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Il Koa Bosco conquista la Seconda Categoria

L’integrazione passa da un campo da calcio, spesso succede. È successo così per i ragazzi ospitati nelle tendopoli tra Rosarno e San Ferdinando, immigrati di giorno impegnati nei campi a raccogliere agrumi e di sera dietro a un pallone, all’inizio per passatempo, per scaricare la tensione, divertirsi e socializzare, poi per qualcosa di più, per dimostrare di esserci anche loro, di essere parte integrante del territorio.

È stato don Roberto Meduri, parroco di Sant’Antonio del Bosco, alla periferia di Rosarno, ad invitare i ragazzi, tutti africani, ad indossare una casacca e un paio di scarpini alla fine della giornata di lavoro nei campi. Ebbe l’idea di formare una squadra e decise di trovare i fondi per metterla in piedi: “Non è stato facile – racconta a Lettera43.it – ma io ci ho creduto fin dall’inizio perché gli aiuti come cibo o vestiti sono fini a se stessi, per quanto utili, mentre questo progetto avrebbe fatti uscire fuori questi giovani, avvicinandoli alla società e aiutandoli a sentirsi cittadini”.

Èd è successo che a Torino, un gruppo di cittadini originari di Rosarno, ha raccolto i 2.800 euro necessari per l’iscrizione al campionato mentre il presidente della viola Basket Reggio Calabria, Giancesare Muscolino, ha donato il kit di divise, tute, scarpe e borse, per 25 giocatori. Così è nata la Koa Bosco, acronimo di Knights of the altar (cavalieri dell’altare), nome di un gruppo di gospel composto da immigrati e che come la squadra fa parte di “Uniti contro le frontiere”, progetto umanitario che include anche formazione e alfabetizzazione. Poi le domeniche sui rettangoli di gioco, nella Terza Categoria calabrese, con la squadra che ha scalato la classifica. Eppure l’unico ad avere avuto un’esperienza nel calcio agonistico tra i migranti è il 26enne senegalese Khadim Seye, capitano della Koa Bosco, ma la voglia di farcela era tanta e ha sfondato ogni barriera.   

Guidati da Domenico Mammoliti, allenatore di Gioia Tauro, la squadra ha tirato dritto sopportando anche diversi episodi di razzismo: durante la settimana al lavoro nei campi, le domeniche in divisa, la notte di ritorno nelle loro “case”, tende blu della Protezione civile. La finale dei playoff si è disputata a Maropati, piccolo paese della provincia di Reggio Calabria, contro l’Atenogenese ed è terminata per 2-1. La promozione è ottenuta, dall’anno prossimo la Koa Bosco è in Seconda Categoria, a dimostrare che il calcio può essere integrazione, riscatto, e che i pregiudizi si possono combattere, anche a suon di gol.

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