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I gagˆdello Stromboli

Insopportabile per chi nutra sentimenti o stimoli da “gagà”, ma non ne fa parte. Roba da chiodi per chi asserisca che la divisa più elegante la indossi la Juventus, quella più stimolante il Milan, l’altra comunque ben più romantica la Nazionale. Signori, da quest’anno, una squadra “piccola, piccola” che gioca nella Terza Categoria siciliana, che rappresenta un’isola vulcanicamente un tantino turbolenta ma minuscola, che sta nel cuore di appena 500 abitanti, indossa una divisa ideata e realizzata da Giorgio Armani. E scusate se è poco. Penserete che si tratti del club gestito da un mecenate ipermiliardario…; ma no, ritornate pure sulla terra. Parliamo dello Stromboli Scirocco, società nata nel 2005 che, in questa benedetta isola perennemente tenuta desta dal brontolio del vulcano, che nell’arco della intera stagione spende non oltre 18.000 euro – cifra più o cifra meno – e che settimanalmente deve fare i conti con le più balzane situazioni meteo (se va in trasferta sono grossi guai, se gioca in casa non sempre gli ospiti riescono a raggiungere questo singolare sito), dunque s’è vestita a festa, secondo i crismi dell’alta moda. E c’è anche chi sostiene che Armani avrebbe anche vinto la volata della sponsorizzazione della squadra su Dolce e Gabbana, tre o quattro volte all’anno ormeggiato dinanzi all’isolotto con uno yacht da favola.

“Lo stilista Giorgio Armani per noi è un lusso, ma anche una vera manna piovuta dal cielo – dice il Presidente Graziano Di Maggio, ex giocatore, oggi impresario e commerciante -. Forse unica squadra al mondo, giochiamo con palloni che portano il marchio Armani e il nome della nostra società. Siamo fieri della nostra divisa ufficiale da gara, che è nera, nel rispetto della pietra lavica caratteristica dell’isola, con eleganti sfumature rosse, nel ricordo delle fiamme del vulcano. Ma forse la ciliegina sulla torta la pone la casacca del portiere, che ricorda le esplosioni laviche. La seconda divisa è invece bianca con accattivanti sfumature nere. Il grande benefattore, grazie all’interessamento del nostro direttore tecnico Massimiliano Cincotta, ci ha quindi dotati di eleganti tute e giubotti da viaggio, avendoci assicurato altresì una sponsorizzazione del settore giovanile, che vareremo a partire dalla prossima stagione. Qui in effetti la popolazione studentesca è alquanto ridotta in quanto le scuole si fermano alla terza media. Superato quello scoglio, i ragazzi devono trasferirsi nell’isola-madre di Lipari, o addirittura sulla terraferma. Comunque dal 2015/16 allestiremo una squadra Allievi e una Giovanissimi”.
“Si sappia – prosegue il Presidente Di Maggio – che i nostri giocatori da sempre, anche dai tempi della Tiburion e della Scirocco (antichi sodalizi locali, ndr), non percepiscono un euro di rimborso spese. I nostri costi sono costituiti dalle trasferte, tre a Messina e a Milazzo, una a Lipari, Malfa, Rometta Marea, Saponara e Venetico. La squadra di Lipari in realtà è il Real Filicudi, squadra di un’altra isola minuscola che non saprebbe dove realizzare un rettangolo di gioco, salvo… radere sino alla base una montagna!”.

IL NODO TRASFERTE
Già, le vostre trasferte spesso da autentica tregenda. Nel passato è accaduto di tutto… “Una volta, circa 15 anni orsono, di rientro dalla terraferma il comandante dell’aliscafo non se la sentì di avvicinarsi al pontile che fa da imbarcadero principale. Pertanto si diresse verso la borgata sul lato opposto dell’isola, Ginostra, che però non è collegata in alcun modo con l’abitato di Stromboli. Ci scaricò sulla spiaggia e a quel punto la squadra ricorse a un gommone per rifare il periplo dell’isola: ma il mare si gonfiava sempre più minacciosamente, cosicchè per raggiungere casa non restò da fare altro che gettarci in acqua interamente vestiti e con i borsoni al collo, nuotando faticosamente fino al pontile. Era inverno (o inferno?) pieno”.

