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IL NUMERO 10 DEL CECIFOOT

Frédéric ha amato lo sport fin da piccolo, nonostante i gravi problemi di vista per colpa di un glaucoma. Aveva iniziato col judo, ma i medici glielo sconsigliarono perché rischiava di perdere la poca capacità visiva che gli era rimasta. Allora si è dato all’atletica e al nuoto con buoni risultati, ha seguito anche il rugby ma giocare era impossibile: “Come fare gol con una rovesciata al volo nel cécifoot”, ha dichiarato al magazine francese So Foot. Frédéric percepisce indistintamente forme e luci, non è completamente cieco, ma quando ha provato a giocare in una squadra di ipovedenti riusciva a fare pressing ma non vedeva, comunque, abbastanza per partecipare al gioco. La decisione di giocare a cécifoot con una benda davanti agli occhi, avvolto da un buio completo, non è stata facile, perché significava accettare la propria cecità, significava fare un passo indietro e non uno in avanti.

Le prime volte che è entrato in campo era contratto, forse spaventato, perché ancora non sapeva dove l’avrebbe portato questa scelta, non sapeva che un giorno l’avrebbero chiamato il “Messi del cécifoot” e sarebbe diventato uno degli atleti francesi più forti e stimati di sempre, tanto da diventare Cavaliere dell’Ordine nazionale al merito, una delle onorificenze più importanti. Se 102 reti in 42 partite vi sembrano poche, con una media di 2,5, questo è Frédéric Villeroux, capitano della Nazionale di Calcio a 5 con la quale ha vinto due volte gli Europei, arrivando secondo ai Mondiali e ai Giochi paralimpici. Mentre con i club ha vinto undici volte la Coppa di Francia e dodici il campionato. Nessuno come lui.

Giocare a pallone al buio. Avete presente quando di notte andate al bagno senza alcuna luce che possa indicarvi il percorso o aiutarvi a non sbattere contro gli spigoli dei mobili o direttamente sul muro? Ecco, giocare a cécifoot è più o meno la stessa cosa, con la differenza che si passa la palla ai propri compagni, si cerca di toglierla agli avversari e di fare gol, cosa in cui Frédéric Villeroux è bravissimo, come un sesto senso: “Nel calcio ci vuole fisico, tecnica, tattica e testa – racconta Frédéric –. Noi dobbiamo ascoltare le indicazioni del nostro portiere, dell’allenatore, della guida dietro la porta, facendo attenzione al rumore del pubblico, al pallone, al vento, alla pioggia”, sviluppando un udito capace di anticipare la squadra avversaria, le sue mosse, i suoi movimenti. È come se il campo da calcio fosse memorizzato dentro le loro teste: porte, linee, avversari da saltare come birilli, ma alla fine l’allenamento più importante resta quello dell’udito.

Nato a Montpellier il 30 giugno 1983, oggi Frédéric Villeroux gioca per l’Unadev Girondins Bordeaux ed è diventato un ambasciatore del cécifoot nel mondo, per un po’ di tempo si è preso anche una pausa dalla Nazionale per motivi personali e professionali. Sposato con una ragazza ipovedente e padre di due bambini, è molto impegnato nelle tematiche che riguardano l’handicap e la qualità della vita dei diversamente abili. Tiene particolarmente alla crescita dello sport che l’ha reso famoso, quasi come una forma di gratitudine, e vorrebbe vederlo crescere ancora di più, cercando una maggiore collaborazione con HandiSport, la federazione francese degli sport paralimpici. Dal 2008, dopo un incontro a Clairefontaine con la Nazionale dei normodotati, è nata un’amicizia con Mickael Landreau, che ha smesso di giocare nel 2014. L’ex portiere di Nantes e Psg parla spesso di Frédéric e del cécifoot nella sua pagina Facebook, probabilmente non sembrerà molto, ma per tutto il movimento è una bella pubblicità.

Una disciplina sportiva, poi, cresce quando c’è un campione che attira le folle, amato e conosciuto, come Frédéric Villeroux, e lui è consapevole che deve sfruttare adesso tutta la sua notorietà per avvicinare quanti più media e più gente possibile, perché quando smetterà di giocare, quando si toglierà la benda dagli occhi, per il cécifoot potrebbe essere notte fonda, tornando lo sport di nicchia che è sempre stato, seguito solo da pochi affezionati e parenti dei calciatori.

Forse un giorno sarà Lionel Messi a essere chiamato il “Frédéric Villeroux del football”, fino ad allora il nostro dovrà impegnarsi a fondo, nel calcio e nella vita, per dimostrare a se stesso e agli altri che il valore di una persona e di uno sportivo non si misura solamente con le sue capacità fisiche e la sua prestanza, ma pure con la sua voglia, il suo cuore, la sua tenacia nel raggiungere un risultato. Frédéric per farlo si è dovuto bendare, rendersi cieco del tutto, rinunciare a quel poco di vista che la vita gli ha lasciato, per se stesso e per tutti quelli come lui che non hanno la fortuna di essere famosi e avere una vita altrettanto appagante. Anche per loro, segna ancora Frédéric Villeroux.

Curiosità > I GIOCHI PARALIMPICI
I primi Giochi paralimpici si disputarono a Roma nel 1960, ma la loro origine risale al 1948, quando il medico britannico Ludwig Guttmann organizzò una competizione per veterani della Seconda Guerra mondiale con danni alla colonna vertebrale. Nel 1952 parteciparono anche gli olandesi e la competizione prese il nome di Stoke Mandeville, la cittadina del Buckinghamshire che l’ospitava. Nel 1958, il medico italiano Antonio Maglio, direttore del centro paraplegici dell’INAIL, propose a Guttmann di disputare l’edizione del 1960 a Roma, nello stesso anno della XVII Olimpiade. I X Giochi internazionali per paraplegici, nel 1964, vennero riconosciuti come i “I Giochi paralimpici estivi”. Nel 1968 il governo messicano fece mancare il suo sostegno costringendo gli organizzatori a disputare la manifestazione in Israele, che si era offerto; ripresero poi il normale ciclo olimpico nel 1972 in Germania. I primi Giochi paralimpici invernali furono invece disputati in Svezia nel 1976.

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