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A Ploegsteert un monumento per ricordare la partita della pace

Fu un evento riportato in tempi diversi da tutti i quotidiani dell’epoca, un episodio che destò stupore e meraviglia da un lato, rabbia dall’altro. Da una parte i soldati che vissero quei fatti e li raccontarono ai loro familiari in lettere piene di sorpresa e commozione, dall’altro le gerarchie militari che non potevano far passare senza provvedimenti un evento del genere. Accade la notte di Natale del 1914, e non si tratta di una favola. Quella notte, improvvisamente e senza nessun accordo anteriore, nella località di Saint-Yvon a Ploegsteert, soldati dell’esercito britannico, francesi e tedeschi decisero di smettere di spararsi addosso, posero candele accese sulle trincee e intonarono canti di festa nelle loro lingue. Canti che con sorpresa scoprirono essere gli stessi. Furono iniziative individuali che a poco a poco si diffusero in tutte le fila.

La mattina dopo, il giorno di Natale, i soldati di quei reggimenti uscirono dalle trincee senza armi, si incontrarono a metà strada nella “terra di nessuno” e si strinsero la mano, si scambiarono sigarette e foto, e lettere da far spedire ai familiari, e lì nel freddo e nel fango del fronte improvvisarono un incontro di calcio. Vinsero i tedeschi, 3 a 2, e che andò davvero così lo testimonia un documento arrivato fino ad oggi e scritto da Kurt Zehmisch, soldato del 134/o reggimento sassone.

Ora in quella località, la Uefa ha voluto lasciare a perenne ricordo dell’evento un monumento, inaugurato dal suo presidente Michel Platini: “Rendo omaggio ai soldati che qui, cento anni fa, hanno espresso la loro umanità giocando insieme al calcio, aprendo così un importante capitolo nella costruzione dell’unità europea e servendo da esempio ai giovani d’oggi. Il calcio è davvero un linguaggio universale…”. Alle sue, si sono aggiunte le parole del Ministro dello Sport gallese, Ken Skates, che ha voluto ribadire come “oggi come allora lo sport ha il potere di unire i popoli”.

In chiusura della cerimonia, degli emozionati ex fuoriclasse come Paul Breitner, Bobby Charlton e Didier Deschamps, hanno letto le lettere alle famiglie scritte da alcuni dei soldati che parteciparono a quella partita della tregua di Natale.
Molte di quelle lettere furono deliberatamente distrutte su comando delle autorità militari, profondamente sdegnate per quel “momento di abbandono” delle truppe, altre si persero nel corso della storia. Ma alcune sono comunque giunte fino ai nostri giorni. Qui in Italia saranno pubblicate a breve dalla Lindau con il titolo “La tregua di Natale. Lettere dal fronte”.

In molti hanno parlato di quei giorni di sospensione del conflitto, e in particolare di quella notte sorprendente, dove la voce dell’uomo ha ripreso il sopravvento sulle grida della guerra. Lo ha fatto anche lo storico Michael Jurgs, con queste parole qui: “All’inizio c’è soltanto qualcuno che canticchia Stille Nacht, Heilige Nacht. La canzone della nascita di Gesù risuona lieve e si disperde lentamente nel paesaggio spettrale delle Fiandre. Poi, però, quel canto si diffonde come un’ondata, da un riparo all’altro, e dall’intera linea scura delle trincee risuonò Schlaf in himmlischer Ruh. Dall’altra parte del fronte, a cento metri di distanza, nelle postazioni degli inglesi, rimane tutto tranquillo. Ma i soldati tedeschi sono in vena, e canzone dopo canzone, danno vita a un concerto di migliaia di voci umane, da ogni dove. Fino a che, dopo Es ist ein Ros entsprugen, rimangono senza fiato. Svanita l’ultima nota, gli uomini che si trovano dall’altra parte aspettano ancora un minuto, poi cominciano ad applaudire e a gridare; “Good, old Fritz”, e “more, more”. Bis, bis.

I Fritz tanto elogiati rispondono con “Merry Christmas, Englishmen” e “We not shoot , you not shoot”, e quello che dicono lo pensano davvero. Infilano alcune candele sugli spuntoni dei loro parapetti, che si protendono per quasi un metro dal bordo delle trincee, e le accendono. Tedeschi ed inglesi decidono spontaneamente, francesi e belgi non senza esitazione, di non spararsi più addosso per Natale. Fino ad allora non si era mai verificata nella storia di una guerra una simile pace dal basso. E non si verificherà più. Ma quella che, vista con gli occhi di oggi, si presenta come una grande storia di Natale, è costituita da molte piccole storie. Dobbiamo raccontarle tutte. Solo così prenderà forma il miracolo”.

 

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