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Giocare educando a diventare grandi

Rotola il pallone e porta con sè emozioni ancor prima che ambizioni. Saranno famosi. Forse. Di sicuro crescono bene, dove pallone fa rima con visione, un nuovo modo di intendere il calcio. Il premio? Una Coppa, ma non solo, perché la vera Disciplina, quella con la “D” maiuscola, è un passpartout che apre le porte della vita. Dimmi come ti comporti e ti dirò chi sei. Non conta l’età, non conta il ruolo, nè tanto meno la squadra. A fare la differenza è l’atteggiamento, nei confronti dei compagni e degli avversari, verso l’arbitro e, più in generale, verso le regole. 

Si conclude, con questa puntata, il nostro viaggio alla scoperta delle società di Eccellenza che hanno vinto la Coppa Disciplina nella scorsa stagione. Modelli meritori, dal Nord al Sud della Penisola.

Volpiano, bravi e vincenti

In Piemonte e in Val d’Aosta, alla resa dei conti, e delle classifiche per il fair play, ne è rimasto soltano uno: il Volpiano (Torino). In società il comportamento viene prima di ogni altro valore. Lo confermano i dati consegnati agli amanti delle statistiche. E raccontati fedelmente dal segretario del club, Enzo De Benedictis. “L’anno scorso abbiamo vinto la Coppa Disciplina con la squadra militante in Eccellenza e con la Juniores, che, per la seconda stagione consecutiva, si è aggiudicata, insieme al riconoscimento per il comportamento, anche il campionato regionale di categoria”. Bravi e vincenti. Non per caso: alle spalle c’è un progetto studiato e applicato con rigore ed entusiasmo. 


“Il risultato agonistico – spiega infatti De Benedictis – procede di pari passo con la promozione e l’applicazione del fair play. Da noi c’è grande attenzione all’educazione dei ragazzi. è la cosa principale. Vogliamo che diventino uomini prima che calciatori. Per questo devono imparare a rispettare gli altri e le regole”. Educazione, quindi. Ma anche, e soprattutto, programmazione, senza avere l’ansia del risultato immediato, ma permettendosi il lusso di incappare anche in qualche inciampo lungo il percorso, pur di raggiungere il traguardo prefissato.

“In questa stagione – conferma infatti De Benedictis – la società ha scelto di affrontare il campionato di Eccellenza con una squadra composta  da venti ragazzi, il più “vecchio” dei quali è del 1993. In pratica il gruppo è costituito da quei giocatori che, due anni fa, costituivano la rosa della Juniores. Le motivazioni? Economiche, ma anche ideologiche, perché siamo convinti che la strada giusta per affrontare le difficoltà del presente e per pianificare un futuro ricco di soddisfazioni sia quella di costruirsi in casa i propri giocatori. Questo, chiaramente, può comportare dei rischi sotto il profilo del rendimento, ma crediamo che ne valga la pena. Quest’anno il nostro obiettivo sarà quello di cercare di mantenere la categoria e, naturalmente, quello di provare a riconquistare la Coppa Disciplina. In più ci piacerebbe aggiudicarci, per la terza volta consecutiva, il titolo regionale con la Juniores. Non so quante altre squadre della nostra regione ci siano riuscite. E vorremmo affiancare a questo risultato anche la conquista della Coppa Disciplina”. 

US tolentino 1919, gioco e solidarietà

Rotola il pallone e porta con sè storie di ragazzi cresciuti senza pressione, ma con grande educazione. Accade nelle Marche, al Tolentino, società d’altri tempi che, con coraggio e programmazione, ha scelto di sposare un progetto di autosostentamento. Avete presente il Barcellona? Ecco, con il dovuto rispetto e le necessarie proporzioni, anche a queste latitudini si parla di “cantera”. Come spiega il direttore generale della società, Roberto Chiavari. “All’aspetto educativo e comportamentale teniamo moltissimo. Non a caso, nella scorsa stagione, la nostra prima squadra ha vinto la Coppa Disciplina per il secondo anno consecutivo”. E il campionato? “Siamo arrivati secondi, mancando, proprio all’ultima giornata, l’appuntamento con la promozione. Ci sarebbe servito un successo, ma è arrivato un pareggio che ci ha costretto a disputare i play off, che poi abbiamo perso nella finale regionale”. Doppia beffa, roba da infastidire anche il più serafico dei dirigenti, ma non Chiavari, che ha ben chiaro quali siano le priorità del club.

