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Agevolazioni fiscali come comportarsi

In attesa della riforma del terzo settore, il cui disegno di legge sarà varato entro il mese di marzo 2016 con la quale si intende rendere gli Enti senza fini di lucro più semplici e trasparenti, attraverso il superamento della oramai vetusta figura dell’Ente non commerciale, istituendo il registro unico delle organizzazioni che operano all’interno di una ben definita area non profit, al fine di porre in essere uno strumento univoco per accedere ai benefici fiscali ed ai particolari relativi regimi agevolati, è essenziale, allo stato dell’arte, individuare quali siano i requisiti, soggettivi ed oggettivi, che permettono di definire nel loro insieme il livello di merito delle organizzazioni non lucrative medesime. 

Delle vigenti disposizioni normative ed adempimenti in tale materia, in particolare di quelle fiscali, necessariamente da sempre, se ne occupa questa rubrica, mettendo in evidenza, di volta in volta di ogni singola questione, le diverse sfaccettature ma non soffermandosi ad illustrare in un unico contesto i requisiti che devono possedere e soddisfare le società ed associazioni sportive dilettantistiche che intendono fruire di determinati benefici fiscali.

Innanzitutto, le società ed associazioni sportive dilettantistiche devono svolgere una attività istituzionale non lucrativa, pur essendo ammesso l’esercizio di attività commerciali, anche non organizzate in forma d’impresa, esercitate:

–  quali attività accessorie e complementari di quella istituzionale, dirette al conseguimento di quest’ultima;

–  con una organizzazione economica di impresa commerciale che non deve prevalere su quella istituzionale.

Per soddisfare tali requisiti, nel progetto di riforma governativa è previsto di dare la piena conoscibilità dell’Ente anche ai terzi, attraverso l’istituzione di un sistema di autocontrollo interno che preveda l’introduzione dell’obbligo di informazioni agli associati delle attività svolte nei bilanci o rendiconti. In tal senso, viene auspicato che sia prevista una sorta di certificazione, rilasciata da un revisore legale, che consenta di accedere ai benefici fiscali.

A parere di chi scrive, una tale disposizione, ancorchè encomiabile, ma sia permesso rilevare di  pura estrazione burocratico-aziendalistica, significativamente rilevante per molti comprensibili aspetti ma soprattutto, in questa sede, per quello economico, mal si attanaglierebbe con il mondo sportivo dilettantistico, che già soffre per la costante carenza di risorse economiche e dei relativi flussi finanziari, atti a sostenere l’esercizio della propria attività: motivo essenziale che è alla base di tutti gli interventi legislativi di favore.

Posto che l’associazione sportiva dilettantistica possa annoverarsi tra gli enti non lucrativi, per ottenere i benefici derivanti dalle agevolazioni fiscali, essa è preliminarmente tenuta:

a) a costituirsi in una delle seguenti forme giuridiche:

associazione sportiva senza personalità giuridica;

associazione sportiva con personalità giuridica;

società sportiva dilettantistica costituita nella forma di società di capitali o di società cooperative;

b) lo statuto deve obbligatoriamente contenere quanto previsto dall’art. 90 L. 289/2002, e, precisamente, oltre la sede legale e la durata (quest’ultima solo per le società di capitali):

la denominazione sociale, nella quale deve essere indicata la finalità sportiva e/o la denominazione sociale dilettantistica;

l’oggetto sociale, con riferimento alla organizzazione di attività sportive dilettantistiche, ivi compresa l’attività didattica;

  l’attribuzione della rappresentanza legale della associazione o società;

  l’assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi dell’attività, in nessun caso, possono essere divisi, anche in forma indiretta, fra gli associati; 

le norme sull’ordinamento interno, che devono rifarsi ai principi di democrazia ed uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, prevedendo le modalità di elezione delle cariche sociali; nel caso di costituzione nella forma giuridica di società di capitali o di cooperative tale previsione dovrà essere informata alle disposizioni del codice civile;

l’obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari, nonché le modalità per l’approvazione degli stessi da parte degli organi sociali nel rispetto delle norme contenute nel codice civile; 

  le modalità di scioglimento della associazione/società con l’obbligo di devoluzione ai fini sportivi del patrimonio sociale.

