controversia insorta e, decorso il tempo di attesa, nell’impossibilità di dare inizio alla gara, certificava l’impossibilità di disputare la stessa, abbandonando l’impianto sportivo.
Con Comunicato Ufficiale n. 19 del 5 settembre 2012, al momento in cui si scrive non ancora passato in giudicato, il Giudice Sportivo del Dipartimento Interregionale ha deliberato quanto segue: “Il Giudice Sportivo, visti gli atti relativi alla gara di cui in epigrafe, rilevato che, causa il comportamento dei dirigenti della Società Riccione Calcio, che determinava l’impossibilità per l’Arbitro di dare inizio alla gara entro il termine di cui all’art.54 NOIF, la predetta società ha rinunciato alla disputa della gara stessa, delibera di infliggere alla Società Riccione Calcio 1929 la punizione sportiva della perdita della gara col punteggio di 3-0, la penalizzazione di un punto in classifica nonché l’ammenda di 1.000 euro quale prima rinuncia”.
La Lnd, dopo aver istruito gli atti del procedimento, ha emesso un comunicato stampa informando che “esaminata la documentazione in proprio possesso, la Lega Nazionale Dilettanti ritiene che l’attuale compagine e assetto proprietario (Gruppo Croatti e Pasquale Orefice) abbiano titolo per prendere parte al campionato di Serie D 2012-2013”. In altre parole, la Lega ha espresso motivato parere in ordine alla legittimazione, a guidare la società, del gruppo dirigenziale facente capo a Paolo Croatti e Pasquale Orefice, ritenendo tale compagine titolare del pacchetto di maggioranza del club, costituito in forma di società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata e, pertanto, attribuendo validità all’organigramma da questi comunicato alla vigilia dell’inizio del campionato, sostitutivo di quello risultante dal modello di censimento depositato al momento dell’iscrizione alla Serie D da altri soggetti.
Quanto sopra si era verificato perché, al 12 luglio 2012, giorno dell’iscrizione al campionato, non era ancora intervenuta la cessione delle quote sociali al gruppo attualmente in carica che, una volta acquisito il controllo del club, ha comunicato la variazione delle cariche sociali al Dipartimento Interregionale.

LA PROBLEMATICA
IN DIRITTO

La fattispecie regolamentare che si pone nel caso descritto rappresenta una situazione che spesso si verifica nei campionati regionali minori, più raramente in Serie D. Accade con frequenza, infatti, che in seno alla medesima società intervenga conflittualità tra soci, tale da condurre a spaccature interne, con formazione di due o più fazioni rappresentative delle contrapposte dirigenze. Le reciproche rivendicazioni, poi, finiscono per portare a una frattura evidente che, oltre a dar luogo a controversie decise spesso dai Tribunali ordinari, determina forti incertezze e conflittualità in ordine ai soggetti effettivamente legittimati a rappresentare il club nell’attività federale.

