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Aspetti psicologici nel futsal

Negli ultimi anni la mia equipe di psicologi dello sport si è interessata al movimento del Calcio a 5: supervisore di questi studi è il collega Emiliano Bernardi, psicologo Divisione Calcio a 5 e membro dello staff sanitario del Futsal Camp.

Il Futsal Camp è il progetto riservato alle categorie Under 15 e Under 17 di ragazzi selezionati dai tecnici federali della Divisione Calcio a cinque e del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC, nato dall’unione del progetto “Calcio+” del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC e del progetto “Io Calcio a 5”, volti alla promozione dell’attività giovanile di calcio a 11 femminile e di Futsal. La durata del raduno è di circa 6 giorni e si svolgono, ad oggi, 3 Futsal Camp all’anno. Durante il raduno vengono svolti allenamenti specifici e i ragazzi sono sottoposti a test medici ed atletici. Inoltre si svolgono incontri sul tema dell’alimentazione sana, oltre a eventi legati al fair play e alla cultura sportiva.

All’interno di questo progetto è stata inserita per la prima volta la figura dello psicologo dello sport nello staff sanitario: il raduno prevede infatti due incontri con quest’ultimo per ciascuna selezione composta da circa 18 atleti l’una. L’obiettivo principale del Futsal Camp è formare a “360 gradi” giovani atleti che possano un giorno rappresentare il Futsal italiano dal punto di vista tecnico, tattico, atletico, psicologico, alimentare, comportamentale, e arrivare il più possibile preparati al salto di categoria in Under 21 per poi giocarsi l’opportunità di essere scelti dalla Nazionale maggiore. All’interno di uno stage come il Futsal Camp sono presenti elementi di difficoltà molto simili a quelle riscontrabili in un corso intensivo o un ritiro, con regole chiare di comportamento sia dentro che fuori dal campo.

Gli atleti hanno un programma molto fitto di attività che si susseguono durante la giornata, queste attività hanno bisogno di essere ben bilanciate ed è fondamentale confrontarsi precedentemente con tutto lo staff affinché non vi siano carichi eccessivi sia a livello fisico che psichico.
Per quanto riguarda in particolare il ruolo dello psicologo e del suo staff, partendo dal presupposto che gli atleti sono molto giovani e non hanno alcuna esperienza di “allenamento psicologico” gli interventi sono stati strutturati come una vera e propria introduzione alla psicologia dello sport. La reazione dei ragazzi è spesso inizialmente di timore e curiosità, ma con il susseguirsi degli incontri è cresciuta la consapevolezza della percezione dell’utilità di questo tipo di allenamento.

LE MENTAL SKILLS
Partendo dalla positiva esperienza del Futsal Camp, la mia equipe CPS (Consulenze Psicologia Sport) ha potuto riassumere le principali abilità psicologiche “mental skills” del Futsal, come segue:

ATTENZIONE
VELOCITÀ DI PENSIERO
INTENSITÀ DEL RITMO

Una variabile decisiva nella differenziazione di questo sport dal calcio a 11 è sicuramente il tempo: il cronometro effettivo, l’uso del Time Out. Questo comporta conseguentemente un approccio mentale più diretto in ogni atleta rispetto agli stimoli che si trova davanti nel corso di una partita. Durante una partita i giocatori si alternano ogni 3/4 minuti – questo modo di giocare richiede ai giocatori di essere immediatamente proattivi al meglio al loro ingresso in campo e ad esprimersi in un arco di tempo molto breve. Questa significa che il livello di attenzione e concentrazione richiesto è molto alto, maggiormente rispetto al calcio a 11.

Lo stile attentivo è composto da due dimensioni:
ampiezza (che può essere ampia o ristretta)
direzione (può essere rivolta verso l’ambiente – direzione esterna, o verso di sé – direzione interna).

