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I disturbi alimentari

I  disturbi dell’alimentazione sono definiti come persistenti disturbi del comportamento alimentare e/o di comportamenti finalizzati al controllo del peso, che danneggiano la salute fisica e il funzionamento psicosociale, che non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta. I meccanismi psicologici principe sono: l’imitazione e la competizione (nello sport soprattutto).
Sono stati categorizzati sotto tre tipologie:

  • Anoressia nervosa
  • Bulimia nervosa
  • Disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (NAS), ovvero sindromi che non soddisfano tutti i criteri diagnostici delle sindromi precedenti (vedi box “Il disturbo da alimentazione incontrollata, Binge eating disorder”)

Gli studi ci dicono che circa il 40% delle persone vorrebbe dimagrire, si ritiene insoddisfatto del proprio corpo, si “mette a dieta” troppo spesso, e cerca modi per compensare eventuali eccessive mangiate (es., saltando il pasto successivo).
Spesso sono gli adolescenti che si inseriscono in quest’ottica di ricerca della perfezione fisica, le femmine soprattutto. Questo sicuramente può essere collegato al contesto storico e mediatico della nostra società che continuamente propone modelli esasperati di magrezza. I comportamenti “disordinati”, se ripetuti nel tempo e in particolari condizioni familiari e psicologiche (si veda box “La famiglia invischiata”), in alcune persone possono aumentare il rischio di sviluppare un disturbo alimentare vero e proprio. Gran parte dell’opera di sensibilizzazione per prevenire tali fenomeni viene svolta indubbiamente dalla famiglia e dai contesti sociali di appartenenza.

Nel contesto sportivo, per esempio, è molto importante promuovere una corretta cultura alimentare tra i ragazzi e le famiglie. Nel protocollo 2T adottato in molti settori giovanili, oltre che nelle Rappresentative LND, si lavora molto su questo aspetto, integrando quindi la parte psicologica con quella nutrizionistica. Nelle scuole calcio per esempio sono previsti incontri formativi con i genitori e i tecnici per spiegare loro cosa va fatto mangiare e bere prima e dopo un allenamento o una partita. Tutto inizia dall’età evolutiva.

Alle società si consiglia, una volta ravvisati i sintomi sotto specificati, di contattare la famiglia del proprio giocatore, per cercare di avere un feedback a tal proposito. Spesso si tratta di famiglie patologicamente “invischiate”, che si accorgono fin da subito degli albori del problema o in certi casi non ne ravvisano la gravità. Per questo motivo un agente sociale, quale lo sport e il calcio, ha il dovere di portare a conoscenza la famiglia sulla sfera comportamentale dei propri figli per cercare di intervenire tempestivamente alla radice del problema. Se si necessità di un ulteriore supporto, oltre allo psicologo e il medico della società, esistono molteplici organizzazioni che possono essere di aiuto. È importante che l’intera famiglia comprenda la situazione e cerchi lei stessa di risolverla.
Di seguito una breve descrizione dei due disturbi alimentari maggiori.

ANORESSIA NERVOSA
L’anoressia nervosa colpisce lo 0,6% delle giovani donne adulte dei Paesi occidentali. Ha un’insorgenza tipica nell’adolescenza o nella prima età adulta, anche se in alcuni casi può iniziare nella tarda infanzia o nell’età adulta. Il disturbo affligge in modo predominante il sesso femminile con un rapporto maschi/femmine di uno a dieci.
L’anoressia nervosa nei casi tipici inizia nell’adolescenza con una marcata perdita ponderale e il raggiungimento di peso corporeo molto basso. In alcuni adolescenti il disturbo è breve e guarisce senza alcuna cura o con un trattamento breve, ma spesso persiste e richiede trattamenti specialistici complessi. Lo sviluppo di comportamenti bulimici è frequente e circa la metà delle persone migra verso una diagnosi di bulimia nervosa. Sintomi comuni, che peggiorano con la perdita di peso e spesso scompaiono con la normalizzazione ponderale, sono la depressione, il deficit di concentrazione, la perdita dell’interesse sessuale, l’ossessività e l’isolamento sociale.
I seguenti sintomi e comportamenti sono comuni nelle persone che soffrono di anoressia:

  • perdita di peso considerevole;
  • la persona tende a indossare indumenti larghi per nascondere la perdita di peso. (Questo dà ancora maggiore responsabilità ai tecnici e ai dirigenti delle società che devono osservare i comportamenti da riposo dei propri ragazzi);
  • la persona manifesta una preoccupazione per il cibo, la dieta, il conteggio delle calorie;  
  • la persona evita i pasti o di mangiare di fronte ad altre persone;
  • la persona pratica attività fisica in modo eccessivo, oltre le sue capacità fisiche.

