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Carlo Delfini: grazie, Maestro di vita

carlo-delfini-grazie-maestro-di-vita La passione, la professionalità, la dedizione e il sorriso di Carlo Delfini, allenatore delle giovanili della Lodigiani recentemente scomparso, nelle commosse parole di chi l’ha conosciuto.

Il calcio è fatto dagli uomini, e ci sono uomini che lasciano un segno indelebile nella storia e nel cuore di chi li ha incontrati. Ci sono uomini immortali, come le loro gesta. Uomini che non si dimenticano mai. E la U maiuscola non è usata a caso. Il mondo del calcio laziale ha perso Carlo Delfini, uomo con la U maiuscola in tutto e per tutto.

La sua scomparsa è come un pugno nello stomaco non solo per la Lodigiani Calcio ma forse per tutto il calcio italiano. Perché quando se ne vanno queste persone belle, genuine e sportivamente italiane fino al midollo, a piangere siamo un po’ tutti. E quel calcio “pane e salame” manca davvero a tutti quanti.

In oltre 40 anni di attività come tecnico delle giovanili, Carlo (basta il nome) ha scoperto e lanciato calciatori di importanza mondiale come Francesco Totti e Luca Toni, ma anche tanti altri che hanno militato per anni in tutte le serie del nostro calcio con ottimi risultati come Roberto Stellone, Antonio Candreva, Alessandro Sgrigna, Di Michele e Francesco Pratali, solo per dirne alcuni.

Ma lui non lo ricordava mai. Piuttosto preferiva mettersi la tuta e allenare i suoi ragazzi anche sotto la neve, senza pensare a quei grandi nomi che ancora riecheggiano nella storia della Lodigiani calcio. Quando si entrava nel centro sportivo della Lodigiani, le prime parole che si sentivano dire ogni volta erano: “il ragazzo è bravo, adesso ci pensa Carlo a farlo diventare un giocatore vero” e “la squadra è ancora un po’ acerba, ma tanto li allena Carlo e quindi saranno pronti subito”. La fiducia e la stima incondizionata, Carlo l’aveva guadagnata sul campo grazie al lavoro e al sacrificio. Il campo era la sua casa, la tuta era il suo vestito per le grandi occasioni, i suoi ragazzi erano tutta la sua vita.

Chiunque lo ricordi oggi, finisce per commuoversi dopo un solo minuto. Ma subito dopo si ritrova il sorriso ripensando alle sue gesta, al suo sguardo sempre attento al futuro e all’amore che dava ogni giorno a tutte le persone che incontrava.

Chi lo ha conosciuto bene, come Tonino Ceci, non può che aprire il libro della propria vita ripensando a Carlo Delfini: “La prima volta che ci incontrammo mi sembra fosse il 1976. Da quel giorno ci siamo visti quasi ogni giorno e per più volte al giorno. Carlo era un amico vero, ci vedevamo anche fuori dal campo con le nostre famiglie e per oltre 40 anni siamo stati sempre dalla stessa parte.

Persona straordinaria, vera, umana. Lui veniva al campo per allenare, il suo unico scopo era stare con i suoi ragazzi e allenarli per cercare di migliorarli sempre un pochino di più ogni giorno. Credo che Carlo faccia parte di quegli allenatori in via di estinzione, nati per allenare e pensare solo al campo.

La sua mano si vedeva in maniera concreta perché lui allenava il corpo e la mente e chiunque lo abbia incontrato sulla propria strada un piccolo miglioramento lo ha sempre avuto. Lui si svegliava la mattina con lo scopo di migliorare i propri giocatori. Non pensava al risultato e non pensava ad altri fronzoli che purtroppo al giorno d’oggi sono all’ordine del giorno e non hanno nulla a che fare con il calcio.

È stato il secondo allenatore di tutti i grandi tecnici passati alla Lodigiani. Era il secondo allenatore perfetto, quello che andava a parlare con i ragazzi, quello che mediava con la società, quello a cui i calciatori confidavano tutto. Tanto lui era sempre lì, al fianco della squadra. Ecco, se mi chiedete un’immagine di Carlo la mia risposta è il campo. Lui era sempre in campo, parlava solo di campo e quando indossava la sua tuta per scendere in campo era l’uomo più felice del mondo”.

carlo delfini insieme ai ragazzi delle giovanili

L’immortalità nel cuore di chi lo ricorda, Carlo Delfini l’ha conquistata con i suoi gesti silenziosi e anche con le sue geniali intuizioni: “Ricordo con piacere i ritiri estivi in Trentino. Una volta non era soddisfatto del servizio del ristorante e aveva paura che i ragazzi mangiassero male. Un giorno prese il grembiule e andò in cucina e si mise a cucinare per tutti quanti. Cucinò per 10 giorni insieme ai cuochi dell’albergo perché i suoi ragazzi dovevano mangiare bene e sano come voleva lui. Mi ritorna in mente anche quando, a proposito di miglioramenti, spostò Francesco Pratali al centro della difesa. Inizialmente anche a noi apparve un po’ azzardato ma poi, come accadeva sempre, aveva ragione lui. Pratali arrivò a giocare in Serie A da difensore centrale e capitano dell’Empoli”.

LA CARRIERA

Tonino Ceci, ex dirigente della Lodigiani calcio, ha conosciuto Carlo Delfini all’inizio della sua carriera e lo ha frequentato per oltre 40 anni. Ma c’è anche chi, negli ultimi tre anni, lo ha conosciuto e amato come un padre ogni giorno. Andrea Auguello, amministratore delegato dell’Atletico Lodigiani, lo ha voluto fortemente nel suo progetto sportivo perché lui era la Lodigiani fatta persona: “Carlo non c’è più ma è come se fosse ancora vicino a ognuno di noi. Persona fantastica, nata per insegnare calcio e per vivere di calcio. Lui parlava solo di calcio, ogni secondo, anche quando ci vedevamo prima degli allenamenti per giocare a carte e per ‘cercare’ di parlare di altro. Alla fine si finiva sempre a parlare di calcio, di tattica, di miglioramenti e dei sui ragazzi. Una persona così ti resta dentro, è come se le sue parole fossero incise su ogni muro del nostro centro sportivo. Anzi, penso che riecheggino nell’aria. Negli ultimi tre anni ci siamo visti ogni giorno. Carlo ha vinto tutto quello che poteva vincere a livello di titoli, ha cresciuto bravi calciatori di cui tre sono andati a giocare in squadre professionistiche. Ma la sua vera vittoria è stata quella di entrare nel cuore di tutti noi. Per i ragazzi era come un padre, per le famiglie era quella persona di fiducia a cui affidare i propri figli. Adesso che arriva primavera mi mancheranno le nostre partite a calciotennis. Carlo voleva sempre vincere e noi amavamo farlo vincere sempre anche quando non doveva. Ti viene naturale quando ami una persona, quando la stimi più di tutto. Carlo è in ognuno di noi perché ha lasciato un ricordo indelebile nell’anima di tutti”.

Ciao Carlo, grazie per essere stato uno dei nostri eroi. Uno capace di usare i suoi super poteri in una borgata romana tra campi di pozzolana e mille sogni da esaudire. e con il lavoro anche io sarò felice.

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