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Adailton, cuore e testa per una panchina

L’ex attaccante brasiliano, dopo la prima esperienza da vice allenatore in Serie D alla Virtus Verona, attende una chiamata per iniziare la sua seconda carriera calcistica. E nel frattempo studia sognando in grande

Brasiliano di nascita, veronese di adozione. Martins Adailton, dopo sette anni nell’Hellas, uno nel Genoa e tre nel Bologna, aveva lasciato l’Italia: prima la Romania, e l’ultima esperienza da calciatore nel Vaslui, poi il ritorno in Brasile, nello Juventude. Ma questa è la sua seconda casa. A Verona, lo scorso anno, è iniziata la sua seconda vita: sempre in campo, ma da allenatore. Da collaboratore tecnico di Gigi Fresco ha vinto il campionato di Serie D con la Virtus Verona: ora studia, aspetta l’occasione, e si racconta.

Adailton, come va la sua seconda vita?

L’inizio di questo nuovo percorso sta andando benissimo. Sono contento, è una vita nuova, diversa. La prima parte della mia carriera è stata bellissima, la seconda è più affascinante perché è tutto diverso, tutto nuovo.

Lo scorso anno ha conosciuto il calcio dilettantistico da vice allenatore della Virtus Verona. Che effetto le ha fatto ripartire dalla Serie D?

È stato veramente importante per la mia crescita. Un calcio diverso, perché non conoscevo la Serie D, ma che mi ha fatto imparare tante cose. Un campionato difficile, con giocatori di qualità e su cui si può lavorare, se si trova una società come la Virtus dove si può fare bene.

Avete vinto il campionato. Che emozione è stata quella di veder gioire i ragazzi?

Bellissima, anche perché era la prima esperienza da allenatore. E vedere festeggiare i ragazzi che all’inizio della stagione non credevano di poter riuscire ad arrivare fino in fondo è stata una grande soddisfazione, perché tutto questo è stato frutto del lavoro settimanale. Un lavoro tecnico, ma anche psicologico, per dare alla squadra una mentalità vincente, che serve per vincere i campionati a qualsiasi livello. Quando vedi sul loro viso queste emozioni è stupendo.

Si era mai confrontato con realtà del territorio?

Conoscevo già qualche squadra che avevo affrontato nelle amichevoli del giovedì ai tempi del Verona. Ma ero già stato alla Virtus per fare qualche allenamento prima del mio ritorno in Brasile, quindi conoscevo l’ambiente e la società. è stato interessante ritrovare quel club: mi sono inserito benissimo tanto che alla fine siamo riusciti anche a ottenere dei risultati.

adailton in uno studio televisivo di sky sport 24

Di cosa si occupava in campo?

Come allenatore in seconda lavoravo molto sullo studio delle gare degli avversari, ma anche sui movimenti offensivi e sulla tecnica individuale. Un lavoro che andava a integrare quello tattico svolto dall’allenatore, cercando di assecondare le sue idee di calcio. Ma penso di aver dato anche un contributo psicologico ai ragazzi, cercando di trasmettere la mia esperienza. Ed è stato bello vederli crescere con entusiasmo e disponibilità, sia in campo che fuori.

A Verona ha vissuto la parentesi più lunga e sicuramente più emozionante della carriera. Come è stato accolto nello spogliatoio della Virtus?

Sono stato accolto benissimo da tutti. Come detto, conoscevo l’ambiente e i giocatori hanno accettato subito quelle che erano le mie proposte e le mie idee. Si sono messi tutti a disposizione, anche perché per loro credo sia stato un piacere trovarsi di fronte un ex giocatore del Verona. Qualche ragazzo della Virtus, poi, ha giocato nelle giovanili dell’Hellas, e questo sicuramente ha favorito il mio inserimento.

Ha lavorato nello staff di Luigi Fresco, che da 37 anni è presidente e allenatore della Virtus Verona, ora in C. Ma allora nel calcio le favole ancora esistono?