BULIMIA NERVOSA
La bulimia nervosa colpisce l’1% delle adolescenti e delle giovani donne. Come per l’anoressia nervosa, l’età d’esordio del disturbo è nell’adolescenza o nella prima età adulta. Gli uomini sono colpiti raramente e non abbiamo dati per affermare che il disturbo sia in aumento tra i maschi. La bulimia nervosa è presente soprattutto tra i bianchi, mentre è rara tra gli afroamericani e nei Paesi in via di sviluppo e sembra essere distribuita in modo omogeneo nelle classi sociali.
Le persone colpite sono generalmente di peso normale, alcune lievemente sottopeso, altre leggermente sovrappeso, pochissime hanno una condizione di  obesità. La bulimia nervosa inizia nei casi tipici con una dieta estrema e rigida e circa un quarto delle persone colpite ha un periodo durante il quale soddisfa i criteri diagnostici dell’anoressia nervosa. Dopo un certo periodo, le abbuffate interrompono la restrizione dietetica e di conseguenza il peso corporeo tende a rimanere nella norma o lievemente al di sopra o sotto la norma. Nella maggior parte dei casi gli episodi bulimici sono seguiti da comportamenti di compenso eliminativi, come il vomito autoindotto, l’uso improprio di lassativi e/o di diuretici oppure da comportamenti di compenso non eliminativi, come la restrizione dietetica estrema e rigida o l’esercizio fisico eccessivo e compulsivo.
La bulimia nervosa, come l’anoressia nervosa, se persiste negli anni danneggia gravemente le relazioni sociali e la carriera scolastica e lavorativa. I seguenti sono segnali comuni di bulimia:

  • prove evidenti di alimentazione incontrollata, inclusa la scomparsa in breve tempo di grandi quantità di cibo o la presenza di una quantità elevata di confezioni o contenitori alimentari vuoti
  • prove evidenti di comportamenti purgativi, tra cui andare in bagno dopo i pasti, presenza di suoni e odori tipici del vomito o la presenza di confezioni di lassativi o diuretici
  • la persona presenta nocche delle dita segnate dall’induzione ripetuta del vomito

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La famiglia invischiata
All’interno delle famiglie invischiate i confini sono troppo deboli e i membri sono eccessivamente vicini; questa tipologia di famiglia appare chiusa in sé stessa (forza centripeta), presenta un basso livello di differenziazione individuale e di autonomia e manifesta reazioni molto intense nei confronti di qualsiasi comportamento “deviante”.  La famiglia invischiata, inoltre, tende a opporre resistenza quando uno dei suoi membri tenta di cambiare. Anche le gerarchie possono diventare eccessivamente deboli e inefficaci, scatenando la confusione dei ruoli.

Il disturbo da alimentazione incontrollata (BED)
Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata è un disturbo alimentare di tipo bulimico che si manifesta con episodi di assunzioni ricorrenti e protratte di cibo, associate alla sensazione di perdere il controllo dell’atto del mangiare, ma non seguite da manovre di eliminazione (induzione del vomito, assunzione di diuretici  o lassativi) o di altri comportamenti compensatori (attività fisica sostenuta).
La percentuale di incidenza della malattia non è nota, perché comprende anche la categoria degli obesi e di quel 30-40% di persone che si rivolgono al medico per problemi di sovrappeso. Si calcola tuttavia che il 3% della popolazione soffra di BED. Il disturbo colpisce maggiormente il sesso femminile, con un rapporto di 3 a 2 tra femmine e maschi. L’insorgenza del comportamento incontrollato avviene con maggior frequenza nella tarda adolescenza e dopo i 30 anni. Uno dei motivi di interesse di questo disturbo è legato alla frequente associazione con l’obesità. I trattamenti di riduzione del peso basati su restrizioni dietetiche drastiche, ripetute e protratte, possono essere ritenuti una causa concorrente all’insorgenza del Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

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