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Attività dilettantistica: dal giuoco alla giurisdizione

È tanto forte la tentazione da non potersi esimere dall’assimilare l’ambito normativo, in cui operano le Società ed Associazioni Sportive Dilettantistiche, ad un campo di calcio, il cui terreno deve possedere particolari caratteristiche che consentano il regolare svolgimento dell’attività sportiva che su di esso si intende esercitare.

Considerando che il manto erboso rappresenta la superficie del terreno, alla stessa stregua si potrebbe ritenere la complessa normativa che disciplina lo svolgimento dell’attività sportivo-dilettantistica, valutandosi che a determinare un terreno adatto allo scopo ne è la sua sottostante interna struttura morfologica che nella assimilazione di specie è costituita dalle disposizioni del diritto sportivo oltre a quelle della giurisdizione ordinaria.

Così come la superficie di un terreno rivela la validità del materiale sottostante, anche la legislazione diretta a regolamentare l’attività sportiva deve essere in grado di offrire ai suoi partecipanti norme adatte allo svolgimento di attività ludico-sportive.

È pur vero che non sempre il terreno di giuoco è perfetto, presentando, a volte visibilmente ed altre volte occultando, zone in cui il manto erboso è difettoso o insistono insidiosi avvallamenti che rendono il giuoco più difficile, così come allo stesso modo norme legislative non chiare possono sviluppare confusioni e, a volte, favorire comportamenti intriganti.

A dipanare tali complicate questioni dovrebbe provvedervi, oltre a quello sportivo, il giudice ordinario e, per le problematiche fiscali, il giudice tributario.

Perciò, in questa sede si ritiene utile riportare l’orientamento giurisprudenziale su alcune tematiche che frequentemente incidono sullo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche.

LE RESPONSABILITÀ DEL RAPPRESENTANTE LEGALE DI ASSOCIAZIONE NON RICONOSCIUTA

Responsabilità del legale rappresentante

In merito alla responsabilità del legale rappresentante si ritiene opportuno richiamare la Commissione Tributaria di Vicenza, che con la sentenza  2014/788 pone l’accento su tre importanti passaggi:

– Primo: il richiamo alla sentenza della Corte di Cassazione del 10 settembre 2009, n. 19486. Con tale pronuncia il Collegio, nel motivare le ragioni di accoglimento del ricorso proposto dal contribuente, censurava duramente l’atteggiamento assunto dalla Commissione Tributaria Regionale del Veneto per non aver rispettato il principio, già più volte affermato dalla stessa Corte, circa la necessità di collegare la responsabilità personale e solidale di colui che agisce in nome e per conto dell’Associazione non riconosciuta, non al semplice nomen iuris, cioè a dire alla mera titolarità della rappresentanza, ma all’attività negoziale concretamente svolta per conto dell’Associazione.

– Secondo: l’impossibilità di parlare di successione nel debito da parte del nuovo legale rappresentante della Società, per il solo fatto dell’avvicendamento nelle cariche sociali dell’Associazione, orientamento questo già consolidato (vedi sentenze Cassazione 4266/1992 e 455/2005);

– Terzo: fermo restando quanto stabilito ai precedenti punti 1) e 2),  relativamente all’erroneo comportamento assunto dall’Ufficio nel momento in cui, pur non avendo emesso l’avviso di accertamento nei confronti di un soggetto, in quanto non più Presidente dell’Associazione, invoca comunque  l’esistenza della responsabilità solidale di questi per i debiti della stessa, anche se sulla base di un atto di definizione derivante dall’adesione al processo verbale di contestazione fatta da altri e, quindi, frutto di un accertamento al quale il soggetto è rimasto del tutto estraneo. La CTP di Vicenza, infatti, si è così espressa: “…La mancanza dell’atto presupposto (avviso di accertamento), atto che nell’ambito di un procedimento amministrativo si pone come antecedente logico e funzionale (oltreché, in linea di massima, temporale) rispetto ad un provvedimento finale produttivo di effetti giuridici, rende la cartella impugnata illegittima”.

