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Champions League: un sogno per pochi?

I top player della panchina sono rimasti a bocca asciutta. Forse, come “insegna” Zidane, per vincere il trofeo più ambito d'Europa è tempo di diminuire le proprie ambizioni in campionato

“L’anno prossimo il principale obiettivo sarà il campionato”. A fissare il bersaglio è stato Zinedine Zidane, l’uomo della Champions League, l’allenatore del Real Madrid, il club che ogni decade (ma anche lustro, dipende dal periodo) è costretto a chiamare un’impresa edile per far allargare la “stanza” dei trofei (la coppa più ambita, d’altronde, avendo le orecchie così grandi, necessità di spazio). Eppure, Zizou, richiamato alla Casa Blanca a peso d’oro dal presidentissimo Florentino Perez dopo le sfortunate esperienze con Lopetegui e Solari, non ha certamente parlato tanto per parlare o per distogliere l’attenzione da un finale di stagione che non è stato poi così diverso dall’inizio, e quindi altamente deludente considerato il club in questione. Non ha parlato tanto per parlare, Zizou: sa perfettamente che a Madrid una Liga negli ultimi cinque anni e due negli ultimi dieci rappresentano un magro bottino. In più, al netto di quella che sarà una campagna acquisti faraonica, c’è un dato con il quale cominciano a fare i conti un po’ tutti: la Champions la vince una squadra (e un allenatore) soltanto.

Quest’anno, in semifinale sono arrivati quattro tecnici senza la grande Coppa nel palmares: Ernesto Valverde (Barcellona) e Jurgen Klopp (Liverpool) da una parte, Erik ten Hag (Ajax) e Mauricio Pochettino (Tottenham) dall’altra. La naturale conseguenza è che i più blasonati (da Pep Guardiola a Josè Mourinho, da Carlo Ancelotti a Diego Simeone per finire allo stesso Zidane) sono rimasti a guardare.

E quanto è dura doversi arrendere ogni anno, a volte a fine percorso altre – come nell’ultimo caso – a tre tappe dalla fine, lo ha imparato sulla propria pelle Massimiliano Allegri, che è riuscito a conquistare cinque scudetti consecutivi (un record comunque da celebrare) ma che non è riuscito a farsi trovare puntuale all’appuntamento più importante. Un fallimento? La questione è tutta qui. I fallimenti sono decisamente altri, ma è naturale che l’arrivo alla Juve di Cristiano Ronaldo – comunque protagonista di una stagione eccellente – avesse alzato l’asticella, non solo all’ingresso della Continassa.

La naturale conseguenza, comunque, è che la prossima stagione saranno ancora più del solito – non va dimenticato Antonio Conte – gli allenatori che cercheranno di applicare su di sé nuovamente quell’etichetta di vincenti che qualcuno pensa di aver tolto loro. E siccome la Champions “incredibilmente” anche nel 2020 la vincerà soltanto uno, forse è il caso di rivalutare le rispettive competizioni interne. Zidane ha tracciato la linea, senza giri di parole. Per chi ha trionfato già tre volte, per giunta consecutivamente, probabilmente è un po’ più semplice, ma forse altri farebbero bene a seguirlo.

FOCUS SU > ALLENATORI

Battere i pronostici è roba per tanti. Stracciarli è roba per pochi. Sinisa Mihajlovic li ha stracciati. “Sono convinto, possiamo salvarci” aveva detto l’allenatore serbo il giorno della sua presentazione al Bologna il 29 gennaio. Sembrava un azzardo, ma pochi giorni dopo quel pronostico arrivò la vittoria sull’Inter all’esordio. Da lì in poi, il ruolino di marcia dei rossoblu è stato trionfale. Una posizione dopo l’altra, la salvezza è diventata un traguardo persino “agevole” da raggiungere. Con Miha che è più volte sembrato il meno sorpreso di tutti. E, adesso, la permanenza in Serie A potrebbe essere solo il primo passo di un percorso che potrebbe finalmente crescere, forse con Walter Sabatini come rinforzo in società.

Al pari del Bologna, protagonista di una gran finale di stagione è stata la Spal di Leonardo Semplici. Dopo aver portato la squadra dalla serie C alla A in soli due anni, l’allenatore fiorentino ha portato nel calcio dei grandi la bellezza di Ferrara e centrato una salvezza probabilmente insperata all’inizio: “I ragazzi sono migliorati, non hanno mai mollato anche quando siamo stati in difficoltà – le parole del protagonista principale del ‘miracolo’ ferrarese -. Sofferenza è diventata la prima parola del mio vocabolario. Siamo piccoli ma sani”. Una cavalcata lunga che sembrava dover finire dopo le sconfitte di febbraio, invece la fiducia riposta in Semplici e nei suoi ragazzi ha pagato. Forse più di quello che era pronosticabile. Ma, a volte, c’è chi i pronostici li straccia. 

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