“Lavoriamo molto con i ragazzi del nostro settore giovanile, la risorsa principale per garantirci un presente ed un futuro. Nella scorsa stagione non avevamo in programma di vincere il campionato a tutti i costi, altrimenti non avremmo fatto giocare dei 1998 e dei 1999 nelle partite decisive della regular season e dei play off. La nostra filosofia è lavorare bene con i nostri giovani per portarli in prima squadra, anche sotto età”. Una bella sfida per Matteo Possanzini, fratello d’arte di Davide, ex attaccante di di Reggina, Sampdoria, Catania, Albinoleffe, Palermo e Brescia ed oggi allenatore della Primavera proprio delle rondinelle lombarde. “Matteo – spiega Chiavari – è stato un calciatore dilettante che ha interrotto molto giovane la sua carriera a causa di un infortunio alla caviglia. Riteniamo che sia l’uomo giusto per portare avanti il nostro progetto”. 

A tutto tondo, perché coinvolge anche le formazioni del settore giovanile, educate secondo i criteri più veri del mondo dello sport. “Oltre che con la prima squadra – rivela infatti Chiavari – abbiamo vinto la Coppa Disciplina per il secondo anno consecutivo anche con la formazione Allievi”. Un’accoppiata storica, ma non l’unica del recente passato del Tolentino. “Tre anni fa accadde lo stesso con i Giovanissimi A e i Giovanissimi B della società”. Segno che dietro al club marchigiano c’è un pensiero lungimirante, che va anche oltre l’aspetto puramente agonistico. 

“L’attenzione al fair play – spiega infatti Chiavari – si sposa con quella a progetti di solidarietà. Collaboriamo con un’associazione per disabili, il Centro Arancia. A Natale andiamo a fare visite alle persone degenti nella struttura, mentre con i bambini della scuola calcio ci rechiamo alla casa di riposo per far sentire la nostra presenza agli anziani”. Collegamento con il territorio, attenzione al settore giovanile, educazione dei più piccoli secondo l’etica più sana dello sport. Il progetto del Tolentino ha tutto per essere assolutamente vincente, oltre che un modello da imitare per altre società. Con questi presupposti gli obiettivi che il club si è posto a breve non devono stupire, ma solo confermare quanto di buono ha fatto, sta facendo e farà la società marchigiana. 

“Vogliamo riaprire un ciclo con una nuova nidiata di giovani, provando a fare il meglio possibile. Non ci poniamo alcun obiettivo a breve termine, se non quello di continuare a valorizzare i nostri giovani: domenica scorsa abbiamo giocato con tre 1999, uno titolare, insieme ad alcuni ragazzi del 1998 e del 1997, e gli altri due in panchina. La Coppa Disciplina? Anche quest’anno non è un obiettivo. Noi ci comportiamo così a prescindere. Il rispetto dell’avversario e delle regole del gioco del calcio sono valori in cui crediamo fermamente. Con queste basi la conquista della Coppa Disciplina arriva quasi in automatico. Poi, è chiaro, a volte la vinciamo, altre volte no, ma siamo sempre nelle prime posizioni, sia con la prima squadra, sia con le formazioni del settore giovanile”. In fondo, al Tolentino, respirano un po’ aria blaugrana. 

“Nel nostro piccolo – afferma infatti Chiavari – cerchiamo di ripoporre il modello del Barcellona. Cerchiamo di produrre un calcio propositivo, facendo crescere i nostri giovani e mettendoli nelle condizioni di potere migliorare. Potremmo parlare di “cantera del Tolentino”. Non a caso alcuni nostri ragazzi, negli anni, sono arrivati nei professionisti. è il caso del centrocampista Bonaventura, ora al Milan, dell’attaccante Melchiorri, in forza al Cagliari, in Serie B, e della punta Paolucci, ex Juventus e Vicenza”. 

Acd san Tommaso calcio, fra passato e futuro

Di ben altre proporzioni è il vivaio dell’A.C.D. San Tommaso Calcio, espressione di uno dei rioni popolari di Avellino. “Abbiamo circa duecento ragazzi – afferma il Presidente Modestino Cucciniello – divisi nelle diverse categorie. Facciamo tutti i campionati dai Pulcini in su”. Dal 1978, sempre al servizio dei più piccoli. “I bambini, dalla scuola calcio in poi, iniziano a crescere in modo diverso da come accade nei club che nascono all’improvviso. La nostra è una società storica, che ha un bel nome sulla piazza”. E che ha saputo risalire in fretta la china, scalando le tappe. 