Combinando insieme questi quattro fattori si ottengono differenti stili attentivi, che permettono di soddisfare le esigenze poste dalla disciplina del calcio a 5 nelle varie situazioni:

Il focus ESTERNO – AMPIO:
È rivolto alla massima raccolta delle informazioni derivanti dall’ambiente circostante, ad esempio ai movimenti degli avversari in corsa. Non bisogna allargare troppo il focus attentivo, ma ci si deve limitare agli stimoli necessari da cogliere in gara, altrimenti si rischia di incorrere in errori di distrazione dovuti alla confusione provocata dalla presenza di troppi stimoli da considerare. Questi stimoli distruttori possono essere: l’allenatore, gli spettatori, gli arbitri, avversari in posizioni non influenti rispetto alla propria azione.
Il focus ESTERNO – RISTRETTO:
L’attenzione è rivolta a tutte le attività che richiedono un elevato livello di concentrazione ai movimenti fini, ad esempio nel cambio di ritmo e conseguentemente nel cambio di gioco.
Il focus INTERNO – AMPIO:
L’attenzione è rivolta alla pianificazione del comportamento strategico, agli obiettivi di gara, ad esempio vincere con uno scarto di 5 goal per rimanere più tranquilli possibili nel momento di calo della squadra. Questa fase in genere viene attuata prima o all’inizio della partita, comunque in un momento di relativa “calma” agonistica.
Il focus INTERNO – RISTRETTO:
La concentrazione è posta esclusivamente sul movimento e sulla velocità, ad esempio durante i minuti finali di una partita. Negli ultimi 2 minuti si possono fare più goal e ribaltare il risultato – l’intensità di gioco è necessaria sino al fischio finale dell’arbitro, nessuna delle due squadre può essere mai certa della vittoria prima della fine, a meno che il punteggio a favore di una squadra non sia di molte reti di scarto. Questo stile è indicato anche nei momenti difficili della competizione, ad esempio quando si viene sopraffatti da pensieri negativi e la resistenza (sia fisica che mentale) comincia a venir meno. È di facile comprensione quanto sia importante per il corridore sviluppare questa abilità nelle fasi di gara in cui la probabilità di preoccuparsi in modo eccessivo senza trovare soluzioni aumenta considerevolmente.
Dunque in questo sport nello specifico, strettamente condizionato dal fattore tempo (cronometro effettivo), risulta fondamentale avere un buon livello di intensità del ritmo, ovvero:
INTENSITÀ  EMOTIVA
(si gioca fino all’ultimo secondo)
INTENSITÀ MOTIVAZIONALE
(cambi ogni 3/4 minuti)
A questo importante fattore, si aggiunge quello della velocità di pensiero, ovvero essere nel “qui e ora”nel minor tempo possibile in momenti topici della gara in cui ogni atleta ha bisogno di possedere:
TEMPI DI DECISIONE
TEMPI DI REAZIONE (si veda approfondimento “L’importanza del tempo”)
I tempi di reazione e decisionali devono essere molto veloci e un alto livello del ritmo determina processi mentali molto simili a quelli del basket e della pallanuoto, inoltre il contatto fisico può essere causa di reazioni incontrollate, questo perché ogni giocatore, a differenza del calcio a 11, deve sia difendere che attaccare nello stesso momento.                                               

Approfondimenti > L’importanza del tempo

TEMPI DI REAZIONE:
“TR”, ovvero tempi di reazione, indica la velocità nel prendere una decisione. Rappresenta quindi l’intervallo tra la presentazione di uno stimolo e l’inizio della risposta ad esso. In un tipico esperimento per saggiare il tempo di reazione, al soggetto si propone uno stimolo, ad esempio una luce che si accende o un suono sibilante, ed egli deve premere un pulsante il più velocemente possibile in risposta allo stimolo. Il tempo di trascorso tra la comparsa dello stimolo e la pressione del pulsante da parte del dito del soggetto rappresenta il tempo di reazione.

TEMPI DI DECISIONE:
I tempi di decisione rappresentano il tempo impiegato dal cervello per riconoscere la presenza di uno stimolo, selezionare la risposta da mettere in atto e ordinare ai muscoli di muoversi adeguatamente: quindi più è complessa la decisione da prendere, più lungo è il tempo di decisione

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