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Il calcio dei big data

Sappiamo ad esempio, grazie ad Opta, una delle maggiori società che raccolgono e vendono dati sportivi, che una partita di novanta minuti genera tra i 1.600 e i 2.000 tocchi di palla. Ogni azione, ogni evento di un match può essere allora scomposto ricavandone dati preziosi per valutare l’efficacia di una strategia o di un modulo, il valore assoluto di un giocatore, l’effettiva pericolosità e i punti deboli di un avversario. Sono numeri che tuttavia non mettono tutti d’accordo: c’è chi liquida il tutto con un perentorio “il calcio non è matematica” e che vede nei diktat delle statistiche il modo migliore per commettere errori clamorosi e chi invece, come il tecnico del Napoli Rafaél Benitez, è molto interessato a questo tipo di supporto, tanto da usare sempre, ad esempio, i dati di una partita nelle analisi che pubblica sul suo blog.

Il punto lo chiarisce bene Devis Mangia, allenatore dello Spezia: “Il dato fine a se stesso ha una sua importanza, ma non è determinante. A me non interessa la tabella dei numeri, voglio che chi si occupa di analizzarla aggiunga un’interpretazione utile”. Quindi, impossibile sostituire la visione di una partita con le sue statistiche, ma come strateghi e statisti importa saper leggere i numeri per compiere scelte più complete. Scelte ad esempio relative all’acquisto di un giocatore: filmati e statistiche sono già da tempo utilizzate dai Ds per valutare calciatori che giocano in campionati oltre oceano e risparmiare così un consistente numero di biglietti d’aereo e c’è chi si spinge sino a tener d’occhio i voti dei giornali sportivi: tre belle pagelle di seguito e si può accendere l’interesse.

Nel calcio inglese gli analisti del settore sono sempre più ricercati, mentre in Italia permane maggiore scetticismo su questo tipo di approccio. E’ evidente però come sempre più peso assumano i dati tecnico-tattici di una gara così come quelli fisici dei giocatori se si osservano le pubblicazioni dei nostri quotidiani sportivi. Dal numero di palle intercettate alle respinte e i contrasti riusciti di un difensore al numero di occasioni create, passaggi e tiri nello specchio della porta per quanto riguarda centrocampisti e attaccanti. Così, per curiosità, sappiamo che nella classifica per numero di tiri nello specchio di porta della Serie A 2013/2014 campeggia al primo posto Carlos Tévez, o che Cuadrado (Fiorentina) è il miglior realizzatore di dribbling della scorsa stagione, o ancora che David Astori (Inter) è stato il numero uno delle respinte in area di rigore.

Ne è passato di tempo da quando il calcio era fatto di corse disordinate in mezzo al campo e calci liberi sugli stinchi degli avversari. Oggi lo sport è sempre più oggetto della statistica e della tecnologia, un gioco in rapida evoluzione, definito da valori umani e big data: un connubio che merita curiosità e attenzione, se non una spassionata accettazione.

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