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Il metodo 2T entra in campo

Che la mente possa influire significativamente su ogni attività umana e, quindi, anche su quella sportiva è stato certamente chiaro fin dai primi Giochi Olimpici, in cui il destino di una competizione sportiva non dipendeva solo dalla prestanza fisico-atletica, ma anche dall’astuzia, dalla strategia, dal coraggio, dallo stato d’animo, caratteristiche, quest’ultime, strettamente legate all’attività mentale dell’atleta.

Avere talento nello sport è certamente un dono, ma questo può andare sprecato se non si è in grado di sfruttarlo al meglio. Molte squadre sono estremamente buone “sulla carta”, ma non riescono a funzionare come gruppo e a raggiungere traguardi elevati, così come anche singoli atleti che hanno problemi di stress e di ansia da prestazione possono non dare il massimo durante le gare importanti. Le buone potenzialità fisiche possono non essere sufficienti per il successo agonistico, dal momento che queste non si traducono automaticamente in elevate prestazioni, ma necessitano di programmi specifici per il potenziamento delle competenze emotive, cognitive e relazionali degli atleti (Steca et al., 2010).

“È importante, infatti, che si arrivi ad accettare fino in fondo che l’atleta per rendere al massimo non deve essere ben allenato solo nei suoi muscoli, ma che anche la sua mente deve essere in grado di dare il massimo nel momento della competizione” (Fredda, 2004).

Fra pensiero e azione
Questo mese, è mia intenzione entrare più a fondo nella spiegazione del Metodo 2T, già introdotto nella mia rubrica di febbraio, all’interno del discorso legato alla Postura.

La Tenacia o Mental Toughness, è al centro delle più importanti ricerche nell’ambito della psicologia dello sport degli ultimi 10 anni. La tenacia non ha a che fare con il sopprimere le emozioni o spingersi oltre i limiti estremi, ma con una buona capacità del controllo dei pensieri e agire razionalmente in maniera costruttiva con un alto carico di pressione.

Secondo Jones ( Jones, G. 2007) la “mental thoughness” è composta da quattro pilastri (pillar): mantenere la fiducia in se stessi, rimanere focalizzati, trovare nuove motivazioni intrinseche ed adattarsi ad ogni tipo di pressione esterna. Lo stress può facilitare o debilitare la prestazione(ad esempio sono noti gli studi sul Presidente degli USA Obama che rende al meglio nelle sue manifestazioni politiche con un forte carico di stress).

Lo sviluppo del Talento (si veda Focus su: Le definizioni del Talento) è un processo complesso che rientra all’interno delle teoria sul Temperamento. Esistono decine di teorie e studi scientifici che esplorano il significato di questa parola, e molti di essi lo considerano come una dote naturale su cui costruire abilità specifiche. 

Il talento è ricco di caratteristiche che la psicologia studia da decenni soffermandosi su alcuni aspetti tra cui la capacità decisionale, i processi emotivi, le caratteristiche ambientali ed altri. Etimologicamente il talento era l’unità di misura di peso ai tempi greci e babilonesi indicava all’incirca quanto si stimava un uomo potesse portare sulle spalle.

Capacità innata? Congenita? Questo non è spiegabile con certezza, però è innegabile che sia la risultante di forze ambientali, abilità fisiche tecniche ed emotive. Si può parlare di un prodotto psicosociale, basti pensare, nella scelta dello sport all’influenza famigliare. Questo è solo uno degli innumerevoli esempi che si potrebbero fare di quelli che in gergo si definiscono elementi socio-ambientali.

E’ necessario tener presente, soprattutto quando si parla dei giovani atleti, che il precoce sviluppo del talento non è sempre indice del raggiungimento della sua massima espressione ed è importante considerare come priorità la realizzazione personale dell’individuo.

Il Settore Giovanile Scolastico Figc, per esempio propone alle scuole calcio l’alternanza dei ruoli prevedendo sempre in tutte le categorie dell’attività di base la libera fuoriuscita del “talento”. Ciò si fa sicuramente con l’alternanza dei ruoli, per capire e far capire quali sono gli spazi e le posizioni più consone al proprio temperamento.

Le esercitazioni pratiche
Ma come si traduce tutto questo nella pratica? Vediamo nel dettaglio.

Per la Tenacia:
identificare gli elementi stressanti (stressor);
potenziare abilità come ad esempio l’attenzione (si veda Focus su: Definizione di Attenzione) e la concentrazione;
trovare strategie  di adattamento e nuove motivazioni intrinseche.

Le esercitazioni in questo senso lavorano molto sulla capacità dell’interiorizzazione del tempo squadra, ognuno dunque deve essere sincronizzato con il resto del gruppo.

Contando a livello mentale un numero “X” di secondi all’unisolo, si renderà ancor di più sincronizzata anche la coordinazione motoria, che ha ovviamente radice nella capacità cognitiva legata all’attenzione e alla concentrazione.

Per il Talento: 
identificare le abilità psicologiche (es. controllo emotivo, attenzione, coping) e le caratteristiche socio ambientali, rinforzarle ed accrescerle;
potenziare abilità fisiche e tecniche sportspecifiche;
mantenere nel tempo il talento protetto da stress, depressione, eventuali nevrosi.