È pur vero che il contratto sociale, ma solo per le associazioni prive di personalità giuridica, può essere verbale e, quindi, l’associazione potrebbe essere sprovvista di uno statuto sociale, ma tale condizione potrebbe configurarsi quale causa ostativa al riconoscimento delle agevolazioni fiscali in quanto potrebbe non essere facile provare il rispetto dei sopra richiamati contenuti dell’art. 90, citato.

Infatti, ai fini della applicazione delle disposizioni agevolative in materia di imposte dirette (art. 148 Tuir) e dell’imposta sul valore aggiunto (art. 4 Dpr 633/72), è necessario che gli enti di tipo associativo siano dotati di atto costitutivo e statuto sociale, redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata ovvero non autenticata, ma solo registrata presso l’Agenzia delle Entrate, in particolare per quegli Enti che intendono assumere la qualifica di ONLUS.

Questi ultimi soggetti devono, inoltre, prevedere nello statuto che:

l’attività svolta rientra tra quelle previste dall’art. 10 D. Lgs 460/1997;

•  la esecutività del perseguimento di finalità di solidarietà sociale;

•  divieto di svolgere attività diverse da quelle di assistenza sociale, socio-sanitaria, beneficenza, istruzione, formazione, sportivo dilettantistica, così come richiamate dal citato art. 10.

Tale divieto non sussiste per le attività direttamente connesse all’attività istituzionale.

c) lo statuto deve escludere espressamente la figura di soci temporanei, cioè la previsione di una limitata partecipazione temporale dell’associato alla vita associativa e/o escludendolo dal diritto di voto per l’approvazione dei bilanci o rendiconti, per le modifiche dello statuto sociale e dei regolamenti, per la nomina degli organi amministrativi.

Inoltre, tra le cause di perdita dei benefici fiscali per le associazioni/società sportive dilettantistiche, dovremmo annoverare anche la violazione dell’obbligo di tracciabilità di incassi e pagamenti: obbligo non più operativo a partire dal 22.10.2015, data di entrata in vigore dell’art. 19 del D. Lgs 24.9.2015 n. 158 che ha modificato il comma 5 dell’art. 25  L.13.5.1999 n. 133 prevedendo la soppressione della “… decadenza delle agevolazioni di cui alla L. 16.12.1991 n. 398…” in caso di mancata tracciabilità degli incassi e dei pagamenti di importo pari o superiore ad Euro 1.000.

Rientrando tale disposizione nel decreto di riforma della sanzioni amministrative tributarie, la violazione comporterà esclusivamente una sanzione amministrativa da Euro 258 ad Euro 2.065.

Soddisfatto tutto quanto sopra illustrato, la Associazione/Società sportiva dilettantistica deve, inoltre, eseguire i seguenti adempimenti di natura amministrativa, vale a dire:

– Richiesta attribuzione Codice fiscale e Partita Iva;

– Iscrizione al Registro Coni;

– Presentazione Mod EAS;

– Iscrizione al REA.

La richiesta di attribuzione Codice Fiscale e Partita Iva deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate, competente per territorio in ragione del luogo dove ha sede la Associazione o Società, entro 30 giorni dalla data di costituzione attraverso la redazione di apposito modello, e precisamente con:

• Mod. AA5/6 per la sola richiesta del Codice Fiscale, nel caso in cui l’Ente sportivo intenda svolgere esclusivamente attività istituzionale;

