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I disturbi di apprendimento

Molto spesso nelle scuole calcio si possono incontrare bambini che soffrono di disturbi dell’apprendimento che non di rado si riflettono anche oltre l’ambito scolastico, nell’acquisizione delle capacità sportive. Quando si parla di disturbi specifici dell’apprendimento, ci si riferisce a situazioni che riguardano un aspetto specifico dell’apprendimento (lettura, scrittura, matematica) nelle quali le modalità normali di acquisizione di alcune capacità ben definite sono alterate già nelle fasi iniziali dello sviluppo. Non sono dovuti a una mancanza di opportunità di apprendere o a deficit di tipo sensoriale o neurologico tali da spiegare da soli il processo di apprendimento deficitario. Non vanno quindi confusi con tutto ciò che rientra nelle diagnosi di ritardo mentale.

I bambini con un disturbo specifico dell’apprendimento (DSAp) manifestano solitamente i loro problemi quando devono assimlare dei contenuti prettamente “scolastici”. Solitamente le prime difficoltà si manifestano infatti all’ingresso della scuola, ma non per questo non devono essere classificate subito come disturbi, in quanto è necessario lasciare al bambino il tempo di consolidare le abilità appena acquisite. Solo con il passare del tempo è quindi possibile riscontrare una discrepanza tra le potenzialità e le prestazioni scolastiche effettive dell’individuo, in relazione a una normodotazione intellettiva, una adeguata opportunità di apprendimento e in assenza di disturbi neuromotori o sensoriali o disturbi significativi della sfera emotiva o psicopatologica pre-esistenti.

L’AMBITO CALCISTICO

Anche in ambito sportivo vengono rintracciate molto spesso le stesse problematiche, considerando che oltre all’esercizio motorio vi sono modalità di insegnamento cognitivo, attraverso metodologie deduttive o induttive. Per effettuare un gesto bisogna comprenderlo, da qui in certi casi nasce il problema. Nelle scuole calcio questa difficoltà si evidenzia soprattutto negli esercizi coordinativi motori (per esempio riferiti alla tecnica di raccolta palla in tutte le sue modalità, tuffo a terra, frequenza nell’appoggio dei piedi e spostamenti) in quanto stimolano la capacità che permette di collegare tra loro delle abilità motorie già acquisite. La coordinazione oculo-muscolare è quella che maggiormente viene inficiata in questi bambini per cui si intende la capacità del cervello di riuscire a compiere un movimento regolato da fattori esterni.

Ecco un esempio pratico: quando un ciclista effettua una volata nel tentativo di vincerla, il suo cervello dosa la quantità di forza da impiegare per soddisfare lo sforzo in relazione alla distanza da effettuare. Molto spesso gli allenatori, non conoscendo a pieno il disturbo in questione, considerano questi bambini “pigri”, ma la pigrizia non è una spiegazione del problema, quanto piuttosto un sintomo. La necessità di apprendere è insita nella natura umana fin dai primi due anni di vita, pertanto la scarsa motivazione ad apprendere deve far ricercare con forza la causa di ciò che sta accadendo. Se non si sospetta la presenza di un disturbo specifico di apprendimento, non avviene il passo fondamentale di indirizzare la famiglia, qualora non abbia provveduto autonomamente, a un percorso diagnostico per chiarire la situazione.

Carattere fondamentale dei DSAp è proprio la specificità: si tratta infatti di disturbi che interessano uno specifico dominio di abilità in modo significativo, ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. I disturbi specifici si distinguono dai disturbi non specifici di apprendimento, dicitura che si riferisce a una difficoltà di apprendimento secondaria ad altri disturbi o deficit di tipo cognitivo e/o psicopatologico e/o neurologico/sensoriale. Nelle scuole calcio “élite” del Settore giovanile scolastico Figc ogni società può contare su uno psicologo dello sport che monitora tutti gli allenamenti e si confronta con i genitori e lo staff tecnico. Motivare la famiglia a intraprendere degli accertamenti specialistici non è sempre un’operazione facile, bisogna infatti evitare conclusioni affrettate (la diagnosi del disturbo è di competenza dello specialista) che possono far temere alla famiglia la stigmatizzazione del problema, con lo spettro dell’handicap.

