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Il consumo di alcool in ambito calcistico

L’alcool costituisce un nutriente in grado di fornire energia, ma partecipa solo per una piccola parte alla normale vita nutrizionale. Molte società scientifiche internazionali raccomandano infatti che gli uomini adulti non consumino più di 3 unità alcooliche al giorno (2 per le femmine), dove per unità si intende una quantità di 12 g circa di etanolo. A titolo di riferimento, una bevanda alcoolica corrispondente a una unità alcoolica può essere un piccolo bicchiere di vino rosso, una birra in lattina da 33 cc e un bicchierino di superalcoolico (40 ml). La Tabella a seguire riporta il quantitativo in grammi di alcool di alcune comuni bevande alcooliche.
Molti studi epidemiologici hanno tuttavia evidenziato che in diverse popolazioni nazionali dei Paesi industrializzati un’ampia percentuale di persone presenta un consumo superiore ai limiti massimi raccomandati, e ciò è particolarmente vero e preoccupante nella categoria dei giovani. I più recenti studi scientifici sostengono che quantità molto moderate di alcool (in ragione non superiore a 1 piccolo bicchiere di vino a pasto) nella dieta siano in grado di comportare un riduzione (in media intorno al 30%) della comparsa di eventi cardiovascolari: i meccanismi che sottendono tale vantaggio sono ancora oggetto di studio, ma sembrano riguardare effetti positivi sul profilo del colesterolo, sulla coagulazione e sulle capacità antiossidanti dell’organismo. Tuttavia, è risaputo anche come un consumo eccessivo di alcool si associ a pesanti svantaggi per la salute, come un aumentato rischio di patologie del fegato, molti tumori e diverse patologie psichiche.
Non è ancora oggi completamente chiaro se il consumo di alcool sia differente tra giocatori di calcio, atleti di altre discipline sportive e popolazione generale: diversi report internazionali indicano un aumentato consumo di alcoolici in gruppi di giovani agonisti, mentre altri sostengono al contrario che la pratica del calcio sia utile nel ritardare l’ingresso dei giovani nel consumo abituale di bevande alcooliche: sono evidentemente necessari altri studi per fare definitivamente chiarezza su questo aspetto.

Per quanto riguarda invece i risvolti nutrizionali, gli effetti dell’assunzione di alcool sulla prestazione sportiva sono noti e consolidati da tempo. Anzitutto, è ampiamente dimostrato che l’alcool esercita una serie di effetti negativi sul metabolismo dei carboidrati sia nel muscolo che nel fegato, influenzando negativamente la sintesi del nostro principale carboidrato di riserva, il glicogeno. Inoltre, esso rallenta lo svuotamento gastrico e rende maggiormente complesso l’assorbimento del glucosio da parte dell’intestino. Tale effetto può essere negativo soprattutto durante gli sforzi prolungati di intensità moderata come quello del calcio, nei quali il rilascio di glucosio da parte del fegato rappresenta un’importante risorsa energetica. L’ingestione di alcool prima di una sessione di allenamento o una partita può quindi causare addirittura un’ipoglicemia per soppressione di rilascio del glucosio epatico. Per quanto riguarda poi l’assunzione di alcool nel periodo di recupero (la classica “birretta con gli amici” dopo la partita), è stato dimostrato anche in questo caso come l’assunzione di alcool renda più problematico il deposito di glicogeno nei muscoli, a meno che non sia connesso ad una dieta ad alto tenore di carboidrati.
Per quanto attiene alla performance in campo, è stato dimostrato che l’ingestione di quantità moderate di alcool ha effetti trascurabili sulla performance di esercizio, non essendo in grado di influire significativamente sulla frequenza cardiaca, sulla pressione arteriosa, sulla respirazione e sulla capacità di lavoro.
Inoltre, è ampiamente dimostrato che l’etanolo esercita effetti diuretici (10 ml di urina in più per ogni grammo di etanolo ingerito), e anche questa azione può avere effetti negativi sull’idratazione in campo e sul processo di reidratazione post-sforzo nel calciatore. Attenzione anche alla falsa sensazione che una bevanda superalcoolica possa “riscaldare” il corpo prima di una partita da giocarsi in un clima particolarmente freddo, in quanto è vero esattamente il contrario. L’alcool, soprattutto se concentrato nei distillati, ha un effetto vasodilatatorio importante e può dunque comportare una grande perdita di calore dall’organismo mediante i vasi superficiali, peggiorando quindi i problemi di adattamento al freddo in campo.

Infine, ma non di minor importanza, non possiamo dimenticare gli effetti dell’alcool sul sistema nervoso: è stato infatti dimostrato che anche piccole quantità di etanolo possono compromettere la coordinazione e l’accuratezza dei gesti tecnici, l’equilibrio e l’esecuzione dei movimenti (da qui la classica attenzione a chi guida, anche se ha assunto modeste quantità di alcool durante un pasto).
In base a tutte le evidenze esposte, è quindi necessario concludere che, se un limitato consumo di alcool possa fornire qualche beneficio alla salute cardiovascolare (in ragione di non più di un piccolo bicchiere di vino a pasto, astenendosi dai superalcoolici e degli aperitivi ad alto tenore alcoolico), la sua assunzione è tuttavia da scoraggiare nel calciatore di qualsiasi livello (e da proibire nei caso di bambini e adolescenti), soprattutto nelle immediate vicinanze di un match o di una sessione di allenamento. Da non dimenticare, infine, che il consumo di alcool risulta molto elevato anche tra gli spettatori degli eventi sportivi che si svolgono in stadi e palazzetti, rendendo conto forse di una delle tante ragioni per cui i disordini tra tifoserie che nulla hanno a che fare con lo sport sono oggi così sotto i riflettori dei media.

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