• Mod. AA7/10 per la contemporanea richiesta del Codice Fiscale e della Partita Iva, quest’ultima necessaria per i soggetti che intendono svolgere attività commerciali di sostegno all’attività istituzionale. Si ricorda che la richiesta di Partita Iva può essere presentata anche successivamente alla attribuzione del Codice Fiscale, cioè entro 30 giorni dall’inizio effettivo dell’attività commerciale. L’attribuzione  della Partita Iva comporta l’accesso ai regimi fiscali delle imposte dirette e dell’Iva, con i conseguenti obblighi di liquidazione delle imposte e quant’altro previsto in funzione del regime contabile e fiscale per cui si è fatta opzione, ancorchè non si sia esercitata in concreto alcuna attività commerciale.

L’iscrizione al Registro Coni è obbligatoria per le Associazioni/Società sportive in quanto esse per poter usufruire delle agevolazioni fiscali, in conformità all’art 7 L. 186/2004, devono essere in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal Coni, in quanto garante dell’unicità dell’ordinamento sportivo.

Pertanto, al Registro delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche, vanno iscritti gli Enti sportivi affiliati alle Federazioni nazionali, alle Discipline sportive ed agli Enti di promozione sportiva.

Il Registro è tenuto solo ed esclusivamente in forma telematica all’indirizzo http://registrosocietasportive.coni.it,al quale si fa rinvio per ogni ulteriore delucidazione, in particolare per quanto riguarda la cadenza annuale e l’obbligo per le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche di conformare i loro statuti alle norme e direttive del CONI e della Federazione, Disciplina sportiva o Ente di promozione di appartenenza.

Focus Su > MODELLO EAS E ISCRIZIONE REA

La scelta del Codice e la corretta compilazione
La presentazione del modello EAS serve per trasmettere all’Agenzia delle Entrate dati e notizie fiscalmente rilevanti quali: la denominazione dell’Ente e la data di costituzione; il codice che identifica la tipologia di appartenenza dell’Ente (che per le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche è il codice 7); l’ubicazione della sede legale; i dati anagrafici del rappresentante legale firmatario del Modello.

Le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche che non svolgono attività commerciale, iscritte al Registro Coni, sono esonerate da tale obbligo.

Il Modello va presentato, esclusivamente in via telematica, una prima volta entro 60 giorni dalla data di inizio dell’attività e, in seguito, entro il 31 marzo dell’anno successivo in cui siano avvenute solo variazioni rilevanti nei dati precedentemente comunicati (RM 6.12.2010 n. 215).

Inoltre, è prevista la presentazione del Modello EAS qualora venisse a mancare lo “status” di Ente sportivo dilettantistico. In tal caso il Modello va presentato entro 60 giorni dalla data in cui sono venuti meno i requisiti qualificanti, così come più sopra illustrato.

Stante l’obbligo, alla mancata presentazione, che comporta la perdita di tutti i benefici fiscali, si può rimediare trasmettendo il Modello entro il termine di presentazione della prima dichiarazione fiscale utile, pagando la sanzione di 258,00 Euro, utilizzando il mod. F-24 nel quale va indicato il codice 8114, cioè non essendo consentita la compensazione con altre imposte a credito.

Il Mod. EAS è gratuitamente disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate www.agenziaentrate.gov.it.

L’iscrizione al R.E.A. (Repertorio Economico Amministrativo) è anch’essa dovuta solo nel caso in cui l’Ente sportivo eserciti attività commerciali, vale a dire una attività economica, ancorchè secondaria, in forza dell’art. 9 Dpr 7.12.1995 n. 581, contenente il regolamento di attuazione dell’art. 8 L. 29.12.1993 n. 580.

Il citato repertorio è istituito presso l’ufficio del Registro delle Imprese della Camera di Commercio competente per territorio in funzione della sede legale dell’Ente sportivo. L’iscrizione al R.E.A., il cui obbligo ricade sul rappresentante legale dell’Ente sportivo, comporta il pagamento annuo del diritto camerale, attualmente determinato in Euro 30,00.

 

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