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Il disturbo narcisistico di personalitˆà

Una piccola premessa sulla storia di Narciso. Un giorno lui si avvicinò a una fonte incontaminata e vide l’immagine riflessa di cui si innamorò. Ogni volta che tentava di abbracciare o baciare quel bel fanciullo l’immagine scompariva, così capì che era se stesso e rimase ore a fissarsi riflesso nell’acqua. Le stime di prevalenza del Dnp (Disturbo narcisistico di personalità) nella popolazione generale sono dell’1%, mentre nella popolazione clinica si stima un’incidenza percentuale sino al 6,2%. Il disturbo non è ugualmente diffuso fra i due sessi. I maschi colpiti sono più numerosi delle donne, di una quota compresa tra il 50% e il 75%. Il DNP sembra diffuso quasi esclusivamente in Paesi capitalistici occidentali. Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo della personalità il cui sintomo principale è un deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui. Questa patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso”.

La caratteristica essenziale del Disturbo narcisistico di personalità è un quadro di <b”>tendenza alla superiorità, necessità di ammirazione e mancanza di sensibilità per gli altri. Gli individui con disturbo narcisistico hanno, per la maggior parte del tempo, un’alta considerazione di se stessi.

Essi in genere esaltano le proprie capacità, apparendo spesso presuntuosi e in qualche caso provocatori. Credono di essere speciali, superiori, di dover essere soddisfatti in ogni loro richiesta e di avere diritto a un trattamento speciale. Quanti allenatori si sono mai chiesti se un proprio calciatore potesse essere inserito nella suddetta categoria diagnostica? Magari perché è un fanatico dei selfie. Ma non è sempre così. Spesso infatti si tratta di una personalità boriosa e ipervalutativa di sé, che non rappresenta un vero e proprio quadro clinico psicopatologico. La nozione di disturbo narcisistico di personalità è stata formulata da Heinz Kohut nel 1971 e introdotta dietro sua proposta nel manuale Diagnostic and statistical manual of mental disorders (vedi Focus Quadro Clinico nel DSM V).

I soggetti infatti diagnosticati con questo disturbo si aspettano che anche gli altri riconoscano il loro status di persone speciali e, nel caso in cui questo non accada, reagiscono con rabbia, risultando incapaci di mettersi in discussione e accettare le critiche. Gli individui con disturbo narcisistico di personalità generalmente hanno difficoltà a riconoscere che anche gli altri hanno desideri, sentimenti e necessità. Credono che le proprie esigenze vengano prima di ogni cosa e che il loro modo di vedere le cose sia l’unico giusto universalmente, mostrando indifferenza rispetto al punto di vista degli altri e incapacità di coglierlo.

Le caratteristiche

Solitamente i pazienti narcisisti hanno un livello molto elevato di perfezionismo e vogliono che le cose che in qualche modo riflettano la loro immagine (accessori consumistici quali macchine e vestiti) e le loro capacità (studio, lavoro) siano perfette. Spesso applicano tale meccanismo perfezionistico anche alle persone più intime (es. partner o figli), nei confronti delle quali sono molto esigenti e critici, poiché pretendono che facciano fare loro sempre “bella figura”. Un grande calciatore inserito in questa categoria nosologica per esempio potrebbe aspettarsi che il proprio figlio sia come lui o addirittura lo superi nell’attività sportiva, con spesso conseguenze devastanti per quest’ultimo che, se non in grado, potrebbero portarlo a un sentimento di “colpa” per non essere riuscito a rispettare l’aspettativa paterna. I pazienti con disturbo narcisistico di personalità, nei rari casi in cui entrano in relazione con una persona “al loro livello”, che non li ammira, a cui sono loro ad attaccarsi veramente, soffrono di un’elevata ansia d’abbandono e, nel caso di una rottura, sprofondano nella depressione.

Stessa sorte tocca loro nel caso in cui ottengano pesanti fallimenti sul lavoro o perdano una competizione importante. Molto spesso infatti assistiamo a questi fenomeni, quando ad esempio alcuni grandi calciatori sul calare della loro attività sportiva, preferiscono rinchiudersi in se stessi che affrontare la gestione del proprio declino fisico, con casi di abbandono anticipato della propria carriera. “Meglio chiudere un ponte quando è rotto che cercare di ricostruirlo” è la giustificazione che essi danno di se stessi. In ogni caso i narcisisti, anche quando hanno la sensazione di avere tutto ciò che desiderano (successo, amore, soldi, ecc.) si sentono costantemente insoddisfatti e attraversano fasi depressive cui non sanno dare una spiegazione.

Nel protocollo 2T, in uso nelle Nazionali Lnd Figc, si cerca di lavorare molto sui fattori emozionali, in quanto le emozioni si manifestano sempre in atteggiamenti corporei che incidono sulla respirazione, sui muscoli e su svariati processi fisiologici. Anche e soprattutto perché caratteristica basilare è la mancanza di empatia, ovvero della capacità di mettersi nei panni degli altri e di riconoscere che anche loro hanno desideri, sentimenti e necessità. Da questo deriva la convinzione dei narcisisti che le proprie esigenze vengono prima di tutto e che il loro modo di vedere le cose è l’unico giusto universalmente. Ecco perché nell’esercizio del Circle Time, già qui più volte discusso e parte integrante del Protocollo, si cerca di mettere tutti i calciatori partecipanti (a cerchio) e il tecnico (in mezzo) concentrati nell’ascolto empatico delle proprie considerazioni di se stessi come calciatori e soprattutto di se stessi come parti di un gruppo.

