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il calcio integrato prende la rincorsa

Tanta preparazione, tanto impegno, tanta passione, tanto amore. Amore ricambiato, spontaneamente e incredibilmente, tanto di più. Amore offerto dai ragazzi con la sindrome di Down, messo lì con un sorriso o con un gioioso gesto dedicati a chi insieme a loro gioca, a chi li fa divertire e crescere con il pallone, con il pallone del “calcio integrato”. Un calcio che è un continuo, spontaneo mutualismo di lezioni di tecnica e atletica in cambio di lezioni di vita, di profonda umanità. 

Basta vedere che gruppo fanno questi ragazzi di questo calcio, che siano giocatori o che siano istruttori, o che siano volontari o genitori che danno una mano per tutto ciò che può necessitare. Basta intuire lo spirito di questo gruppo per capire quanto inestimabilmente prezioso sia il tesoro del “calcio integrato”, un tesoro che riluce quando queste squadre scendono in campo e suscitano ogni sorta di emozioni. Così come è successo in occasione della manifestazione “Grassroots Festival”, quando la Federazione ha puntato forte su questa disciplina le cui esibizioni hanno scatenato l’apoteosi al Centro Tecnico di Coverciano. Che festa incredibile sono state le fasi conclusive della kermesse, con migliaia di spettatori, giocatrici, giocatori, tecnici e dirigenti di tutta Italia ad abbracciare questi piccoli grandi campioni, protagonisti di una coinvolgente esibizione di gioia e di pallone. Esibizione cui ha partecipato anche la Floria AT 21, squadra legata alla Floriagafir del Comitato Regionale Toscana e all’AT 21 (Associazione Trisomia 21 – sindrome di Down). Un gruppo di giocatori che Mirko Frisco, loro allenatore, palermitano di 29 anni, laureato in Scienze Motorie e specializzato in attività motorie e sportive preventive e adattate, descrive così. 

Da due anni alleno otto ragazzi con età che va dai 19 ai 35 anni. Ci vengono segnalati dall’Associazione e abbiamo posto come limite i 16 anni. Questo perché non ci sia troppa differenza”. Frisco di calcio ne mastica: ha giocato in Eccellenza, centrocampista del Raffadali, squadra della provincia di Agrigento, e attualmente allena nella scuola calcio di Lastra a Signa. Sa quindi crescere un gruppo fin dai primi calci anche se non è composto da elementi di verde età. Scopriamo come. 

LE SEDUTE TECNICHE DI MISTER FRISCO

La parte atletica è importante perché la differenza conta anche in quelle partitelle che facciamo tra di noi. È necessario concentrarsi su questo aspetto anche se i nostri giocatori si possono allenare solo una volta alla settimana. Facciamo un riscaldamento prettamente a ‘secco’, senza palla, e quasi sempre uguale per cercare di fare interiorizzare l’esercitazione nel migliore dei modi. La fase centrale varia sempre, da percorsi motori a esercitazioni tecniche sia individuali che a coppie, a volte si cerca di introdurre della ‘tattica di squadra’ molto basilare. Per loro è molto importante la coordinazione motoria che è diversa da persona a persona. Infatti, a causa della loro sindrome, questi ragazzi tendono a essere un po’ impacciati nei movimenti e ad affaticarsi facilmente. Inoltre ci dobbiamo preparare e comportare con loro come se fosse una scuola calcio però seguendo singolarmente ogni soggetto”.

Ma non si tratta solo di preparazione fisica. Su questo mister Frisco non ha dubbi: “Ci impegniamo molto sull’aspetto di presa di coscienza del movimento e reattività mentale. Quindi ci dedichiamo a giochi psicocinetici, come ad esempio varianti di percorsi di diverso colore corrispondenti a esercizi diversi. Bisogna lavorare molto sulla crescita individuale. Non di rado queste persone hanno un atteggiamento infantile e vogliono sempre vincere. Infatti, inizialmente quando presi il gruppo notai un eccessivo comportamento infantile, non accettavano la sconfitta e volevano sempre fare come dicevano loro. Con il tempo lavorandoci e parlandoci cominciarono ad accettare la sconfitta e a capirne l’importanza. Sono dei ragazzi leali e anche quando vogliono fare i ‘furbetti’ più di tanto non riescono a fingere e dicono la verità. Si vede che si divertono, che stanno bene insieme”. 

Ma cosa bisogna fare affinché questo calcio, questa opportunità, possa avere una diffusione maggiore? “C’è bisogno di organizzare dei campionati – risponde Frisco – o comunque degli eventi. Il prossimo passo da compiere è quello di sviluppare nuove realtà di questo tipo e metterle in contatto, ovvero riuscire a creare delle squadre che permettono l’inserimento di questi ragazzi e partecipare a dei veri campionati. Dobbiamo dare motivazioni a questi ragazzi se vogliamo che anche attraverso lo sport continuino a fare progressi. E dobbiamo metterli a confronto con il calcio degli altri, nel rispetto di un regolamento specifico”. 

“È già successo giocando a calcio a undici in un torneo organizzato dalla squadra Cobra Kay – conclude Frisco – ed è già successo, in parte, a Coverciano questa estate. Non possiamo disperdere gli sforzi di tanti volontari che ci stanno vicini, o vanificare l’impegno dei genitori che partecipano all’attività sportiva e anche a quella dell’Associazione. Non possiamo sprecare le tante cose che questi ragazzi ci possono e ci sanno dare. Loro ci possono insegnare che non bisogna mai arrendersi, che bisogna sempre lottare e crederci. E ce lo dimostrano ogni volta che si trovano a compiere un’esercitazione e ci provano. Ci provano come gli riesce, ci riprovano e ogni piccolo miglioramento che ottengono è un input positivo per andare ancora più avanti. Più avanti loro e più avanti noi, perché in questi importanti momenti, in queste gigantesche partite vinte, questi ragazzi così espansivi, così trasparenti, così sinceri, ci trasmettono amore, tanto amore, amore vero”.                    

Focus Su > FLORIA AT21
Con le società di calcio per crescere insieme
“L’obiettivo è di far giocare i nostri ragazzi alla pari con quelli normodotati”. Non ha dubbi Antonella Falugiani, presidente della Associazione Trisomia 21: “Siamo consapevoli delle difficoltà ma anche convinti di potercela fare. Siamo in continuo contatto con il Sgs della Figc, in particolare con Paolo Mangini. Abbiamo un accordo con una società fiorentina del calcio dilettantistico, la Floriagafir, con la quale i nostri ragazzi si allenano. Abbiamo già partecipato lo scorso anno a un torneo grazie alla squadra del Cobra Kai. I nostri ragazzi si allenarono con loro e quindi disputarono degli spezzoni di gara entrando a turno in campo, giocando contro avversari che dopo le prime incertezze li hanno affrontati alla pari”. 

Il calcio integrato è in crescita ma non può essere lasciato solo: “Devono essere coinvolte le società sportive, abbiamo bisogno del loro supporto per far crescere i nostri ragazzi, perché rispettino le regole e giochino con gli altri senza differenze”.

TRISOMIA 21
L’Associazione Trisomia 21 onlus è una associazione a promozione sociale che assiste persone con sindrome di Down o disabilità intellettiva genetica affine, e le loro famiglie. Si impegna ad offrire ai genitori e ai loro figli una risposta completa, sia sul piano medico che sociale, insieme a un supporto durante tutto il processo evolutivo, dalla nascita all’inserimento nella scuola e nel mondo del lavoro. Floria AT21 è nata nel maggio 2008 e fa parte delle attività di tempo libero e sport, tra le quali vi è anche il teatro.

 

 

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