organigramma societario

IL RETICOLATO
NORMATIVO FEDERALE:
OBBLIGO DI COMUNICAZIONE

Per quanto attiene alle disposizioni federali, al momento della presentazione della domanda di ammissione al campionato di competenza, viene richiesto il deposito dello Statuto e dell’elenco delle cariche sociali, formalizzato con il cd. ‘modello di censimento’, unitamente ai documenti sottostanti, attestanti il conferimento delle nomine ai dirigenti indicati. Addirittura, l’art. 15 delle NOIF prevede che i superiori dati debbano essere forniti sin dall’atto dell’affiliazione alla Figc, anche qualora la società, momentaneamente, decida di non svolgere attività.
In particolare, il comma 7 della disposizione succitata, dispone che “all’atto dell’affiliazione o del rinnovo annuale della stessa, le società costituite in forma di società per azioni o di società a responsabilità limitata sono tenute ad inoltrare alla Figc un estratto notarile del libro soci. Sono altresì tenute a comunicare, nei limiti di cui al successivo comma 7 bis, ogni mutamento nella loro partecipazione. Nel caso in cui il capitale sia detenuto in tutto o in parte, direttamente o indirettamente, da società di capitali, la Figc può richiedere alla propria affiliata, sempre nei limiti di cui al successivo comma 7 bis, la comunicazione dei documenti necessari alla identificazione delle persone fisiche che detengono, attraverso le suddette società, il capitale delle società affiliate”.
Altra statuizione rilevante, nel reticolato normativo, è costituita dall’art. 21 NOIF, che qualifica come dirigenti “gli amministratori e tutti i soci che abbiano comunque responsabilità e rapporti nell’ambito dell’attività sportiva organizzata dalla Figc”. Pertanto, il concetto di dirigente, in seno alla Figc, risulta ben diverso rispetto alla definizione dello stesso termine in ambito civilistico e commerciale: se, in quest’ultimo contesto, il dirigente è lavoratore subordinato apicale, dotato di ampia discrezionalità ed autonomia, per l’ordinamento federale detto concetto si estende anche agli amministratori e soci del club.
Osserviamo, poi, come la qualifica di dirigente non si assuma con l’atto di tesseramento. Per tale ragione, ad esempio, è errato ritenere che se un socio/associato di un sodalizio non sia tesserato, non possa essere qualificato ‘dirigente’ nel senso ‘federale’ del termine: per tale inquadramento, infatti, e quindi per essere sottoposto agli obblighi previsti dai regolamenti interni, è sufficiente che il diretto interessato sia amministratore o socio di una compagine affiliata alla Figc.
La disposizione che costituisce il punto focale delle problematiche oggetto del presente contributo è, però, l’art. 37 delle NOIF, secondo il quale “il tesseramento dei dirigenti e dei collaboratori nella gestione sportiva avviene all’atto dell’iscrizione al campionato della società di appartenenza. A tal fine le società sono tenute a comunicare alle Leghe o ai Comitati competenti i nominativi dei dirigenti e dei collaboratori, precisandone le qualifiche e gli incarichi. Ogni variazione deve essere comunicata entro venti giorni dal suo verificarsi e, agli effetti federali, ha efficacia a decorrere dalla data di ricezione della comunicazione”.
Pertanto, una volta che in sede di presentazione della domanda di iscrizione al campionato o della richiesta di affiliazione, sia stato comunicato l’elenco dei dirigenti e dei collaboratori, è sempre possibile modificare l’organigramma, purché ogni variazione, tanto della compagine sociale quanto della struttura societaria, sia comunicata alla Lega o al Comitato/Dipartimento competente entro venti giorni dal suo perfezionamento.
Un’altra peculiarità sta nel fatto che, ai fini federali, e dunque per tutti i rapporti che riguardino l’attività sportiva svolta dal club, la variazione delle cariche ha efficacia dal momento della comunicazione alla Figc, e non dall’effettiva assunzione dell’incarico da parte del dirigente/collaboratore o dalla trascrizione presso i pubblici registri ove prevista. è per tale ragione che sovente, nelle categorie dilettantistiche, si generano complessi e delicati contenziosi relativi alla regolarità dei tesseramenti e dei trasferimenti intervenuti nelle more della comunicazione di variazione delle cariche alla Figc, sul presupposto che il soggetto firmatario dei modelli federali, in qualità di legale rappresentante pro tempore, avesse o meno comunicato tempestivamente il conferimento e l’accettazione dell’incarico all’organo federale di riferimento.
In tali situazioni, dunque, può verificarsi una sorta di ‘sdoppiamento’, tra l’efficacia della nomina in ambito statuale (che prescinde dalla comunicazione alla Figc) e la capacità di porre in essere atti che spieghino effetti nell’ordinamento sportivo. A tal proposito, si consiglia di effettuare con la massima celerità, anche via fax o posta elettronica certificata, la comunicazione di variazione delle cariche al Comitato/ Dipartimento competenti, onde evitare l’insorgere di situazioni di criticità in ordine alla titolarità della legale rappresentanza in ambito sportivo.

