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Calciosociale; lo sport si fa resistenza

Un impianto sportivo al posto dell'arsenale di un boss della malavita, lotta alla criminalità, al degrado, alla violenza. Ecco la storia di Calciosociale e del suo "Campo dei Miracoli"Un impianto sportivo al posto dell'arsenale di un boss della malavita, lotta alla criminalità, al degrado, alla violenza. Ecco la storia di Calciosociale e del suo "Campo dei Miracoli"

Il Serpentone di Corviale per alcuni ricorderà un film, una commedia amara con Paola Cortellesi nei panni di un’architetta. Nella realtà è l’eredità di un progetto monstre, 6 lotti e 1.260 appartamenti per un chilometro di cemento, degli anni Settanta, con il fallimento della ditta che aveva iniziato a costruirlo e con l’occupazione da parte di 700 famiglie del quarto piano, quello destinato a uffici postali, amministrativi, banche e asili; era il dicembre del 1982 e da allora le cose sono precipitate. Oggi è uno dei tanti quartieri delle periferie italiane dove la criminalità detta legge e non lo diciamo noi, non è il nostro lavoro, ma l’ha scritto Federica Angeli su Repubblica: “La malavita qui garantisce più dello Stato, è questa la triste verità – dice un settantenne con le lacrime agli occhi –. Il quarto piano non è che la foglia di fico perché qui l’80% delle case è gestito abusivamente dall’antistato. Chi cerca di far rispettare le regole viene preso di mira, isolato, minacciato e si arriva a veri e propri atti intimidatori”.

La speranza passa dal calcio

Ma cosa c’entra il calcio con tutto questo? Be’, più volte, raccontando storie simili in giro per il mondo, ci siamo imbattuti in situazioni analoghe e abbiamo capito quanto possa essere aggregante questo sport e capace di fare rivoluzioni lì dove nessun politico si è mai azzardato a mettere piede. L’ha scritto bene Federica Angeli: “Unica speranza per chi non ne vuole sapere di abbassare la testa è il “Campo dei Miracoli”, un impianto sportivo per bambini e ragazzi, creato da un progetto di recupero sociale attraverso lo sport di Massimo Vallati e che da nove anni resiste ad angherie di ogni sorta. Il complesso è proprio di fronte il Serpentone e sorge su quello che un tempo era il terzo domicilio di un affiliato della Banda della Magliana, Giuseppe D’Alessandri. Al posto dell’arsenale del boss ora ci sono campi di calcio, di pattinaggio e aree relax. Ma chi pratica la legalità e la raccomanda paga pegno e arrivano le fiamme. Come accaduto nel 2015″.

Totti insieme ai ragazzi

Una lotta quotidiana

Calciosociale nasce nel 2005 come società sportiva dilettantistica Onlus e da oltre dieci anni opera in contesti giovanili ad alto rischio di devianza. Nel 2009 nasce il “Campo dei Miracoli – Valentina Venanzi” nel quartiere di Corviale e nel 2012 ha raccontato la sua esperienza al Parlamento Europeo. Oggi le attività di Calciosociale sono presenti, oltre a Roma, in Toscana, Montevarchi ed Empoli, a Napoli, Scampia, in Sardegna, Quartu S. Elena, e in Abruzzo, Carsoli. Il focus di questo progetto è quello di utilizzare il calcio come metafora della vita, fors’anche come scuola, attraverso il quale promuovere valori come il rispetto della diversità, l’accoglienza verso l’altro (straniero, disabile, disagiato, ecc.), una sana crescita della persona e un sano rapporto di questa con la società. A Corviale ci sono le difficoltà economiche, il vivere ai margini della legalità, il degrado strutturale per la mancanza di progetti di riqualificazione (e “Corviale 2020” pare non sia mai decollato), la dispersione scolastica, la disoccupazione e l’esposizione a esempi di vita negativi. Problemi che Calciosociale affronta tutti i giorni e per questa attività ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, che di per sé non risolvono la situazione ma aiutano ad accendere i riflettori su questo quartiere e a mettere in luce le buone pratiche che sul territorio possono essere messe in atto. Lo stesso centro sportivo, il “Campo dei Miracoli”, è stato costruito secondo le migliori soluzioni di bioarchitettura ed è stato riconosciuto come primo esperimento di architettura sociale in una periferia romana.

Per quanto riguarda il calcio è stata creata una vera e propria accademia “L’accademia di Calciosociale” che punta su tre cardini della preparazione: atletica, tecnica e pedagogica. Le regole potrebbero sembrare naïf ma se vi fermate un attimo a riflettere ne comprenderete l’importanza e la profondità: arbitrano i capitani delle due squadre (responsabilità), un giocatore non può segnare più di tre gol a partita (rispetto e condivisione), le squadre sono miste (accoglienza). Perché come si legge nel sito: “Il Calciosociale non è solo un modello di gioco, ma diventa uno stile di vita improntato ai valori dell’accoglienza, della giustizia e dell’amore per se stessi e per l’altro, che viene visto come un ‘dono'”». Al “Campo dei Miracoli” si può praticare pattinaggio artistico e a rotelle e funziona anche da centro estivo, con la possibilità di scambi con gli altri sparsi per l’Italia. A tutto questo si unisce quello che viene chiamato Triangolare della Spiritualità con incontri nei quali si discute di religione, valori e umanità. Incontri aperti alla comunità, ai fedeli, ai curiosi e a chiunque voglia condividere e partecipare. Un progetto rivoluzionario in un territorio di confine come può esserlo la periferia romana, quella periferia spesso decantata ma mai praticata da certa politica. Dove Calciosociale lotta ogni giorno per la sua esistenza: la legalità contro l’illegalità, l’inclusione contro l’esclusione, la speranza contro la sopraffazione.

Il nuovo centro sportivo sociale del Corviale 3 ottobre 2014 a Roma

Una radio che non dorme mai

Per resistere e per occupare il territorio cercando di difendersi da aggressioni e intimidazioni è stata creata anche “Radio Impegno”, la radio che non dorme mai, di fatto un presidio per evitare che il centro sportivo possa essere compromesso da atti vandalici come accaduto in passato. Uno spazio, da mezzanotte alle sette del mattino, per parlare di Corviale e di Roma, delle sue fragilità e delle sue possibilità. Ecco, Calciosociale è la seconda, l’idea che il calcio, lo sport, la condivisione, l’occupazione legale e trasparente del territorio, attraverso valori che a molti oggi appaiono desueti, possa essere un’occasione per chi non ne ha mai avuta una. «In campo come nella vita», lo diceva pure Nereo Rocco.

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