Una storia meravigliosa, una vera e propria favola. Gigi aveva preso la società quando stava per chiudere ed è riuscito a portarla tra i professionisti. In questi 37 anni ha fatto un lavoro spettacolare non solo a livello calcistico ma anche a livello sociale: ha aiutato diversi quartieri, dando a tanti ragazzi di Verona la possibilità di arrivare nel grande calcio, come hanno fatto il Verona e il Chievo. Spero che altre società possano ottenere gli stessi risultati con il lavoro e la determinazione che Fresco ha messo in campo per tutti questi anni.

Quali valori ha potuto riscontrare in questa categoria?

Ho trovato un campionato di grandissima qualità tecnica in tante squadre. Ma anche tanta, tanta passione. Ci sono ragazzi che lavorano per tutta la giornata e riescono ad andare in campo e dare tutto con una voglia e una determinazione unica. Poi ho trovato giovani di talento e di valore che, lavorando bene e trovando dei giusti maestri, credo potranno arrivare nel calcio professionistico. La Serie D ha grandi valori tecnici e umani.

Nonostante la sua sia stata una carriera ad alti livelli, cosa si impara quotidianamente stando sul campo di una società dilettantistica?

Questa mia esperienza mi ha insegnato tantissimo, a cominciare dalla gestione mentale dei ragazzi. Ho capito che bisogna lavorare molto sul discorso psicologico. Ho imparato anche che non si può dare niente per scontato, ma dare delle indicazioni che all’apparenza potrebbero sembrare banali. Non perché i giocatori siano incapaci, ma perché magari nel loro percorso non hanno trovato qualcuno che gli ha dato le giuste indicazioni. è stato importante anche imparare l’organizzazione degli allenamenti, cercando di portare una mentalità più simile possibile a quella professionistica a giocatori che invece miltano nei campionati dilettantistici.

adailton durante un'intervista

Ha frequentato il corso di allenatore Uefa B. Si vede in futuro come allenatore?

Sto per accedere al corso Uefa A, questo significa che mi sento allenatore. Ma sentivo anche qualcosa dentro negli ultimi anni della mia carriera da giocatore. Mi è sempre piaciuto mettere delle idee sul campo, su come far giocare una squadra. Iniziare un percorso da allenatore era quasi inevitabile e mi piace studiare per questo.

Nel suo progetto di carriera preferirebbe iniziare con una squadra di settore giovanile o con una prima squadra?

Non mi sono prefissato degli obiettivi per adesso. Spero di arrivare ad alti livelli: se c’è una squadra di Serie D organizzata o un settore giovanile che può darmi l’opportunità di crescere, va bene tutto. L’importante è avere la possibilità di lavorare bene e una società alle spalle che voglia fare le cose con ambizione e voglia di vincere. Questo è quello che conta, non la categoria o l’età dei giocatori.

Ha giocato con tanti campioni in carriera: se dovesse indicare il più forte?

Ho avuto la fortuna di giocare insieme a tanti campioni: Cannavaro, Thuram, Crespo, Mutu, ma se devo indicarne uno dico Buffon. Da avversario, invece, Ronaldo e Zidane.

Tanti giocatori dalla Serie A hanno chiuso la carriera nei dilettanti: non ci ha mai fatto un pensierino a rimettere gli scarpini?

Non ci ho pensato, perché quando ho finito di giocare avevo già l’idea di fare l’allenatore, che avevo anche prima di smettere. Ho preferito cercare di prepararmi e di studiare per iniziare questo percorso il prima possibile, per cercare di sfruttare la prima occasione utile.

Nel frattempo, si diverte come opinionista in tv. Meglio la panchina o la telecamera?

In attesa di un’opportunità da allenatore mi diverto in tv. Si impara a comunicare, si migliora anche su quello, ma parlare di calcio è solo un divertimento. Stare in panchina e aspettare la partita per tutta la settimana è tutta un’altra cosa.

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