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Dipinto, un angelo custode a Policoro

Sono passate tante settimane, ma Francesco Bartella sembra ancora non aver superato pienamente lo shock. “Mi dispiace per i miei genitori, i miei parenti e per le persone che mi sono vicine – racconta -, situazioni come queste non vorrei farle mai provare a nessuno”. Sembra come voglia discolparsi di un qualcosa per cui lui, in realtà, non poteva fare nulla. Così come il portiere avversario, che lo ha colpito in occasione di un incontro di calcio a 5. Uno scontro di gioco avvenuto durante un contrasto aereo, in cui ha avuto la peggio Francesco, 28 anni, giocatore del Paola, paesino di 15 mila abitanti in provincia di Cosenza. “L’ultimo ricordo che ho è quando sono entrato in campo, poi il nulla”.

Il fatto

È il 20 ottobre, Policoro e Paola si incontrano per la terza giornata del girone G del campionato di calcio a 5. La partita si gioca al PalaErcole, palazzetto dove la morte venne già a bussare lo scorso 7 dicembre 2014, quando il cantante Mango, durante un concerto, fu colpito da un infarto. Bartella viene chiamato dall’allenatore per prendere il posto di un suo compagno di squadra, lui gli dà il cinque ed entra subito in partita buttandosi a capofitto su una palla alta. Le intenzioni sono le stesse del portiere Bartoli. I due corrono guardando soltanto il pallone e senza preoccuparsi di chi gli stia intorno, ed è così che si scontrano. Ha la peggio il giocatore del Paola che, sbattendo la testa sul parquet, rimane a terra privo di sensi.

Sono attimi di paura. Gli spettatori si avvicinano alle transenne, i medici sociali e i funzionari della Croce Rossa – presi alla sprovvista – vanno nel panico. In campo c’è però Domenico Dipinto, 43 anni, pivot avversario che dal 2009 lavora nel team del 118 di Policoro, la sua città natale. “In quel preciso istante – racconta – ho pensato che per il ragazzo le conseguenze sarebbero stare serie, ma non ho esitato un secondo a intervenire. Ho fatto allontanare tutti per favorire la circolazione dell’aria, ho messo Francesco su un lato e ho provveduto a estrargli la lingua che stava ritirandosi e l’avrebbe soffocato. Quelli sono stati gli attimi più difficili, poi ho fatto le manovre che effettuo normalmente negli interventi di pronto soccorso e, solo quando ho visto il ragazzo riprendersi, ho potuto tirare un sospiro di sollievo. Io un eroe? No, ho semplicemente fatto il mio lavoro. In nove anni di pronto soccorso ne ho viste tante, ma questo è indubbiamente l’episodio che più di tutti mi ha emozionato e che porterò sempre nei miei ricordi”.

Da sinistra, Domenico Dipinto e Francesco Bartella: il primo, 43 anni, dal 2009 lavora nel team del 118 di  Policoro e grazie alla sua esperienza nel campo del primo soccorso è riuscito a salvare la vita al secondo. Il fatto è accaduto lo scorso 20 ottobre al PalaErcole di Policoro

A lieto fine

Bartella è stato poi trasportato all’ospedale, dove ha ripreso i sensi. “Quando mi sono svegliato – dice Francesco – ho voluto sapere per filo e per segno quello che mi era successo. Mi hanno riferito del contatto violento con Bartoli: uno scontro che ci può stare nel nostro sport, non posso fargliene una colpa. Dipinto è stato il mio angelo custode”. Due giorni in ospedale, poi il ritorno a casa. “Ho passato ore e ore a leggere e rispondere ai messaggi che ho ricevuto da ogni parte del mondo. L’affetto non è quantificabile, ma io avrei evitato volentieri tutto questo. Conoscendo i miei genitori, ho dato loro una preoccupazione che non si meritavano, e anche io, che sono una persona sensibile, non ho passato bei momenti”.

Tra i messaggi c’era ovviamente anche quello di Dipinto: “La sera dell’incidente non sono potuto andare all’ospedale – ha detto Domenico -. Quando l’ho chiamato, mi ha detto che stava tornando a casa, poi ci siamo sentiti successivamente e mi ha fatto molto piacere, è stato emozionante potergli parlare e sapere che stava bene”.

Tanta gioia e una missione da compiere

Tutto bene quel che finisce bene. Sì, perché ora Bartella è tornato regolarmente in campo: “Ed è stato come scartare un regalo di Natale per un bambino”. Quel bambino che, verso la fine degli anni ’90, ha mosso i primi passi con il pallone tra i piedi. Prima nel calcio e poi nel calcio a 5, che è diventato la sua passione. Ha giocato in tutte le categorie, dalla Serie D alla Serie A, rappresentando con il Cosenza i colori della sua città.

Un percorso simile a quello del suo angelo custode Domenico Dipinto, che intende sì chiudere la sua carriera in bellezza, ma che ha come obiettivo quello di mettere in sicurezza il maggior numero di palazzetti in Italia. “Ho ricevuto anche i complimenti del presidente della Divisione Calcio a cinque Andrea Montemurro e questo mi ha fatto molto piacere ma, quando avrò modo di parlargli, voglio metterlo al corrente della scarsa sicurezza che c’è in questo sport. All’interno di certe strutture le transenne sono a 30 centimetri dalla rimessa laterale o i muri dietro le porte non sono coperti con protezioni adeguate”. E non sempre c’è un angelo custode pronto a intervenire.

Una storia a lieto fine quella di Bartella, che ha avuto la fortuna di incrociare in campo Dipinto. Se lo ritroverà di fronte il 9 febbraio, nella gara di ritorno, quando potrà abbracciarlo e ringraziarlo ancora una volta per avergli salvato la vita.                       

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