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Il gioco raffinato del samurai

Ci sono allenatori di cui si contano i trofei in bacheca perché hanno solo quelli, poi ci sono i maestri che non hanno bisogno di vincere: Marcelo Bielsa è tra questi. Il tecnico argentino, soprannominato El Loco, sul campo produce bellezza. E lo fa a modo suo

Ex difensore argentino ritiratosi a soli 25 anni perché non si riteneva abbastanza bravo, Marcelo Bielsa, soprannominato “El Loco” (“Il Pazzo”) per via del suo carattere eccentrico e per le numerose stranezze comportamentali, è considerato uno dei tecnici più preparati e apprezzati a livello internazionale, con numerosi estimatori in tutto il mondo. Bielsa è un innovatore del calcio moderno, un personaggio controverso e venerato, un genio che ha inconsciamente fondato una “scuola di pensiero” calcistico per allenatori che fanno della tattica e della psicologia le loro armi vincenti.

quote bielsa

Metodico, quasi scientifico nel suo approccio allo studio dei match e – per alcuni aspetti – tattico ossessivo, con il suo modo di fare ha influenzato molti degli attuali tecnici nel panorama calcistico internazionale. L’argentino produce bellezza: ci sono gli allenatori di cui si contano i trofei perché non hanno altro e poi ci sono i maestri come Marcelo Bielsa che non hanno bisogno di vincere.

Prima il campo poi lo scouting
Bielsa inizia la propria carriera come vice allenatore per poi passare all’attività di scouting; non si limita a osservare i giocatori che gli vengono segnalati ma li ricerca in lungo e in largo come un cacciatore di tesori, percorrendo migliaia di chilometri in su e in giù per l’Argentina, che suddivise in 70 zone quadrate per poi visitarle tutte. Un totale di 25.000 km percorsi che gli permisero di visionare circa 2.000 calciatori. è così che vennero scoperti talenti come Gabriel Omar Batistuta, Mauricio Pochettino, Nestor Sensini, Abel Balbo. Nominato “Commissario tecnico dell’anno” nel 2001 e “Allenatore sudamericano dell’anno” nel 2009, Bielsa ha vinto tre campionati argentini e una medaglia d’oro nella veste di commissario tecnico dell’Argentina alle Olimpiadi di Atene 2004.

El Loco non siede in panchina ma sta accovacciato a guardare le partite a bordo campo cercando il punto di vista della palla; è come un samurai, uno che sa combattere ma soprattutto che sa prendersi le proprie colpe in un mondo di irresponsabili. Ha calcolato (arbitrariamente) che per comprare un biglietto per vedere una partita ci vogliono tre ore di un salario medio, ha chiamato tutti i suoi giocatori e li ha obbligati a raccogliere (per tre ore esatte) la spazzatura intorno al campo di allenamento. Scopo dell’esercizio? Quello di far apprezzare ai giocatori lo sforzo che ogni tifoso fa per assistere alle partite.

Il calcio “pazzo” del loco Bielsa
Il sistema di gioco famoso e originale di Marcelo Bielsa è il 3-3-3-1, adottato in particolare con il Lille, sebbene questo modulo venga adottato per lo più quando si trova ad affrontare squadre che schierano due attaccanti centrali mentre contro squadre che schierano una sola punta centrale (4-3-3, 4-2-3-1) viene prediletta la difesa a 4. Questo perché in fase di non possesso palla i principi di marcatura dell’avversario sono prioritari rispetto al mantenimento delle posizioni e delle distanze reciproche: si prende l’avversario presente nella propria zona di competenza e lo si marca individualmente per tutta l’azione, lasciandolo solamente in caso di cambio di marcatura con un compagno. Per Bielsa è più importante marcare gli avversari che presidiare gli spazi. In aggiunta al sistema di marcature a uomo, il tecnico argentino vuole avere la superiorità numerica in zona difensiva con un giocatore libero pronto ad effettuare le necessarie coperture.

lille marsiglia

Il tecnico di Rosario ha sempre predicato un calcio offensivo ma estremamente organizzato e impregnato di concetti presi dal calcio totale olandese, vera origine di quasi tutto il calcio moderno.

I cardini del calcio di Bielsa sono tre:

1) difendi alto, per restringere il campo e asfissiare col pressing;

2) attacca largo, per dilatare le maglie della difesa;

3) muovi in fretta la palla, per trovare sbilanciato lo schieramento avversario.

Bielsa necessita di “soldati” fedeli e ubbidienti che credano ciecamente nella sua idea di calcio, fatta di creazione degli spazi e verticalità, che sappiano interpretare e riproporre uno spartito armonioso ed intenso dove i calciatori sono elementi intelligenti e intercambiabili.

La fase offensiva delle sue squadre ha come caratteristica principale la sua verticalità. Bielsa alza tanti uomini al di sopra della linea della palla e necessariamente la manovra si sviluppa di preferenza per vie verticali. Con il sistema 3-3-3-1 la disposizione tipica in fase offensiva prevede la formazione di un rombo arretrato costituito dai tre difensori più il mediano. Il centrocampo viene “svuotato”: i centrocampisti laterali giocano larghi e le due mezzepunte esterne entrano dentro il campo alle spalle del centrocampo avversario. Rispettando una logica di distribuzione all’interno del rettangolo di gioco, se uno degli esterni offensivi rimane largo, lo spazio interno è attaccato dal centrocampista laterale.

La costruzione del gioco passa principalmente dai piedi del centrocampista centrale che ha come opzione primaria il passaggio tra le linee verso i trequartisti: se questa linea di passaggio è coperta, la costruzione del gioco prende vie laterali, partendo dai centrocampisti esterni. Quando la ricezione tra le linee avversarie non è possibile, viene scelta la via della giocata lunga cambiando il fronte del gioco da un lato all’altro, per trovare l’esterno alto sul lato debole. I due difensori laterali hanno le stesse opzioni di gioco, compresa la responsabilità del passaggio verticale se il centrocampista centrale è marcato dagli avversari.       

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