“In sei anni siamo saliti dalla Terza Categoria fino all’Eccellenza. Speriamo di non fermarci, anche se saranno necessari dei sacrifici. Economicamente non è facile arrivare ad affrontare una categoria superiore”. Al San Tommaso l’ambizione è strettamente connessa con l’educazione. “A chi viene a giocare qui la società fa subito un discorso iniziale, in cui spiega chiaramente che non accetta comportamenti scorretti. Il calcio è uno sport educativo. Dobbiamo insegnare questo ai giovani che crescono e che arrivano in prima squadra. Abbiamo regole e un’organizzazione ben precisa. Quello scorso è stato il nostro primo anno in Eccellenza e abbiamo vinto la Coppa Disciplina”. Festeggiata insieme ad il nono posto definitivo, dopo che, al giro di boa, il San Tommaso si era inserito nelle prime posizioni. Nessun rammarico, perchè la squadra campana vince ogni giorno il suo vero campionato. “Per noi è importante fare attività sociale. Siamo la squadra che rappresenta il rione più grande di Avellino, con circa 14.000 abitanti sui 56.000 complessivi della città. La realtà in cui siamo calati è molto popolare. Anche per questo facciamo una scuola calcio che non prescinde dai veri valori dello sport.  E organizziamo attività benefiche, quando se ne presenta l’occasione. Vogliamo cercare di togliere dalle strade i ragazzi attraverso il gioco del calcio. Abbiamo allenatori qualificati e obiettivi chiari. è importante essere un riferimento per i più piccoli”. 

La famiglia Cucciniello lo è da generazioni. “Siamo entrati in società nel 1978. Prima hanno gestito il club i miei fratelli. Dei sei che eravamo, siamo rimasti in due. Siccome alle spalle c’è una storia, non mi sono sentito di smettere con l’attività, anche se oggi sono un pensionato di 71 anni”. Che ha ben capito come gira il mondo del calcio. Un pallone che rotola portando con sè emozioni ed ambizioni, ma che entra veramente in rete solo quando viene spinto dal bisogno di costruire il presente e il futuro attraverso la giusta educazione. 

Focus Su > TOSCANA, CASTELNUOVESE

La  Coppa Disciplina è un trofeo ambito, perchè simbolo di un traguardo che va oltre il risultato sportivo. Lo sa benen anche la Castelnuovese è reduce da una stagione a due facce, in cui, insieme alla conquista del meritato premio per il fair play, è arrivata la retrocessione in Promozione, seguita, in estate, da importanti cambiamenti societari. Oggi c’è un nuovo presidente, Renato Secciani, capogruppo di una dirigenza che ha dato obiettivi diversi alla società. “La struttura del club è cambiata completamente. – dichiara – Della “vecchia” dirigenza è rimasto solo qualche consigliere. Io stesso sono arrivato in estate inoltrata. Il gruppo di comando precedente aveva lasciato grossi problemi economici, molti dei quali sono stati presi in carico da noi. La società è passata da una gestione quasi professionistica ad una dilettantistica”. E probabilmente più adatta alla categoria in cui milita la Castelnuovese che, con la nuova dirigenza, ha riscoperto quelli che sono i veri valori alla base del calcio. “Stiamo puntando molto sui giovani, in particolare su quelli della zona. Non diamo rimborsi, chi viene qui, gioca per il piacere di farlo”. Manifesto di un calcio romantico che molti dilettanti hanno dimenticato, sedotti dal profumo del denaro che può cercare di comprare ambizioni, ma non l’educazione dei ragazzi, un elemento basilare del nuovo corso della Castelnuovese. “Il fair play – afferma infatti Secciani – è alla base del nostro progetto. Il corretto comportamento nei confronti dei compagni, degli avversari, dell’arbitro e delle regole sono valori imprescindibili che vogliamo trasmettere ai ragazzi. Sono loro la nostra risorsa principale. Per questo abbiamo deciso di costruire una squadra dalla carta d’identità molto verde. Al momento ha collezionato due successi e quattro sconfitte, ma il solo fatto di essere riusciti ad allestire un gruppo e a scendere in campo, per di più valorizzando i nostri ragazzi, è per noi un grande successo. Il 2 luglio scorso la società ha fatto la sua prima assemblea dei soci per iniziare l’attività, mentre in quella data molte squadre che ora affrontiamo in Promozione erano state praticamente completate. Fortunatamente, da allora, abbiamo sempre avuto una buona risposta da parte del paese, che ci è stato vicino, a fronte, tuttavia, di un distacco delle forze economiche della zona. D’altra parte, prima del nostro arrivo, qui non era rimasto più niente”. Solo l’amaro ricordo di quel pomeriggio a Bucine e di quell’1-2 subito nello spareggio play out per mantenere la categoria. 

