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Il calcio incantato dell’isola di Caprera

Giocare a pallone a La Maddalena, in Sardegna, è quasi un'impresa. Ma di mollare non se ne parla, anzi. Il segreto? La bellezza di un posto ai confini della realtà

La Maddalena è un paradiso terrestre. Per andare a godersi le vacanze, ma anche per giocare a calcio. La stagione del Caprera, nel girone A di Serie C, non è iniziata nel migliore dei modi: tredici gol subiti nelle prime due partite, sette dalla Femminile Juventus Torino e sei dallo Spezia. Ma c’è un motivo, e con la tattica non ha niente a che fare. “La stagione estiva, a Caprera, dura fino alla fine di ottobre – confessa il presidente Roberto Cau -. Le ragazze lavorano nelle strutture alberghiere, nei bar, nei ristoranti. Si fa fatica ad arrivare a 11 nelle partite: in allenamento, invece, è praticamente impossibile”. Perché le giocatrici che la domenica indossano la maglia neroverde, provengono da tutta Italia: ci sono le sarde, ma anche le milanesi, le torinesi, e in questi giorni stanno arrivando anche le georgiane. Hanno avuto il visto dall’ambasciata, sono a Catania (dove risiederanno) a preparare i documenti e il permesso di soggiorno, stanno per sbarcare sull’isola.

Di fatto, il Caprera non si allena mai al completo: dal continente – così è chiamato dai sardi il resto d’Italia – ci sono giocatrici che arrivano soltanto per il week end, quando si gioca in casa, o aspettano il resto della squadra quando le partite sono in trasferta. “Non abbiamo un giorno di preparazione sulle gambe, ma dal 15-20 ottobre il turismo è molto sceso, quindi le cose andranno sempre meglio – racconta Cau -. Le otto-nove ragazze che invece hanno già gli orari buoni per allenarsi, lavorano in campo tre volte alla settimana: il martedì con il preparatore atletico, gli altri due giorni con l’allenatore”. Il Caprera, per provare ad allargare la rosa, le ha provate tutte, anche ripetendo periodicamente l’annuncio sulla pagina Facebook per tutta l’estate e a stagione iniziata. “La bellezza dell’isola ha aiutato, qualcuna ha raccolto il nostro invito”. Soprattutto ragazze sarde, per due motivi. Il primo, legato all’identità del club nel territorio. Il secondo, puramente economico: “La Regione riconosce un contributo maggiore alle squadre che hanno il 60% di atleti sardi. Lo scorso anno, per questa ragione, abbiamo perso una cifra che per un club come il nostro è molto importante”.

LE TRASFERTE

Il Caprera è l’unica squadra sarda del girone A di Serie C femminile. Ogni trasferta, è un viaggio che inizia quando il resto del mondo ancora dorme. Le ragazze e lo staff lo fanno con passione, ma le difficoltà logistiche sono innegabili. La sveglia, di solito, suona alle 4, ritrovo alle 4.40 all’imbarco per il traghetto delle 4.55. “Sperando non ci sia vento, altrimenti i tempi si allungano”. Alle 5.15 si arriva al porto di Palau, nel pieno della Costa Smeralda, da lì a Olbia, per il primo aereo che di solito atterra a Linate. Sono le 8 del mattino, sembra già passata una giornata intera. Il Caprera, come tutti i club, ha ovviamente stipulato una convenzione con una ditta di pullman, con cui si viaggia fino alla località della partita.

Dopo il match, per le ragazze che tornano sull’isola, stesso viaggio in direzione contraria: aereo da Linate alle 21, atterraggio a Olbia alle 22.30, trasferimento a Palau, altro traghetto fino a La Maddalena. Arrivo previsto, senza imprevisti, intorno all’una di notte, quasi 24 ore dopo aver salpato. Sull’isola, le ragazze si muovono con delle biciclette e un’auto messa a disposizione della società, che fornisce mensilmente l’abbonamento al traghetto a tutte le giocatrici che fanno le pendolari. Molte, hanno scoperto il Caprera innamorandosi de La Maddalena: “E nel nostro piccolo diamo anche una mano al turismo. Diverse giocatrici, dopo aver giocato qui da avversarie, tornano in vacanza, e lo stesso accade per i dirigenti di qualche società”. A cui capita di trovare, al bancone di un bar o nella sala ristorante di un albergo, le giocatrici del Caprera, che svolgono un lavoro stagionale.

Come nel Grand Hotel Resort Ma&Ma, che nell’estate del 2017 ha dato lavoro a 12 giocatrici. Ma&Ma sono Manila Salvati (direttrice e proprietaria) e il marito Mario Mela: hanno a cuore le vicende del Caprera, tanto da aver sostenuto le spese alberghiere per le prime due trasferte della stagione. A Caprera, invece, ci sono tre campi da calcio: uno, lo stadio Delfino, veniva utilizzato dagli americani per giocare a baseball, ma anche l’Ajax si è accorto della meraviglia dell’isola, organizzando dei camp estivi.

LE GIOCATRICI

Tra le “fuori sede” c’è Greta Vallotto, di Biella, vincitrice di tre scudetti Primavera con il Torino. Era compagna di Barbara Bonansea, Martina Rosucci, Cecilia Salvai e Michela Franco, campionesse d’Italia con la Juventus, poi le carriere hanno preso strade diverse. “Ero in contatto da qualche tempo con la società, quest’anno ho deciso di venire qui – dice -. Faccio la barista, lavoro al Caffè Sporting, vicino allo sbarco dei traghetti. Avevo già esperienza in un bar, mi è andata bene come collocazione lavorativa. Giocare qui fa un po’ strano: quando il tempo è bello, viene quasi pù voglia di andare al mare che al campo. Ma si sta benissimo: usiamo le biciclette, ma schiavizziamo (scherza, ndr) il presidente per farci venire a prendere e portare al campo”. Greta era stata una sola volta in Sardegna in vita sua: “Ma solo per giocare contro la Torres. Questo è un paradiso terrestre: la bellezza dei posti in cui viviamo compensa anche le inevitabili difficoltà che ci sono per gli spostamenti”.

Eleonora Esu, terzino destro, non si è dovuta spostare di molto: è nata a Marrubiu, in provincia di Oristano, lo stesso paese di nascita del presidente Cau. Anche Eleonora ha un’esperienza nel Torino, poi nell’Atletico Oristano. Gioca a calcio, ma lavora come lavapiatti in un ristorante. “Ogni volta che venivo a La Maddalena a giocare contro il Caprera, mi innamoravo sempre di più di questo posto – ammette -. Ogni giorno trascorso qui è una scoperta nuova. Dal ristorante, ci si affaccia e si vede il mare, e questa per me è una cosa bellissima”. Il Caprera probabilmente non vincerà il campionato, ma giocateci voi in un posto così.        

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