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E adesso chiamatelo Vichingo

Dal Lazio alla Scandinavia il passo è breve se sei mosso da una grande passione. è il caso di Silvio Crisari, volato in Norvegia per guidare la Nazionale di futsal. Un’avventura che il tecnico romano sta affrontando con il sorriso che da sempre lo contraddistingue sul "rettangolo dei sogni"

Di lui, tutto si può dire meno che sia un fannullone. Il suo telefono squilla a tutte le ore del giorno e della notte, la sua agenda è fitta quanto quella di un politico per vie delle decine di attività che porta avanti oltre al futsal, ma una cosa è certa: qualsiasi cosa accada, Silvio Crisari ti accoglierà sempre con un sorriso.

Quello di una persona impegnata sì, ma felice. E non potrebbe essere altrimenti per uno che ha fatto della sua passione il suo lavoro. Quella passione che lo ha spinto fino in Norvegia per allenare la Nazionale di futsal, dopo una carriera trascorsa alla guida della Rappresentativa del Lazio, prima con la Juniores e poi con gli Allievi.

Crisari, cosa si prova ad allenare in Scandinavia?

È un onore rappresentare questa nazione. Vivo qui circa quindici giorni al mese, nei quali alleno e supporto i club delle varie regioni della Norvegia. Sono entusiasta e finora soddisfatto: l’obiettivo ora è un piazzamento nella Nordkapp che si svolgerà a dicembre in Svezia, ma c’è l’intenzione di avviare una Nazionale femminile, una Under 19 e di creare una sinergia con il calcio a 11.

Dalla Rappresentativa alla Norvegia, il passo non è per niente breve.

La Federazione stava selezionando nuove figure e mi sono candidato dopo che un altro allenatore italiano, Sergio Gargelli, aveva lasciato la panchina. Al primo incontro ho illustrato loro la mia metodologia di lavoro e sono rimasti molto colpiti. Un’altra cosa che hanno apprezzato molto è che ho rifiutato categoricamente la figura dell’interprete. Mi era anche stata proposta, ma mi sono opposto.

Motivo?

Perché volevo trasferire in maniera diretta la mia esperienza cercando, attraverso la lingua inglese, di essere snello e di andare dritto al punto.

E alla fine il matrimonio s’è fatto.

Esatto, sono tornato in Italia e poi ci siamo incontrati di nuovo per i dettagli. La Federazione mi ha chiesto tre cose: la crescita del movimento, indipendentemente dal risultato, l’educazione e il rispetto del dress code.

Qual è la cosa che l’ha colpita più di tutte?

Le strutture, partendo da quella della Federazione e di tutti gli altri club. I palazzetti hanno anche tre campi di calcio a 5 in fila che all’occorrenza possono diventare di calcio, ognuno con garage, spogliatoi e stanze per dormire.

A che punto è la crescita del futsal norvegese?

Buona, ma c’è ancora tanto da fare. Come nel calcio, anche qui i giocatori sono molto forti a livello fisico, ma peccano tatticamente e hanno gravi lacune dal punto di vista tecnico. Lavorano poco sulla tecnica individuale, ma qualcosa bolle in pentola.

Cosa?

Colpita dalla metodologia, la Federazione ha deciso di inserire il futsal anche negli allenamenti di tutte le categorie della Nazionale di calcio (lo stesso che sta accadendo tra la Divisione Calcio a 5 e i club di calcio italiano con il progetto Futsal in Soccer, ndr). Questo significa che, grazie alla nostra disciplina, tutte le squadre avranno benefici dal punto di vista tecnico.

Silvio-Crisari-con-il-suo-collaboratore-Maurizio-Anzini
Silvio Crisari con il suo collaboratore Maurizio Anzini

Com’è strutturata la lega norvegese?

L’unica categoria a livello nazionale è la Serie A, che è a 12 squadre. Al di sotto ci sono leghe regionali. I giocatori possono fare doppia attività, io ne ho due che giocano anche a calcio.

Com’è la Norvegia fuori dal campo?

Volete sapere com’è Oslo? Bene, mi spiace dirvi che non ci sono mai stato. Ho fatto sei raduni da dieci giorni ciascuno, ma in sessanta giorni non sono mai riuscito a visitare il centro città. Ma c’è una lato positivo, perché la Federazione ha una struttura talmente bella e funzionale che non si sente il bisogno di uscire. È come quando si porta un bambino al parco giochi: stanze d’albergo, uffici, servizi di ogni genere, tutto quello che puoi sognare. Lavorando, il tempo a disposizione è veramente poco, ma ogni tanto lo staff organizza qualche cena a sorpresa e mi porta in giro per la città.

A proposito, come si trova con loro?

I norvegesi sono un popolo eccezionale. All’inizio sono freddi ma poi, quando si sciolgono, sono più matti e simpatici di noi. Sono dei compagnoni che fanno dell’onestà la loro virtù principale, io li definisco i giapponesi d’Europa. È un popolo onesto che non ha bisogno di serrature per sentirsi sicuro a casa, perché qui la delinquenza non esiste. Ho stretto tante amicizie, ma una menzione particolare la vorrei fare al mio amico Maurizio Anzini: un mio collaboratore della Rappresentativa che mi sono portato dietro. Alla Federazione è piaciuto subito, si è fatto crescere la barba ed è più vichingo di loro (ride, ndr).

Che obiettivo si è prefissato a breve termine?

Vorrei scalare entro il 2020 una decina di posizioni del ranking Fifa (attualmente la Norvegia è 77ª, ndr), soprattutto per dare un ulteriore stimolo ai ragazzi e alla Federazione. Il secondo obiettivo, che in parte è già stato centrato, è aumentare il valore di questo sport nel territorio, rendendolo più tecnico e qualitativo. E poi il sogno sarebbe qualificarsi all’Europeo del 2022…

Lo stesso obiettivo della Nazionale azzurra targata Alessio Musti. E se in un ipotetico spareggio si trovasse di fronte l’Italia?

Sarebbe fantastico (ride, ndr)! Io e Alessio siamo amici di lunga data, facemmo insieme il corso a Coverciano nel lontano 2008 e un giorno scappammo per giocare contro una semifinale di un torneo di circoli romani. Solo al pensiero di ascoltare prima l’inno italiano e poi quello norvegese mi vengono i brividi, poi chissà cosa succederebbe in campo…

Forse è meglio incontrarsi prima in un’amichevole.

Sì, decisamente (ride, ndr).

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