Negli ultimi anni infatti per tutti coloro che rientrano o meno nella diagnosi di DSAp si parla di BES (ovvero di bambini con bisogni educativi speciali, si veda box di approfondimento). I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSAp) sono caratterizzati da difficoltà in alcune aree specifiche dell’apprendimento scolastico nell’ambito di un funzionamento intellettivo adeguato all’età cronologica. Sono coinvolte in tali disturbi le abilità di lettura, di scrittura, di calcolo.

Sulla base dell’abilità interferita dal disturbo i disturbi dell’apprendimento assumono denominazioni specifiche:

• Dislessia (disturbo della lettura)

• Disgrafia e Disortografia (disturbo della scrittura),

• Discalculia (disturbo del calcolo).

Approfondimenti > BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

L’espressione “Bisogni Educativi Speciali” (BES) è entrata nel vasto uso in Italia dopo l’emanazione della Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica“. La Direttiva stessa ne precisa succintamente il significato: “L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.

L’utilizzo dell’acronimo BES sta quindi ad indicare una vasta area di alunni per i quali il principio della personalizzazione dell’insegnamento, sancito dalla Legge 53/2003, va applicato con particolari accentuazioni in quanto a peculiarità, intensività e durata delle modificazioni. Infatti per alcuni studenti può accadere che affrontare il percorso di apprendimento scolastico sia più complesso e più difficoltoso rispetto ai compagni; in casi come questi i bisogni educativi normali (sviluppo competenze, appartenenza sociale, autostima, autonomia, etc.) diventano bisogni educativi speciali, più complessi, per i quali è difficile dare una risposta adeguata per soddisfarli. Grazie al riconoscimento dei Bisogni Educativi Speciali viene esteso a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento, richiamandosi espressamente ai principi dalla Legge 53/2003.

Le situazioni in cui l’apprendimento può essere difficoltoso o complesso sono molteplici. Il MIUR ha identificato tre sotto-categorie di alunni con BES:

1. alunni con disabilità, per il cui riconoscimento è necessaria la presentazione della certificazione ai sensi della legge 104/92;

2. alunni con disturbi evolutivi specifici, tra cui si inseriscono:

DSAp: disturbi specifici dell’apprendimento  (per il cui riconoscimento è necessario presentare la diagnosi di D.S.A. ai sensi della legge 170/2010);

– deficit di linguaggio;

– deficit delle abilità non verbali;

– deficit della coordinazione motoria;

ADHD: deficit di attenzione e di iperattività;

3. alunni con svantaggio sociale, culturale e linguistico.

> L’INDIVIDUAZIONE DI UNO SPECIFICO DSAp

Per tutte quelle società che non godono al loro interno di un supporto specialistico è utile ricordare che le caratteristiche basilari per diagnostica uno specifico DSAp sono:

assenza di fattori esterni capaci di fornire una sufficiente motivazione alle difficoltà scolastiche (es. problemi di Personalità, un’opportunità di studio/apprendimento non adeguata per motivi sociali e/o economici);

– significativa difficoltà in un’area specifica; la difficoltà deve riguardare lo sviluppo della competenza e non la perdita di una abilità precedentemente acquisita;

– condizione di effettiva normodotazione intellettiva (quoziente intellettivo nella norma);

– assenza di difetti congeniti o non precedentemente corretti della vista e dell’udito che possano essere consideati causa diretta del disturbo;

– assenza di conclamati disturbi neuromotori o sensoriali o psicopatologie presistenti;

– interferenza diretta delle difficoltà riscontrate con l’apprendimento scolastico e con l’attività quotidiana.

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