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Antonio Mangialardo, l’infermiere con il pallone in testa

antonio-mangialardo L’Allenatore degli Allievi regionali della New Football Academy di bari racconta l'emergenza fra allenamenti virtuali e lavoro in corsia al Policlinico

Antonio Mangialardo è l’allenatore degli allievi regionali della New Football Academy, nota società barese di calcio a undici presieduta da Francesco Lombardi. Sebbene il calcio sia fermo in attesa di nuove disposizioni da parte delle autorità competenti, il tecnico barese sta giocando una partita più importante nelle corsie del Policlinico di Bari, dove lavora senza sosta come infermiere per combattere l’emergenza che ha messo in ginocchio il mondo dello sport.

Intanto, anche la sua squadra ha dovuto rispettare il divieto di svolgere qualsiasi seduta di allenamento, così è nata l’idea della società di mantenere un collegamento diretto coi propri tesserati attraverso un fitto programma di allenamenti da casa studiato ad hoc dal preparatore atletico Loforese. “Delio è bravissimo negli esercizi a corpo libero – spiega Mangialardo – perché in casa non si potrebbe fare altro. Non tutte le società sportive sono dotate di palestra all’interno del proprio centro, pertanto bisogna cercare di tirar fuori il meglio senza l’ausilio di particolari attrezzi. I ragazzi da casa utilizzano qualsiasi cosa: bottiglie d’acqua, mazze di scopa, palle di qualsiasi dimensione e, perché no, anche rotoli di carta igienica. In chat partono le sfide social che i ragazzi chiamano challenge. Si tratta di nuove tendenze che ci aiutano a tenerli legati, facendoli sentire un gruppo unito nonostante la distanza”.

Però qui non si scherza soltanto. Anzi, il carico di lavoro settimanale è molto impegnativo. Si parte con un riscaldamento preventivo e coordinativo, seguito (a seconda dei casi) da un lavoro aerobico o di forza. Core stability e ponte, cyclette e tapis roulant, palleggio libero e stretching. Oppure adduttori, squat e affondi, nordic e calf, più circuito core dinamico. “Alleniamo i ragazzi con la speranza di rivedere presto il campo, quando terminerà questa emergenza. Lo facciamo con coraggio e fiducia, consapevoli che vinceremo insieme questa battaglia se restiamo tutti a casa. Poi qualche volta ci vediamo pure in videochiamata, per non dimenticarci come siamo fatti e per ricordare loro di non ingrassare. Li sento sempre per messaggio, non riesco a farne proprio a meno”.

Oggi whatsapp è diventato il social che azzera le distanze. Non solo per i ragazzi. Antonio Mangialardo lo usa spesso anche per mettere in comunicazione i propri pazienti con i familiari, che altrimenti si sentirebbero davvero abbandonati senza percepire l’affetto dei propri cari. Lo fa con pazienza e dedizione direttamente dal reparto di medicina di urgenza, dove l’allenatore barese gioca una partita ancora più difficile: quella contro il coronavirus, un nemico invisibile che Mangialardo incrocia ormai ogni giorno. “Questa – ammette – è certamente la sfida più difficile della stagione. Vado a lavorare come se mi recassi in trincea. Quella contro il Covid-19 è una guerra, dove i malati vengono isolati in terapia intensiva e noi dobbiamo lottare bardati. Ci parliamo con gli occhi, l’unica parte del corpo che resta scoperta. In questo periodo ho visto gente guarire ma anche morire da sola, non è facile. L’emotività è alta, l’adrenalina a mille: non possiamo mai abbassare la guardia perché rischieremmo di essere contagiati anche noi. Il coronavirus lo stiamo conoscendo adesso, è un’infezione che evolve rapidamente intaccando le vie respiratorie basse con conseguenze talvolta letali. Ma lo sport mi ha insegnato che nessun avversario è davvero invincibile, e questa partita la vinceremo noi”

Alessandro Schirone

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