Altra storia, altra pagina, girata, pronti a raccontare su un foglio bianco nuove imprese. “Vogliamo realizzare in paese progetti di attività sociale – rivela Secciani – anche di carattere benefico”. Formare i più piccoli è il modo migliore di rilanciare obiettivi e ambizioni. “Per iscriverci al campionato abbiamo deciso di autotassarci  tutti. Ora vogliamo ricominciare, valorizzando il nostro settore giovanile”. 

> PUGLIA, CASALNUOVO MONTEROTARO

Sulla stessa lunghezza d’onda, seppure con qualche sfumatura diversa, il Casalnuovo Monterotaro, formazione pugliese – in provincia di Foggia – che si è aggiudicata la Coppa Disciplina di Eccellenza del campionato regionale del Molise, a cui partecipa. Fresco vincitore del premio per il fair play, ma attualmente in difficoltà, sia sotto il profilo agonistico, sia sotto quello comportamentale. 

A spiegare la situazione è il Presidente Claudio Mariella. “Al momento siamo ultimi nel campionato di Eccellenza. Dopo otto giornate, a livello disciplinare, ci sta andando abbastanza male. Abbiamo avuto problemi di arbitraggio e difficoltà legate alla tensione agonistica. D’altra parte siamo una squadra con tanti giovani, per cui è normale sentire un po’ di più la pressione. Non è una questione di cattiveria personale, ma solo agonistica, figlia di valutazioni che lasciano un po’ il tempo che trovano”. Le quattro espulsioni e le diverse ammonizioni comminate fin qui ai giocatori del Casalnuovo Monterotaro potrebbero far pensare ad un cambiamento delle priorità della società, ma non è così. “La Coppa Disciplina è un obiettivo. Per questo, dopo un inizio non conforme al traguardo che ci siamo prefissati, avevamo pensato di comminare una piccola multa ai ragazzi, affinchè comprendessero quale fosse il comportamento da tenere in partita. Per noi il fair play è fondamentale. Il nostro slogan è “Il gioco è divertimento”, e, come tale, va affrontato”. L’analisi di Mariella è più ampia. “Il comportamento viene al primo posto. Oggi il calcio sembra essere business, raccomandazioni, scommesse, ma il vero significato di questo sport è un altro. Io sono laureato in Scienze Motorie e ricopro il ruolo di presidente e di preparatore atletico della società. Mi piacerebbe allenare, ma nel mondo del calcio di oggi, per riuscirci, devi portare degli sponsor. Questo è un calcio malato”.

Mariella ha una cura da proporre. “Il modello che cerchiamo di realizzare noi si poggia sulla valorizzazione dei giovani. Ritengo che dopo i quindici, sedici anni i ragazzi dovrebbero continuare a giocare in Seconda e in Terza Categoria, poi, chi è bravo, continua. Sarebbe bello che i due campionati di base fossero riservati a ragazzi che non percepiscono rimborsi, ma continuano a formarsi nel loro percorso di crescita. Le società ne avrebbero un risparmio e i giovani avrebbero l’occasione di migliorare giocando”. Il confine tra utopia e riforma, a volte, è sottile. Di sicuro al Casalnuovo Monterotaro hanno intenzione di crescere potenziando la base dell’attività. “A Foggia – rivela infatti Mariella – abbiamo un convitto presso la Parrocchia di Gesù e Maria, che funge da foresteria. è seguito da noi e dal nostro responsabile Giovanni Caggiano. Vogliamo valorizzare i nostri ragazzi, che sono la base del calcio. E potenziare il nostro settore giovanile, che, al momento, comprende solo una squadra Juniores”. 

 

 

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