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Dal delta del Po al sogno scudetto

lazzari La bocciatura del Vicenza, la Serie D con il Delta Porto Tolle per rinascere e spiccare il volo verso la Lazio e la Nazionale: Lazzari è la dimostrazione che col duro lavoro tutto è possibile

Non tutti nascono con l’etichetta del predestinato. Il talento aiuta, ma va anche coltivato, creato, conservato e rinforzato. La storia di Manuel Lazzari non è quella del giovane fuoriclasse che si mette in mostra nelle giovanili di un grande club, brucia le tappe e sale in fretta verso la gloria. Per diventare un esterno apprezzato anche ai vertici della Serie A, fino a vestirsi d’azzurro e sognare un posto all’Europeo, il nativo di Valdagno ha conosciuto tutti i campi d’Italia: da quelli polverosi e spelacchiati ai manti erbosi impeccabili dei palcoscenici internazionali. Ed è una storia che parte da una bocciatura e dalla voglia feroce di rinascere.

Il giovanissimo Manuel si mette in mostra nella squadra del paese dove cresce, Trissino. Gli osservatori del Vicenza lo notano e lo portano a vestire il biancorosso a 13 anni. Lazzari è un esterno piccolo, minuto, che corre veloce ma rischia di essere spazzato via a ogni soffio di vento. Vince il campionato Allievi in biancorosso ma alle soglie della Primavera, non ancora diciassettenne, gli viene detto che non c’è più posto per lui con la maglia del Vicenza, tagliato per ragioni fisiche più che tecniche. Quattro anni presi e messi da parte, proprio quando la carriera di Manuel sembrava poter spiccare il volo.

Sono giorni difficili, c’è un bivio da prendere: provare a ripartire o lasciare da parte il sogno per fare una vita normale. Lazzari non molla, riceve la chiamata del Montecchio Maggiore, forte del sostegno dei suoi familiari. A 17 anni deve vedersela con i grandi, in una Serie D che non fa sconti: è calcio vero, combattuto, sudato, e a nessuno importa di quel titolo vinto con gli Allievi del Vicenza. Manuel riprende a fare quello che aveva sempre fatto: correre sulla fascia destra. Si ritaglia spazio, 29 presenze, dimostrando di valere almeno la Serie D. Può essere un inizio. La storia prosegue: estate 2011, arriva il Delta Porto Tolle.

IL TRAMPOLINO DI LANCIO
La società è ambiziosa, appena promossa in Serie D, ma non ha ancora in mente l’idea di puntare alla promozione. Il mister, Fabrizio Zuccarin, si alterna tra il lavoro di tutti i giorni e quello di allenatore: sa di avere un buon nucleo, la squadra deve però aggiungere qualche giovane. Alberto Briaschi ha il compito di segnalare elementi interessanti e propone Lazzari. Arriva al campo del Delta accompagnato dalla famiglia, reso ancora più timido da quella statura non da gigante che lo contraddistingue. A Zuccarin, che ha in testa il 4-4-2, basta qualche allenamento per capire che il diciottenne Lazzari può togliere il posto al padrone della fascia destra di centrocampo. Non resta impressionato a lungo termine, non pensa che quel materiale grezzo che gli è appena capitato tra le mani possa spiccare il volo per la Serie A, ma non ha dubbi sul fatto che sia un giocatore di buon livello. Per sua sfortuna, il Delta è inserito nel girone C, un gruppo di ferro. A dominare c’è il Venezia che vuole risalire dopo il fallimento, più altre squadre di buonissimo livello come Legnago, Montebelluna e Pordenone. Ma con Lazzari sulla fascia e una squadra organizzatissima, il Delta di mister Zuccarin chiude la regular season al secondo posto, alle spalle del Venezia schiacciasassi. Lazzari ci mette la corsa, Marangon il talento. I bassopolesani guadagnano il pass per i playoff, eliminano la Sacilese in semifinale ma si arrendono al Legnago nella finale, persa 2-1.

zuccarin

 

IL PASSAGGIO TRA I “PROF”
Nessuno scherza più, né con Lazzari, né con il Delta Porto Tolle. Adesso la società pensa in grande, vuole fare il passo e salire tra i professionisti. C’è anche da negoziare con Manuel, che è convinto di valere già la Lega Pro Seconda Divisione. Le sirene non mancano, il Delta ci prova in tutti i modi, mister Zuccarin cerca di convincerlo. Ma Lazzari, ferocemente convinto di poter scalare il calcio italiano, brama per avere da subito una chance tra i “prof”. Lo fa per dimostrare agli altri e a se stesso di valere quello che il Vicenza gli aveva negato anni prima, ma non per superbia: è il senso della sfida ad animare Lazzari.

Alla fine arriva la decisione che lascia con l’amaro in bocca il Delta, costretto ad arrendersi: è la Giacomense a convincere Manuel. Non lo fa con un’offerta faraonica dal punto di vista economico, ma soltanto con la promessa di inserirlo in pianta stabile tra i titolari con un progetto profondamente orientato sulla linea verde: una squadra di giovani in cui Lazzari può recitare un ruolo importante. Non ha idea di cosa gli riserverà il futuro, né tantomeno che si ritroverà alla Spal da lì a un anno in seguito a una fusione societaria e infine alla Lazio di Inzaghi che sta sognando lo scudetto. Lazzari non ha dimenticato chi gli ha dato una chance quando nessuno sembrava volerlo fare, ed è ancora in contatto con chi, tra Montecchio e Delta, ha scommesso su di lui nel momento più difficile. Senza l’etichetta del predestinato, e con un’etica del lavoro fuori dai canoni tradizionali, è riuscito comunque a conquistarsi un posto al sole.

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