Cosa fare

La prevenzione dunque nella formazione di caratteri egocentrici risultata essere il concetto basilare che ogni tecnico deve avere tra i propri “know – how”. Ciò ovviamente non porta una soluzione di cura delle personalità narcisistiche, ma ne diminuisce in gran parte l’insorgenza nei soggetti predisposti, in quanto il calcio, come sport di gruppo, svolge una grande azione relazionale e sociale in tutti i soggetti che lo praticano.

Non va mai dimenticato che dietro alle varie sintomatologie elencate esiste il lato sommerso nel quale, invece, prevalgono sentimenti di inferiorità, fragilità, vulnerabilità, paura del confronto, ipersensibilità alla critica. Un tecnico molto empatico e un gruppo emozionalmente forte possono dunque essere i veri antidoti al conflitto psicologico latente presente in coloro che portano questo disturbo. Nello specifico si utilizzano tecniche cognitivo – comportamentali (vedi Box La terapia cognitivo – comportamentale) per la correzione di distorsioni del pensiero tipiche del Dnp, una delle quali è il “pensiero tutto o nulla” che consiste nella tendenza dei narcisisti a considerarsi o meravigliosamente superiori o completamente senza valore, adottando pensieri del tipo: “Uno può essere umano, come chiunque altro, ed essere ancora unico”; “Posso essere contento di essere come gli altri, piuttosto che dover essere sempre l’eccezione”; “Le cose comuni possono essere molto piacevoli”.

Caratteristiche del disturbo narcististico della personalità

Ha un senso grandioso di importanza (per es. esagera risultati e talenti, si aspetta di essere considerato/a superiore senza un’adeguata motivazione).

È assorbito/a da fantasie di successo, potere, fascino, bellezza illimitati, o di amore ideale.

Crede di essere “speciale”‘e unico/a e di poter essere capito/a solo da, o di dover frequentare, altre persone (o istituzioni) speciali o di classe sociale elevata.

Richiede eccessiva ammirazione.

Ha un senso di diritto (cioè l’irragionevole aspettativa di speciali trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative).

Sfrutta i rapporti interpersonali (cioè approfitta delle altre persone per i propri scopi).

Manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri.

È spesso invidioso/a degli altri, crede che gli altri lo/a invidino.

Mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntosi.

Focus Su > QUADRO CLINICO DEL DNP NEL MANUALE DIAGNOSTICO E STATISTICO DEI DISTURBI MENTALI (DSM)

Come si è potuto constatare, il soggetto affetto da Dnp non cerca altro che contrastare un profondo senso di inferiorità, fragilità, vulnerabilità, inquietudine e insoddisfazione costanti, oltre alla paura del confronto, che setnte insiti in lui, ricorrendo spesso a quelle che possono essere definite “soluzioni illusorie”.
Il DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), divide i disturbi in cinque assi, così ripartiti:

ASSE I: disturbi clinici, caratterizzati dalla proprietà di essere temporanei o comunque non “strutturali” e altre alterazioni che possono essere oggetto di attenzione clinica: lo psichiatra cerca la presenza di disturbi clinici che possono essere riconducibili non solo al cervello e al sistema nervoso, ma anche a qualsiasi condizione clinica significativa che il soggetto può avere (per esempio valuterà se il soggetto è sieropositivo, malato cronico, etc.)

ASSE II: disturbi di personalità e ritardo mentale. Disturbi stabili, strutturali e difficilmente restituibili ad una condizione “pre-morbosa”; generalmente, ma non necessariamente, si accompagnano a un disturbo di Asse I, cui fanno da contesto. Questo asse è divisa in sottoparagrafi corrispondenti ai diversi disturbi di personalità.

ASSE III: condizioni mediche acute e disordini fisici

ASSE IV: condizioni psicosociali e ambientali che contribuiscono al disordine

ASSE V: valutazioni globali del funzionamento

LA TERAPIA
COGNITIVO – COMPORTAMENTALE

La psicoterapia cognitivo – comportamentale, anche chiamata terapia cognitivo – comportamentale (TCC), è un termine ombrello con cui si indicano le psicoterapie oggi più diffuse e che vengono utilizzate per trattare un’ampia gamma di disturbi psicopatologici.

• Il termine “cognitivo” fa riferimento a tutto ciò che accade internamente alla mente, ovvero tutti i processi mentali come pensiero, ragionamento, attenzione, memoria, con implicazioni sullo stato di coscienza o consapevolezza, etc.

• Il termine “comportamentale” fa riferimento invece ai comportamenti manifesti (non solo azioni e condotte, ma tutte le attività osservabili dell’organismo in rapporto con l’ambiente) da parte del soggetto.

È una terapia direttiva, adattata al trattamento individuale, di coppia e in gruppo e di breve durata, dove il terapeuta istruisce il paziente e assume attivamente il ruolo di “consigliere esperto”, permettendo di evidenziare dei cambiamenti e dei miglioramenti. Essa è finalizzata a modificare quelli che la teoria di riferimento definisce i pensieri distorti, le emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi del paziente, con lo scopo di facilitare la riduzione e l’eliminazione del sintomo o del disturbo psicologico.

L’obiettivo del terapeuta cognitivo – comportamentale è dunque quello di ridurre il comportamento di evitamento, facilitare un reframing cognitivo (ristrutturazione cognitiva) attraverso prese di coscienza, e aiutare il paziente a sviluppare abilità di coping (capacità di fronteggiare certe situazioni).

 

 

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