Ma qualche trasferta è anche iniziata all’insegna dell’audacia marittima più esasperata… “è accaduto l’anno scorso, dovendo raggiungere Messina. L’aliscafo al mattino non arrivò e dunque si propose l’ipotesi di un recupero infrasettimanale: soluzione improponibile poiché i nostri giocatori sono studenti, operai, pescatori, impresari, commercianti… La soluzione la trovò l’allenatore, Paolo Sforza (stromboliano acquisito, essendo pugliese di Altamura, ndr). Tirò fuori da un magazzino il proprio gommone, caricò 18 persone a bordo e così raggiungemmo Lipari, dove l’aliscafo s’era fermato. Dimenticavo di precisare che le nostre partite si giocano alle 12:30, per consentirci il viaggio di andata partendo all’alba e quello di ritorno quando già il sole è tramontato da tempo. Lo stessa vale per i nostri ospiti. Non a caso spesso, quando c’è tempesta meteo-marina, partiamo il sabato, rischiando anche di rientrare a Stromboli il lunedì”.

Cinquecento residenti stanziali, dei quali 26 relegati a Ginostra, una sola passione: il calcio. Qui non c’è cinema e durante l’inverno non esistono luoghi di ritrovo. Per fortuna dal 2007 su questo scoglio esiste un campo (45×87 metri, tutto compreso, lo “Stefano Scibilia” in contrada San Gaetano che ricorda un atleta locale prematuramente scomparso), perché prima si giocava sempre in trasferta. Ma i 500 strombolani esprimono tutta la squadra e anche i giocatori, quando occorre, non esitano a contribuire alle spese di trasferta. Per una squadra fatta interamente in casa, l’eccezione sono due “esterni”, la punta Ovajdi Nouali, manovale algerino residente a Barcellona Pozzo di Gotto, e Aldo Di Natale, studente di Patti. Entrambi comunque qui sono di casa, poiché durante l’invasione turistica estiva lavorano stabilmente nell’industria alberghiera. Il Presidente, come detto, è Graziano Di Maggio; l’allenatore Paolo Sforza, con la supervisione di un direttore tecnico, l’ex giocatore Massimiliano Cincotta.

Parli con il presidente Di Maggio e scopri che Stromboli è sì un’isola per nove mesi all’anno relegata a fare vita a sé, ma ha un pregio che merita di essere pubblicizzato: “Qui non abbiamo ospedale, ma da alcuni anni funziona alla perfezione il servizio del 118 tramite elicottero. Situazione che ci rende quanto meno tranquilli sotto l’aspetto della salute. Ci resta il nodo dell’approdo, come detto a Stromboli oppure a Ginostra, ma da qui l’abitato deve comunque raggiungersi via mare, con i gommoni. E durante l’inverno non è una bella prospettiva. Le corse degli aliscafi sono due al giorno sia per la Compagnia delle Isole che per la Ustica Line. La nave arriva ogni giorno, esclusa la domenica: il lunedì e il giovedì prosegue per Napoli, che raggiunge in otto ore notturne”. Vita difficile quella a Stromboli? ”Forse si, ma chi vi nasce si abitua”. Merita un 10 e lode in filosofia, grazie anche a Giorgio Armani.               

Focus Su > LA SQUADRA
Che lo scirocco porti fortuna
Nello Stromboli Scirocco (è questo il vento caratteristico dell’isola) militano:
cinque operatori turistici: Utano (portiere), Grasso, Luigi Sforza (difensori), Esposito (centrocampista) e Fabrizio Di Maggio (attaccante);
cinque operai: Silvestri (p.), Acquaro, Casiero, Restuccia (d.), Nouali (c.);
cinque studenti: Giorgio Cusolito, Gitto, Mirabito (d.), Simone Cincotta (c.), Di Natale e Fracassi (a.);
tre pescatori: Federico Cusolito (d.), Simone Cincotta (c.) e Stefano Cincotta (a.);
due imprenditori: Letizia (d.) ed Enrico Cincotta (a.);
un cameriere: Raffaelli (c.);
un commerciante: Scibilia (c.);
un politico: Lanza (d.).
La squadra si allena dal martedì al venerdì nelle ore serali, per favorire questi giocatori-dopolavoristi.

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