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Da primo violino a direttore d’orchestra

La nuova vita calcistica di Alberto Gilardino parte dal Rezzato e dalla Serie D: il campione del mondo, 188 gol in Serie A, ha appeso gli scarpini accettando il doppio ruolo di allenatore in seconda e responsabile dell'area tecnica. L'ennesima sfida da vincere

“Allenare il Rezzato per me è come allenare il Real Madrid. Ci metto la stessa passione e lo stesso impegno perché è così che sono abituato a lavorare e vivere”. In queste poche parole c’è forse tutta la storia calcistica e oltre di Alberto Gilardino. Uno che da subito ha sempre creduto nel lavoro, lasciando casa a 14 anni per seguire il suo sogno più grande, lontano da tutto e soprattutto dalla sua famiglia. Sembra una storia come tante ma in Gilardino c’è sempre stata quella maturità e quella voglia di crescere non comune tra i suoi coetanei di allora. Il migliorarsi ogni giorno attraverso il lavoro e la passione per Gilardino è un mantra, una forma mentis da cui mai si separerà in futuro per tutta la sua carriera.
Capita così che, dopo 188 gol segnati in Serie A, tra un leggendario Campionato del mondo e una Champions League alzata al cielo di Atene, Gilardino decida di ripartire dalla Serie D per aprire di fatto un’altra vita sportiva piena di ostacoli ma anche di nuove avventure. Ma Gilardino non ha mai avuto paura degli ostacoli, anzi, ne ha tratto sempre beneficio e forza. Alle difficoltà, fa sempre seguito l’impegno. Alle avversità, si risponde sempre con il lavoro. Come quando, a soli 19 anni, rischiò la vita in un brutto incidente stradale che altro non fece che dargli ancora più coraggio poco prima del grande salto nel Parma dei Tanzi.
Lo stesso coraggio, Gilardino lo ha dimostrato qualche mese fa quando ha deciso di lasciare il calcio per cambiare la sua strada. Al Rezzato Calcio “Gila” è andato per recitare un ruolo da protagonista, così come ha sempre fatto nella sua carriera. Una doppia veste da allenatore in seconda e responsabile dell’area tecnica, i ruoli giusti per crescere a livello personale e per aiutare con la sua esperienza una società che vuole arrivare in alto in tempi brevi. “A Rezzato ho trovato un ambiente fantastico e professionale – sostiene Gilardino -. Sia il patron Di Loreto, il presidente Musso che il direttore generale Togni hanno un progetto molto serio e di grande e ampio sviluppo. Credo che sia il posto giusto per crescere e lavorare bene. Lo capisci da uno sguardo, lo capisci dalla voglia che vedi intorno a te di arrivare sempre più in alto, di crescere tutti insieme verso un unico obiettivo. Queste sono le sfide che ti stimolano, quelle che ti danno la voglia di rimetterti in gioco”.
Oltre ai progetti serve però anche il cuore. E questo Gilardino lo ha trovato nel primo allenatore Luca Prina, suo grande amico fin dai tempi di Biella e suo allenatore alla Biellese quando aveva 14 anni. Quasi un fratello, una parte fondamentale dell’uomo e del calciatore. Strano come la vita, a volte, ti faccia ricominciare un nuovo capitolo nello stesso modo in cui lo avevi iniziato la prima volta 22 anni fa: “Con Luca lavoriamo in piena sintonia – racconta Gilardino -, ci conosciamo da una vita e ci dividiamo il lavoro 50 e 50 curando ogni dettaglio. Io ascolto tanto e cerco di imparare da una persona che ha una carriera lunga alle spalle e che può insegnarmi tanto”. Anche questa volta, Gilardino prosegue a piccoli passi verso il successo, non bruciando le tappe e rimarcando la sua scelta di partire dal basso al contrario di tanti suoi illustri ex compagni di squadra o di Nazionale: “Credo che la carriera di un allenatore sia fatta di tanto ascolto, c’è da imparare giorno dopo giorno – sottolinea -. Io sono felice di essere partito dal Rezzato e dalla Serie D, realtà che si sposa alla perfezione con la mia voglia di imparare e di crescere. Lentamente non significa per forza piano. Vuol dire dare la giusta importanza a una fase della propria vita, capirne in pieno i cambiamenti e gli sviluppi che può darti come uomo e come professionista”.

La figurina Panini di Gilardino con la maglia del Genoa

DA SAN SIRO AI CAMPI DELLA PROVINCIA
Ma cosa succede quando un campione del mondo entra in un piccolo campo della provincia? I sentimenti dei bresciani sono esplosi alla vista di Alberto Gilardino, un campione sia dentro che fuori dal campo. Non basta infatti un titolo vinto a portarti nel cuore delle persone. Gilardino ci entra per la sua serietà e attitudine al lavoro, qualità che è subito sinonimo di successo anche tra i tanti giovani che il “Gila” incontra sulla sua strada: “La differenza tra un giovane di successo e tutti gli altri è data dal lavoro e dalla passione che ogni giorno ci mette in quello che fa. So che è difficile isolarsi da tutto quanto, specie al giorno d’oggi, ma l’unica strada che dico di precorrere ai ragazzi che alleno o che mi chiedono consigli è quella di lavorare ogni giorno di più. La strada è lunga e difficile ma è quella che porta al successo. Mai sentirsi arrivati. Mai sentirsi appagati”.
Molti ex calciatori di massima serie hanno trovato nel Campionato d’Italia quella dimensione “più casalinga e meno impegnativa” rispetto alla vita frenetica del passato da professionista. Questo però non ditelo mai ad Alberto Gilardino, uno che porta in sé scritto nell’anima il vecchio detto piemontese “solo il lavoro conferisce dignità a un piemontese”. “Io in Serie D lavoro più di prima, perché la strada intrapresa al Rezzato è lunga e difficile. La mia famiglia purtroppo è lontana, io sono qui a Rezzato da solo e penso al campo 24 ore su 24. Guardo le partite, miglioro le mie conoscenze sulla tattica, mi interfaccio con Luca ogni giorno per cercare nuove soluzioni di gioco e di allenamento. è una sfida bellissima che sono felice di giocare e che ho voluto fortemente. Il mio impegno è al 100% sul Rezzato, come era prima quando ero calciatore”.
E’ da queste parole che il Gilardino uomo può insegnare tanto a tutto il movimento della Serie D. Da questi “calciatori-uomini” in via di estinzione ogni giovane può apprendere le basi per migliorare il calcio e magari anche la sua stessa vita. Del resto le sue 514 presenze in Serie A sono un’enormità, numeri giganteschi che raccontano la storia di un attaccante che ha scritto un pezzo di storia del calcio italiano. Adesso, oltre ai numeri e alle vittorie, c’è un Gilardino tutto nuovo. Ditelo a Salvatore Bruno, Caridi, Coly o al “mago” Sodinha. Anche per chi calciatore professionista lo è stato in passato, la storia di Gilardino è di quelle da leggere e conservare gelosamente tra le pagine del cuore. Una storia forse antica rispetto all’epoca social in cui viviamo. Una storia che può insegnare tanto e può portare il Rezzato dove sogna.                                 

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