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Allenamento e dieta nel calcio: effetti “molecolari”

C’è una nuova idea nella nutrizione umana, anzi una antica. Ed è che gli alimenti, oltre che svolgere le proprie normali funzioni nutrizionali, siano in grado di esercitare anche degli effetti “molecolari” su alcune delle vie metaboliche implicate nelle reazioni dell’organismo all’allenamento. La dieta diventerebbe, seguendo questa strada, un modo per migliorare l’adattamento dell’organismo allo “stimolo” allenante.
È noto come il consumo di substrati energetici di cui necessita il calciatore, dal dilettante al professionista, vari in base al “carico energetico” (cioè chi si allena e gioca di più avrà un maggior dispendio di energie e quindi una maggiore richiesta calorica dietetica), ma non per la “qualità energetica”, cioè per la scelta e la proporzione degli alimenti che compongono i pasti. In questi ultimi anni, tuttavia, in cui i meccanismi molecolari dell’adattamento del sistema cardiovascolare e muscoloscheletrico all’allenamento sono risultati sempre più chiari, ci si è anche chiesti se, dal punto di vista nutrizionale, tali meccanismi molecolari potessero a loro volta essere modificati dalle diverse pratiche alimentari. In particolare, la ricerca scientifica recente si è focalizzata sul ruolo della disponibilità di carboidrati prima, durante e dopo la sessione di lavoro, al fine di massimizzare la risposta molecolare delle cellule del muscolo al training. Esiste infatti una stretta associazione tra assunzione di carboidrati, concentrazione di glicogeno muscolare e capacità di endurance.

Tuttavia, il ruolo del glucosio non si fermerebbe lì, e sembrerebbe in grado di modificare la stessa regolazione molecolare del metabolismo del muscolo scheletrico, agendo sull’espressione di alcuni geni: pertanto, è stato ipotizzato che un’adeguata fornitura di carboidrati anche durante l’esercizio fisico e durante il recupero possa avere effetti positivi sugli adattamenti molecolari del muscolo al training.
Per quanto riguarda i grassi, c’è un recente interesse su come l’assunzione di lipidi possa influenzare il metabolismo dei grassi nelle cellule muscolari: è stato dimostrato, ad esempio, che una dieta di qualche giorno ad alto tenore di grassi in atleti ben allenati possa modificare l’espressione genica delle proteine necessarie per il trasporto dei grassi nella cellula e per il loro consumo energetico “al fuoco” dell’ossigeno. Tali modificazioni, tuttavia, non sarebbero desiderabili nel calcio, ma solo negli sport di endurance.
Infine, sulle proteine, sono oggi disponibili molti studi su come la loro disponibilità dietetica possa influenzare positivamente l’adattamento molecolare delle cellule muscolari verso una maggiore espressione di quei geni che presiedono allo sviluppo dell’ipertrofia della cellula muscolare scheletrica. In particolare, sta divenendo chiaro come, in seguito all’ingestione di proteine, la risposta molecolare che conduce alla sintesi di nuove proteine sia differente dopo uno sforzo che in condizioni di riposo.

Peraltro, rimangono nella ricerca scientifica alcuni punti aperti da valutare meglio: tra questi, non è ancora chiaro, ad esempio, se periodi di lavoro di endurance passati in condizioni di basse concentrazioni di glicogeno possano poi creare le condizioni, una volta ripresa l’alimentazione con carboidrati a piene dosi, per facilitare gli adattamenti molecolari del muscolo all’allenamento di endurance (approccio cosidetto “train low/compete high”). Attualmente, tale approccio non sembra raccomandabile per il giocatore di calcio, in quanto il “risparmio” del glicogeno muscolare che se ne otterrebbe sembrerebbe andare a discapito di un certo rallentamento nel suo utilizzo in funzione energetica, e ciò non è consigliabile in uno sport con ripetute attività ad alta intensità, come gli sprint ripetuti. Per quanto riguarda le proteine, non è ancora completamente chiaro se la supplementazione con carboidrati possa migliorare gli aspetti molecolari della sintesi proteica rispetto all’assunzione della sole proteine. Inoltre, l’efficacia delle proteine o dell’associazione carboidrati/proteine dopo esercizio intermittente, con la finalità di ridurre il danno e il dolore muscolare durante giornate di training multiple, è ancora da valutare appieno.

Comunque sia, da quando è iniziato, ormai molti anni fa, il viaggio verso gli aspetti molecolari dell’alimentazione, la dietetica sportiva, e in particolare quella del calciatore, ne ha subito tratto spunto. L’idea vincente è di poter arrivare a definire quali siano i pattern e i timing di approvvigionamento dei macronutrienti che possano rendere massimale e completo anche l’adattamento molecolare del sistema muscolo-scheletrico e cardiovascolare al carico di allenamento proposto sul campo.

Focus Su > Il Libro

Dalle calorie alle molecole
Recenti scoperte sulla genomica nutrizionale hanno dimostrato che gli alimenti che assumiamo ogni giorno sono in grado di “dialogare” con le cellule e con il nostro patrimonio genetico (DNA). Il cibo modula la risposta del DNA delle cellule così da orientare l’organismo verso una condizione di salute e di un sano peso corporeo.
L’autore, partendo da questo concetto, accompagna il lettore in un “viaggio” alla scoperta del proprio corpo. Con linguaggio semplice e facilmente comprensibile vengono spiegati quali sono i meccanismi che contribuiscono a far vivere in salute riportando consigli alimentari per raggiungere il benessere e un sano peso forma. Questo libro propone una prospettiva nuova per affrontare il rapporto con il cibo, pertanto rappresenta l’innovazione per il controllo del peso e di conseguenza per la salute.

L’AUTORE: Pier Luigi Rossi, medico, Specialista in Scienza della Alimentazione e in Igiene e Medicina Preventiva, docente del Master Alimentazione ed Educazione alla Salute dell’Università degli Studi di Bologna e docente all’Università della Repubblica di San Marino.

Anno: 2014
Pag: 128, Illustrazioni 30
ISBN 978-88-95642-93-2
Prezzo: 12,50 €

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