Responsabilità di dirigenti/atleti/ persone che abbiano agito in nome e per conto dell’Associazione 

Ai sensi e per gli effetti del secondo comma dell’art. 38 del codice civile le persone che agiscono in nome e per conto di un’Associazione rispondono personalmente e solidamente delle obbligazioni di questa. Ciò significa che il creditore dell’Associazione può scegliere se esercitare la propria azione nei confronti del debitore principale (Associazione) ovvero del fidejusssore dirigente,  atleta e/o associati in genere. Ciò che rileva però, è che venga concretamente svolta un’attività negoziale ed i terzi facciano affidamento sulla solvibilità e sul patrimonio dell’associato. 

In tal senso  Cassazione Civile, sezione V 2013/20485, oltre alle sentenze numero 1991/13946 e 1998/714, queste ultime richiamate dalla citata sentenza  della Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza.

L’impostazione vale ovviamente anche per i debiti tributari: l’Amministrazione Finanziaria deve tener conto di chi sottoscrive gli atti, le dichiarazioni ovvero i modelli inviati all’Agenzia delle Entrate e non della  semplice qualifica di associato, o di componente del Consiglio direttivo. In tal senso CTP Reggio Emilia 2013/191.

Responsabilità per infortuni 

Com’è noto, la gestione di impianti sportivi comporta l’assunzione di responsabilità, non solo amministrative, in capo al gestore, particolarmente in caso di infortunio degli utilizzatori delle strutture.

Purtroppo di tali eventi negativi si è dovuta più volte occupare la magistratura, della quale riteniamo utile ricordare la sentenza del Tribunale di Bari (2014/1398) che, richiamando la Corte di Cassazione (2005/27396), ha riconosciuto la responsabilità dell’Amministratore di un Centro Polisportivo  per danni subiti da una utilizzatrice degli impianti, in quanto titolare nei confronti degli utenti, di una posizione di garanzia ex art. 40 codice penale.

Responsabilità amministrative

Sottostanno alla disciplina del D.Lgs. 231/2001 in materia di responsabilità amministrative anche gli Enti operanti nel Terzo Settore. è quanto ha stabilito il Gip di Milano, irrogando una sanzione pecuniaria ad un’organizzazione di volontariato per i reati commessi dai propri rappresentanti legali, in quanto non era adeguatamente organizzata al fine di evitare la commissione di reati da parte dei propri dipendenti (Tribunale di Milano 2011/820).

LA SPONSORIZZAZIONE

Oneri di sponsorizzazione

Delle tematiche inerenti al contratto di sponsor ci siamo occupati più volte su queste colonne e, dunque, riportiamo qui di seguito i diversi interventi dei giudici ordinari e dei giudici tributari.

Ricordiamo che la deducibilità dei costi inerenti alla sponsorizzazione poggia sui seguenti principi generali:

• Inerenza della spesa all’attività della società sponsorizzatrice;

• Insindacabilità del giudizio dell’imprenditore;

Presunzione assoluta del costo, quali spese di pubblicità, nei limiti di Euro 200.000,00 (duecentomila/00).

Relativamente al primo punto, la Cassazione ha qualificato il principio di inerenza quale nozione di “origine economica” che si traduce in un’idea futura e solamente teorica di reddito, in quanto la società sponsorizzatrice non può avere la certezza che i risultati siano quelli sperati (Cassazione 2012/6548; CTP Milano, Sezione XLVII 2015/3819; CTR Milano, Sezione Brescia 2015/3421; CTP Milano 2013/114).

Con riferimento all’insindacabilità del giudizio dell’imprenditore, se fino a qualche tempo addietro i giudici ammettevano che la presunzione di inerenza venisse meno laddove fosse stata provata l’antieconomicità dell’erogazione da parte della società sponsorizzatrice (CTP Mantova 2013/170), oggi l’orientamento tendenziale riconosce che il comportamento della Società sponsorizzatrice non possa ritenersi tout court antieconomico, in quanto la scelta di sottoscrivere un contratto di sponsorizzazione è inevitabilmente antecedente al verificarsi egli effettivi risultati. Da qui non può essere sindacabile l’autonomo giudizio dell’imprenditore, in quanto frutto di una sua valutazione economica aziendale (CTP Mantova 2013/114; CTP Milano, Sezione XLVII 2015/3819 e CTR Milano, sezione Brescia 2015/3421).