Le esercitazioni in questo senso lavorano molto sul discorso del “circle time”, dove ognuno mette dentro al cerchio le proprie emozioni, le proprie aspettative e le proprie autocritiche. E oltre a lavorare sulla cosiddetta “self efficacy” (Bandura), all’interno del cerchio si cerca di far empatizzare i singoli bambini o atleti ognuno verso l’altro, nell’ottica comune di gruppo. Si incoraggiano così le critiche e i gli apprezzamenti. Tutto ciò deve essere sempre affiancato da un grande applauso di gruppo.

Questo metodo sperimentale ha talento e tenacia come caratteristiche fondamentali, ma è composto da altri importanti fattori come i valori, l’etica e il rispetto dell’individuo nella sua interezza e la e la conoscenza e consapevolezza dei propri mezzi da parte dell’atleta. è un modello che nasce dal “basso” con l’ambizione di arrivare in alto. Competenza, padronanza della materia, conoscenza profonda dell’ambiente e una grande passione per lo sport sono i gradienti con cui lo psicologo misura il proprio operato sul rettangolo verde. è cavalcando l’onda dell’esperienza, della curiosità, della passione che nasce questo modello. Un modello figlio di un esperienza “sul campo”, il risultato di osservazioni, sperimentazioni e riflessioni continue.

FOCUS SU > DEFINIZIONI
ATTENZIONE
L’attenzione è un processo cognitivo che permette di selezionare stimoli ambientali, ignorandone altri. Una metafora spesso usata è quella del filtro, che lascia passare soltanto gli stimoli rilevanti. Potrebbe sembrare che l’attenzione sia identica ad altri processi cognitivi come quello di vedere o di percepire, ma ad un’analisi più approfondita è chiaro che l’attenzione coinvolge qualcosa di più che la sensazione e la percezione, sebbene interagisca con queste facoltà. Infatti l’attenzione può essere indirizzata non solo a cose esterne, ma anche a processi mentali come quando pensiamo a qualche ricordo o facciamo calcoli a mente. L’attenzione è “il prendere possesso da parte della mente, in chiara e vivida forma, di uno dei tanti oggetti o delle numerose sequenze di pensieri possibili” (William James)

• “prendere possesso da parte della mente”

• Possiamo controllare il fuoco attenzionale (attenzione volontaria)

• “prendere possesso di uno dei tanti oggetti o delle numerose sequenze di pensieri possibili”

• incapacità della mente di prestare attenzione a più oggetti simultaneamente (selettività)

 

TALENTO
In letteratura, molti autori si sono occupati di talento sportivo. Hahn (1986) e Joch (1992) affermano che l’espressione del talento sportivo è condizionata da un insieme di fattori:

a. Caratteristiche fisiche e antropometriche

b. Abilità motorie e tecniche

c. Abilità cognitive e mentali

d. Condizioni sociali e ambientali

Reilly et al. (2000), Vaeyens et al. (2006),
Gil et al. (2007) suggeriscono che l’identificazione del talento e la sua promozione siano processi dinamici e multidisciplinari, in cui i fattori maggiormente presi in considerazione sono:

a. antropometrici

b. fisiologici

c. tecnici

Negli ultimi anni, lo studio dello sviluppo del talento è stato affrontato in un’ottica multidisciplinare (Abbott et al. 2005), che comprendesse anche fattori psicologici.Williams (2000) pone l’attenzione sui fattori percettivi e cognitivi, identificando nella capacità di anticipazione, nella memoria a lungo termine e nella capacità di discriminare gli stimoli a cui prestare attenzione, le caratteristiche mentali che contraddistinguono il giocatore di alto livello.Morgan e Giacobbi (2006) identificano come fattori necessari per raggiungere l’eccellenza in campo sportivo la predisposizione genetica, l’allenamento, il supporto sociale e le abilità psicologiche.Il loro studio ha portato all’elaborazione di due teorie: la “teoria delle tappe del talento” afferma che, per aver successo nello sport, siano fondamentali la predisposizione genetica e l’allenamento.Tuttavia, anche i fattori sociali rivestono notevole importanza. Gli autori evidenziano come, parallelamente al successo sportivo, i giovani atleti inizino a sviluppare aspetti psicologici quali motivazione, coping, spirito di competizione e auto-controllo.La “teoria del supporto sociale”, invece, pone l’attenzione sulle circostanze in cui i bambini, nei momenti di difficoltà, fanno affidamento su genitori, allenatori, fratelli, compagni di squadra o amici, sviluppando particolari capacità psicologiche che li renderanno migliori nello sport ma anche nella vita.

APPROFONDIMENTI > LE SCUOLE CALCIO
Un discorso a parte merita il tanto difficile quanto affascinante mondo delle scuole calcio, a fare da collante qui troviamo l’aspetto ludico che non andrebbe mai perso di vista ne tanto meno disatteso. Questo assume una valenza fondamentale dalla quale non si può prescindere quando si parla di bambini. Il gioco è una cosa seria! Potremmo dire parafrasando Platone “la vita va vissuta come un gioco”. Parlando di sport molti lo enfatizzano, tanti lo predicano, pochi parlano di gioco e troppo spesso se ne dimenticano. 

Il timone che orienta l’equipe CPS ideatrice del metodo, nelle scuole calcio e nei settori giovanili è proprio l’aspetto ludico; mossi dalla profonda convinzione che: “nel bambino o nel ragazzo il gioco esprime l’ aspirazione a crescere e per l’adulto rappresenta la possibilità di dar voce al desiderio di restare bambino!”

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