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Doppia sfida biancorossa

Le vicentine sono pronte a dare il tutto per tutto al pari dei loro colleghi uomini per riportare Vicenza sempre più in alto nel panorama calcistico nazionale

Le due facce della stessa medaglia, già dalla compilazione dei calendari. Entrambe in Serie C, entrambe inserite nel girone B. C’era qualcosa di magico nell’aria a Vicenza e, nella fase finale di questa stagione, si è aggiunto anche un altro punto in comune: entrambe sono in lotta per la promozione in Serie B. I biancorossi e le biancorosse, due sogni in uno, per riportare la città ai fasti del passato, quando il Vicenza di Mimmo Di Carlo – tornato quest’anno in panchina – riuscì a raggiungere la semifinale di Coppa delle Coppe. E a proposito di passato, il Vicenza femminile si giocherà il campionato (oltre con le altoatesine Unterland e Brixen) anche con il Brescia che fino a un paio di anni fa primeggiava nel calcio femminile.

“La squadra non era abituata a lottare per la promozione – racconta il presidente, Andrea Acerbi -.Abbiamo sempre puntato sulle ragazze del nostro vivaio, dedicando attenzione al settore giovanile. Negli anni scorsi, la squadra si è salvata, anche perché spesso ha pagato l’inesperienza. Il ritorno in società del direttore sportivo Federico Agresti ha portato una conoscenza approfondita del settore e alcuni nuovi arrivi hanno permesso di fare il salto di qualità. Inaspettato, ma ci godiamo il momento”.

BOMBER
In società, il salto di qualità si è tradotto in un aumento del numero delle tesserate: quest’anno sono 140, suddivise tra prima squadra e giovanili, con un incremento di due gruppi in più rispetto allo scorso anno e, in totale, di un +40 nel conto delle giocatrici. La squadra si allena a Vicenza, ma con il campo di via Baracca sold out le difficoltà logistiche non mancano: la società, ogni settimana, cerca soluzioni alternative, “e questa è una cosa che da una parte fa molto piacere – spiega Acerbi -, ma dall’altra non è semplice da gestire, per l’assenza di contributi economici importanti e se consideriamo che come spesso accade a questi livelli è la sola forza del volontariato a mandare avanti l’attività”. A mandare avanti l’attacco del Vicenza, ci sta invece pensando Francisca Yeboaa, nata in Ghana ma ormai da tanti anni in Italia. Ha già vissuto esperienze in B, ultima con il Cittadella (con 6 gol segnati nella passata stagione), e con i suoi gol punta a tornarci con il Vicenza.

GEMELLAGGIO
E chissà se con la doppia promozione dei due Vicenza in Serie B, non si finisca a crearne uno solo: per il momento, tra il Vicenza maschile e quello femminile c’è un rapporto di affiliazione, ma i discorsi legati a un’unione delle due realtà sono in piedi. “Attualmente, svolgiamo la nostra attività in totale autonomia – spiega il presidente -. Siamo in contatto con Renzo Rosso per l’anno prossimo, perché potrebbe esserci un interesse a non gestire il rapporto come affiliazione ma come qualcosa in più.

Un progetto che può dipendere dai risultati sportivi, ma non è esclusivamente vincolato a quelli: l’importante è crederci”. Nel calcio femminile, Acerbi ci ha creduto fin dal 1988, quando dopo una scommessa con amici formò una squadra di calcio femminile divenuta poi Valbruna Acciai Vicenza e, successivamente Vicenza Calcio femminile: “Sono nel calcio femminile ormai da 30 anni: il Mondiale ha dato grande visibilità, ora l’augurio è riuscire a crescere ancora per raggiungere il livello degli altri paesi europei”. 

CAPITANO citazione
Nel 1988, quando Acerbi si avvicinò al calcio femminile, il capitano del Vicenza Aurora Missaggia doveva ancora nascere. Lo avrebbe fatto dieci anni più tardi: ventidue anni ancora da compiere, ma la fascia già legata al braccio. Millenovecentonovantotto, quindi, l’anno magico del Vicenza, capace di arrivare fino a quell’incredibile doppia sfida al Chelsea. “Ovviamente mi hanno raccontato tutto – dice Aurora -, so che è stata una grande squadra. Sento la maglia del Vicenza come una seconda pelle, cosa che negli anni mi ha portato a rifiutare ogni proposta arrivata da altre squadre. La mia carriera è iniziata qui, e credo finirà qui”. Le giornate di Aurora, invece, iniziano presto e finiscono tardi: “Al mattino lavoro in una fabbrica di tubi di rame, poi nel pomeriggio studio per un paio d’ore perché sono iscritta alla facoltà di Scienze Motorie. Infine, tre volte alla settimana mi alleno dalle 19.30 alle 21.30”. Tutto è iniziato fin da bambina: “Giocavo nella squadra del mio paese, Grancona: ero in una squadra di maschi, poi a 14 anni ho iniziato a giocare con le ragazze”. E siccome c’è la fedeltà alla maglia del Vicenza tra i punti fermi della sua vita, l’idolo di Aurora – che di ruolo fa il difensore – non poteva che essere…”Javier Zanetti. Anche lui attaccatissimo ai colori nerazzurri, onorati sempre con comportamenti da grande professionista e da grande uomo”. Aurora, invece, vuole continuare a inseguire il suo sogno: “Portare il Vicenza dove merita, quindi in Serie A”. Un passo alla volta: intanto la Serie B. Magari assieme agli uomini.                     

Marco Calabresi 

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