Per quanto attiene, invece, al terzo punto, posto che la Cassazione (2012/6548) ha configurato i costi sostenuti per la sponsorizzazione come costi di pubblicità, deve essere fatto riferimento al contenuto del comma 8, art. 90, L. 289/2002 che così recita: “Il corrispettivo in denaro o in natura in  favore  di  società, associazioni sportive dilettantistiche  e  fondazioni  costituite  da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono  attività  nei  settori  giovanili  riconosciuta  dalle Federazioni sportive nazionali  o  da  enti  di  promozione  sportiva costituisce, per il soggetto  erogante,  fino  ad  un  importo  annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di  pubblicità, volta alla promozione  dell’immagine  o  dei  prodotti  del  soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario, ai  sensi dell’articolo 74, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre  1986, n. 917.”

Pertanto, in merito a tali costi, opera una presunzione legale assoluta per cui eventuali sindacabilità sull’importo erogato, se del caso, possono farsi valere solo per importi erogati superiori ad Euro 200.000,00 (CTP Pisa 2014/423; CTP Mantova 2013/114; CTP Mantova 2013/170).

In senso contrario a quanto fin qui affermato, si segnalano le seguenti pronunce di alcune Commissioni Tributarie Provinciali.

Così è che la CTP di Firenze (2014/1269) ritiene indeducibili i costi di sponsorizzazione quando i clienti della società sponsorizzatrice sono rappresentati da un numero limitato di aziende, quando la pubblicità è rivolta ad un pubblico numericamente limitato e qualora si tratti di un evento sportivo a carattere locale.

In tal senso si è pronunciata anche la CTP di Ravenna (2014/19) rilevando, tra l’altro, che il logo aziendale sponsorizzato era confuso con altri messaggi pubblicitari, rendendo di fatto inefficace la comunicazione al pubblico.

Conformemente la CTP di Reggio Emila (2012/116) quando venga considerata l’incapacità da parte dell’Associazione Sportiva sponsorizzata a promuovere adeguatamente l’impresa sponsor, otre a ritornare sul principio dell’inerenza, quando afferma che essa deve essere accertata non solo con riferimento al reddito, ma anche all’attività esercitata dall’impresa sponsorizzatrice.

Risarcimento danni allo sponsor

Collegato con quanto illustrato circa l’insindacabilità del giudizio dell’imprenditore e la conseguente impossibilità di giudicare su una valutazione a priori di effetti posteriori, trovano allocazione le problematiche legate all’eventuale domanda di risarcimento danni da parte dell’impresa sponsorizzatrice per effetto del mancato raggiungimento di obiettivi da parte dell’Associazione Sportiva Dilettantistica sponsorizzata.

Sul tema è intervenuta la Corte di Cassazione riconoscendo la mancanza di un nesso di causalità tra i risultati ottenuti dall’Associazione Sportiva ed i risultati conseguiti dalla Società Sponsorizzatrice, sia in termini economici che di immagine.

Focus Su > REQUISITI PER IL GODIMENTO DI AGEVOLAZIONI FISCALI

Solo nella precedente edizione del mese di novembre ci siamo intrattenuti sul comportamento che le Associazioni Sportive devono assumere per beneficiare delle agevolazioni fiscali. 

In questa sede ci limitiamo a riportare la più recente giurisprudenza:

Cassazione 2015/16726- requisiti;

CTP Milano 2015/873 – iscrizione al CONI;

CTR  Lombardia 2015/3257 – prova dell’assenza del fine di lucro;

CTP Bergamo 2014/552 – partecipazione alla vita associativa;

CTR Lombardia 2014/3575 – iscrizione al CONI;

CTP Alessandria 2014/181 – disconoscimento regime agevolato;

CTP Cremona 2014/65 – accertamento associazione estinta;

CTP Treviso 2014/151 – iscrizione al CONI;

CTP Firenze 2014/107 – rendiconto;

Cassazione 2013/24898 – accertamento induttivo;

CTP Treviso 2013/109 – regime L. 398/1191;

Cassazione 2012/9688 – benefici ONLUS;

CTP Macerata 2011/247 – disconoscimento agevolazioni fiscali;

CTP Pisa 2011/8 – vita associativa.

 

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