CONSIGLI E RIMEDI
Nella consapevolezza che in futuro potranno accadere altri episodi simili, soprattutto nelle serie regionali, si ritiene che l’adozione della forma di società sportiva dilettantistica agevoli significativamente la trasparenza e il controllo della stessa, insieme alle possibilità di accertamento, da parte degli organi calcistici, circa la sussistenza o meno della legale rappresentanza. In più, appare consigliabile per gli operatori di settore che pongano in essere l’adempimento di cui all’art. 37 NOIF (variazione delle cariche sociali), trasmettere al Comitato/Dipartimento competente, oltre alla comunicazione recante il nuovo organigramma, anche le delibere sottostanti degli organi amministrativi della società, o dell’assemblea, da cui risulti la validità del conferimento dell’incarico.

Focus su >
le associazioni più esposte a rischi

Differenze sostanziali
Una prima e significativa differenziazione, in conseguenza della quale siffatti episodi accadono più frequentemente nelle categorie inferiori, si riscontra nella diversa disciplina, a livello civilistico, tra associazioni e società sportive dilettantistiche.
Come noto, infatti, i club appartenenti alla Lega Nazionale Dilettanti sono costituiti, nella grandissima maggioranza, o in forma di associazione non riconosciuta o di società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata.
Nella prima ipotesi non sono richieste particolari formalità, tanto che sia l’atto costitutivo, sia la variazione delle cariche sociali, non necessitano della sottoscrizione dei relativi atti avanti a Pubblici Ufficiali, né di particolari trascrizioni in appositi registri.
Viceversa, la disciplina delle società sportive dilettantistiche si conforma perfettamente, sotto il profilo degli adempimenti, a quella delle società commerciali, per cui è necessaria l’iscrizione al registro delle imprese presso la Camera di Commercio, a seguito di costituzione avanti a notaio, nonché la trascrizione degli atti modificativi della legale rappresentanza del sodalizio e dell’elenco dei soci.
Passaggi, questi, non richiesti nel caso delle associazioni
che, pertanto, spesso prestano il fianco a controversie circa la natura o meno di associato rivendicata da un determinato soggetto, nonché l’impossibilità di individuare il legale rappresentante o le maggioranze che, da Statuto, devono essere raggiunte per l’adozione di un provvedimento che risulti legittimo anche al vaglio dell’autorità giudiziaria. 

Focus su > la soluzione dei contenziosi
Tribunali Statuali o Lnd
con il rischio dell’esclusione

Assai spesso le descritte contrapposizioni trovano sfogo avanti ai Tribunali ordinari, competenti a dirimere le questioni tra soci/associati e tra questi ultimi e l’associazione di appartenenza, la cui pronuncia, poi, viene recepita dalla Lega Nazionale Dilettanti. Allorquando ciò non accade, è la stessa Lega che, esaminati gli atti ufficiali, fornisce il parere sulla legittimazione a rappresentare e agire in nome e per conto del club nonché sulla capacità di manifestarne l’effettiva volontà. In proposito, l’ordinamento federale prevede anche, quale extrema ratio finalizzata alla salvaguardia della regolarità delle manifestazioni e del corretto svolgimento dei campionato, che “qualora insorgano conflitti in ordine alla legittimità dei poteri o, comunque, si manifestino situazioni che non consentano, sulla base degli atti ufficiali, l’individuazione dei soggetti titolari delle cariche, il Consiglio di Presidenza della Lnd, su proposta del Comitato o della Divisione competente, può deliberare la non ammissione della società al campionato di competenza” (art. 4, comma 6, Regolamento della Lega Nazionale Dilettanti).
In proposito, non sussiste certezza assoluta relativamente all’applicabilità della norma in esame anche a campionati in corso: da un lato, infatti, atteso che la previsione attribuisce alla Lnd il potere di “non ammettere”, ma non di “escludere”, le società che versino in siffatte condizioni, sorgono perplessità circa l’applicazione estensiva della suddetta facoltà, perché si tratterebbe di un provvedimento draconiano che, di fatto, priverebbe l’associazione, durante la disputa della competizione, della possibilità di perseguire il proprio oggetto sociale, con conseguente opportunità di rigida interpretazione, e non nel senso opposto. Dall’altro, però, l’esigenza della regolarità delle manifestazioni, prioritaria e imprescindibile per le istituzioni federali, sembrerebbe costituire fonte di rango maggiore rispetto al diritto di un club di partecipare a un determinato campionato. 

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