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Le grandi vittorie di Maria

Maria Lucarelli, colpita da un tumore nel 2009, ha vinto la sua battaglia. E ora che è tornata a vincere anche sui campi di futsal, a 47 anni non ha alcuna intenzione di smettere.

“Sono nata nel lontano 1971, ho 47 anni, ma in realtà mi piace dire che ne ho 38 + 9”. La storia di Maria Lucarelli, giocatrice di calcio a 5, inizia così. Nel 2009 ha scoperto di avere un tumore aggressivo allo stomaco che ha messo a serio repentaglio la sua vita. Se l’è vista brutta Maria, ma ha vinto la sua battaglia con l’avversario più difficile che le potesse capitare: “È come se fossi risorta”. Ha scoperto di avere il cancro grazie allo sport. Ne pratica diversi: oltre al calcio a 5, anche pattinaggio, trekking, atletica e ciclismo. Ed è giocando a pallone che ha capito che qualcosa non andava: “La malattia era asintomatica – racconta – tant’è che non avevo nessun dolore di stomaco e mangiavo di tutto. Sotto sforzo, però, accusavo dei dolori che si sono poi rivelati quello che nessuno vorrebbe mai sentirsi dire. All’inizio vedi tutto nero, quando realizzi di avere il male ti cade il mondo addosso. Poi però rifletti, stringi i denti e trovi la forza di reagire a questo dramma”.
Prima della rinascita, Maria aveva vinto tutto quello che c’era da vincere. I suoi primi calci a un pallone li ha dati grazie a suo fratello, che la faceva giocare assieme ai suoi amici per le strade di Sora, in provincia di Frosinone. Maria è tifosissima del Milan, si muove in cabina di regia proprio come Rijkaard, il suo idolo di infanzia. Verso la fine degli anni ’90 il passaggio al calcio a 5, uno sport allora giovanissimo, soprattutto a livello femminile. I campi erano ancora in sintetico e non esisteva un campionato nazionale (istituito nel 2012), salvo le fase finali. Si laurea due volte campione d’Italia con Lazio e Torrino, poi torna a casa, nella sua Sora. Ed è lì che, a marzo 2009, scopre di avere un cancro. Il 21 aprile l’operazione, poi una lotta continua tra ospedali e chiemioterapie. Quattro per l’esattezza: “Mi hanno messo ko ma alla fine sono risorta”. La rinascita, quella sportiva, è datata 19 dicembre, otto mesi dopo l’operazione. “Perdemmo contro la Lazio e giocai dieci minuti appena, ero talmente magra che le gambe non mi reggevano. Ero pelle e ossa, non avevo nulla, ma l’emozione che provai non me la toglierà nessuno”. Poi, a fine gara, la grande festa: “Mentre io e le mie compagne giocavamo, la dirigenza era al lavoro per preparare un banchetto e festeggiare il mio rientro. Non mi ero accorta di nulla, non smetterò mai di ringraziarli per quello che hanno fatto per me”.

Una nuova Maria
Da quel momento, Lucarelli è tornata al 100% nel giro di pochi mesi, anche grazie al lavoro di suo fratello che è preparatore atletico. “Eppure – precisa – da quando ho avuto la malattia è cambiato tutto in maniera radicale. Faccio piccoli pasti e spesso, ma non sempre riesco ad alimentarmi, a volte ho fame ma è difficile mangiare”. Non ha perso la voglia di lottare né di fare sport. E per capire il valore umano di questa giocatrice basta farsi un giro su Facebook, dove c’è un gruppo chiamato “Di Maria Lucarelli ce n’è una, tutte le altre le allacciano gli scarpini”. Già, unica perché a 47 anni è stata capace di vincere la Coppa Italia di Serie A2 con tanto di nomina come miglior giocatrice della Final Eight.

La vittoria
È l’8 marzo, la festa di tutte le donne. Che la Divisione Calcio a cinque decide di celebrare con un evento mai visto prima: la settimana del futsal in rosa. Una settimana interamente dedicata a loro, l’altra metà del calcio. Maria non ha mai avuto l’onore di indossare la maglia azzurra della Nazionale (istituita nel 2015), ma per lei questa Coppa Italia di Serie A2 è come una finale del Mondiale, un’altra battaglia non tanto contro le avversarie, ma contro sé stessa. Gioca nella squadra del quartiere romano Balduina (la stessa di Carolina Orsi, figlia di Nando). In finale ci sono le padrone di casa del Bisceglie. Maria, come in tutta la Final Eight, non esce mai dal campo, fino a quando, a tre minuti dalla fine, è costretta ad alzare bandiera bianca per un infortunio. “Lì ho temuto di perdere – racconta -, ero sdraiata a terra con le mani sul volto e imploravo il mio angelo di aiutarmi affinché il mio sogno non svanisse. Poi, al fischio finale, ho pianto dalla gioia”.
Una vittoria che ha significato molto più di un titolo sportivo: “Ero convinta di vincere. Durante il viaggio da Roma a Bisceglie ho riflettuto tanto e rivisto le foto di tutto quello che ho passato, ed ero consapevole e certa che nessuno mi avrebbe potuto togliere questa gioia”. A fine partita, la soddisfazione è doppia. Il premio come miglior calciatrice rappresenta tutta la mia vita, fatta di impegni, sacrifici, vittorie, sconfitte, lacrime e gioie. È la più bella ricompensa che la mia vita sportiva potesse regalarmi. Lo dedico alla mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto, a tutti coloro che mi vogliono bene e che mi hanno sempre dimostrato affetto, e a colui che ritengo l’unico vero artefice di questo mio personale trionfo: l’allenatore Alessandro Nuccorini, persona onesta, carismatica, sicura di sé, un fuoriclasse nella sua disciplina”.

Il futuro
Lucarelli ancora si diverte come una bambina. Tra poche settimane inizierà la sua 31esima stagione da calciatrice: ancora non sa con quale squadra, ciò che è certo è che continuerà a giocare. “Finché faccio la mia umile e modesta figura, perché smettere? Nella mia sfortuna mi ritengo fortunata, aver combattuto e vinto la mia malattia mi ha dato la forza di essere quello che sono oggi. Ho scoperto di possedere una volontà che non pensavo di avere, tutto quel dolore è la mia forza. Non sai mai quanto sei forte fino a quando essere forte è l’unica scelta che hai. Questa frase racchiude tutta la mia vita. Ora mi piacerebbe raggiungere il grande Andrea Rubei, che ha giocato fino a 51 anni”. Di tempo ce n’è. In fondo, dalla sua rinascita, sono passati solo nove anni.

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