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Elena e Pamela, unite per la vita

Trovarsi a un passo dalla morte e riabbracciare la vita quando la speranza sembra perduta: la storia della direttrice di gara e della calciatrice che l'ha salvata grazie a quanto imparato in un provvidenziale corso di primo soccorso voluto dal tecnico del club

Ha vinto per la terza volta il campionato, ma in fondo Pamela Presto la sua – vera – vittoria l’aveva già ottenuta, non certo in campo. E forse non c’è persona migliore dell’arbitro Elena Lunardi che possa spiegare perché: “Ci ho pensato tanto, ma proprio tanto, prima di scrivere questo post perché, se è pur vero che uso molto Facebook, lo faccio più che altro per scrivere stupidaggini, cose che mi incuriosiscono o assurdità che mi capitano. Ma se sono qui, ora, a poter raccontare tutto ciò, è una cosa di per sé straordinaria. Ieri (era maggio, ndr), ero al ristorante a Terni coi colleghi, dopo la gara appena arbitrata, e non so ancora come, mi è rimasto incastrato in gola un pezzo di carne. I primi tentativi per liberarmene sono stati inutili e, quando ormai ero convinta di non avere scampo, perché ero al centro della sala che soffocavo e tutti mi guardavano disperati ma impotenti, all’improvviso è arrivata una meravigliosa ragazza che con immenso sangue freddo mi ha fatto la manovra di Heimlich, salvandomi di fatto la vita”. Il racconto che Elena fa su Facebook è semplice, senza retorica: “Adesso mille pensieri affollano la mia mente, anche se quello che più di tutti fa fatica ad abbandonarmi è il senso di impotenza che ho provato – aggiunge -.  Io che so sempre cosa devo fare, io che sono un’inguaribile ottimista, pronta sempre a trovare una soluzione per tutto; mi sono sentita totalmente in balia degli eventi perché da sola non sapevo proprio cosa poter fare, se non invocare aiuto. D’altro canto, penso a quanto sono stata fortunata e oggi più che mai posso affermare quanto sia mendace il detto ‘ognuno è artefice del proprio destino’ – nel senso che sicuramente le nostre scelte, le nostre decisioni ci rendono ciò che siamo, ma ci sono degli eventi, degli incontri, dei fatti che è scritto debbano avvenire nella nostra vita – perché ieri il destino ha voluto che ci fosse questa ragazza, che giusto una settimana fa ha seguito il corso di primo soccorso, e che non ci ha pensato due volte prima di intervenire e salvarmi. Oggi, dunque, ribadisco ciò che ho scritto lunedì, in seguito all’incidente del marito della mia amica: “Siamo veramente appesi ad un filo e l’unico, vero, atto d’amore che possiamo compiere verso noi stessi è vivere appieno ciò che la vita ci offre”.

GRAZIE PAMELA
La ragazza in questione si chiama Pamela Presto ed è lei l’eroina di questa storia datata 19 maggio. In occasione di gara-1 della finale scudetto Unicusano Ternana-Kick Off Milano, il delegato al Calcio a 5 Femminile della Divisione, Umberto Ferrini, ha consegnato una targa di merito a Pamela, con tanto di dedica del presidente Andrea Montemurro perché un gesto così ha bisogno di essere sì raccontato, ma anche, se non sopratutto, celebrato:  “Con immensa gratitudine per la presenza di spirito dimostrata nell’intervenire prontamente in una situazione di grandissimo pericolo”, le sue parole.

LACRIME
Attimi di commozione al momento dell’abbraccio tra Pamela ed Elena, applaudite da tutto il Pala Di Vittorio di Terni, attimi di commozione ancora adesso, quando Pamela ricorda una cosa per lei normalissima, ma che l’ha fatta finire sui giornali più delle imprese in campo: “Siamo andate a cena e siamo capitate nello stesso ristorante dove c’erano gli arbitri – il suo racconto -. Mentre stavamo aspettando il tavolo, vediamo che dove erano seduti gli arbitri una donna era in difficoltà, anche se non capivamo bene cosa stesse accadendo. Presa dalla disperazione perché qualcosa le ostruiva la gola e le impediva di respirare, la donna è venuta verso l’uscita e ho capito cosa stava succedendo. Per fortuna ho capito che era in pericolo di vita, sono corsa dietro le sue spalle e le ho fatto la manovra di disostruzione, che le ha permesso di espellere ciò che aveva in gola e tornare a respirare. Sono contenta che il mio intervento le abbia salvato la vita. Per fortuna – ha detto ancora Pamela – avevo appena rinnovato il patentino di primo soccorso, che è importante, soprattutto per il mio lavoro di giocatrice, allenatrice e insegnante. Certo una cosa è fare questa manovra su un manichino, un’altra è un episodio reale. Però sapevo cosa dovevo fare e l’ho fatto nel modo corretto. Quella donna aveva ingerito un pezzo di carne che le impediva di respirare. In questi casi è vitale trovare una persona che ti aiuta, per fortuna ero lì”. Fortuna sì, ma anche prevenzione e sangue freddo, tutti aspetti che diventano prioritari quando si deve fare i conti con situazioni in cui la lucidità è fondamentale.

E ADESSO?
Adesso Pamela, calabrese, classe ’83, centrale difensivo, si gode la sua carriera (e Elena la sua vita, compresa una vacanza alle Maldive). Ha vinto tre scudetti: nel 2012 con la Reggina (alla prima, storica, stagione di Serie A femminile, che prima era a carattere regionale), poi nel 2014 con la Lazio e ora con la Ternana. È nel giro della Nazionale. Oltre a giocare, allena anche le ragazze della Juniores della Ternana vice campione d’Italia ed è proprio si più giovani che ora rivolge il suo pensiero: “Sarebbe utile imparare il primo soccorso nei centri sportivi e nelle scuole. Devo ringraziare l’istruttrice di Terni che tiene questi corsi. Credo che si debbano fare ovunque, ognuno deve avere personale qualificato per questo tipo di manovre”. Perché storie come questa, che lega due donne del mondo dello sport ma in realtà persone comuni,  non diventino più eccezioni da scrivere sui giornali.

IL PRECEDENTE
Come sui giornali era finita la storia, un anno fa, di Gaia Lucariello, moglie dell’allenatore della Lazio, Simone Inzaghi, che in vacanza a Sabaudia con le amiche, durante una cena al ristorante dell’hotel, aveva salvato una bimba di pochi mesi con una tecnica di primo soccorso finalizzata a rimuovere ostruzioni delle vie aeree, facendola tornare a respirare prima che arrivasse l’ambulanza, guadagnandosi l’eterna gratitudine dei genitori.

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