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Il ruolo dei genitori nella pratica sportiva del figlio

Lo sport rappresenta una realtà in cui responsabilità individuale e rispetto delle regole si coniugano al divertimento in una situazione di scelta personale del ragazzo. Questo mese, si tratterà il modus operandi del “buon genitore” nella pratica sportiva del proprio figlio, sia esso iscritto alla scuola calcio, che in categorie agonistiche. Il ragazzo è, a prescindere da tutto, un frammento di un sistema ancora più grande che ne formerà con gli anni il carattere: la famiglia (si veda box “L’approccio sistemico – familiare”).

Partiamo proprio dall’inizio: la scelta dello sport. Questa arriva mediante vari messaggi che esso riceve all’interno del suo sistema familiare. Questi messaggi sono molto spesso, purtroppo, improntati alla competitività esasperata, al vincere e al primeggiare tra gli altri come unica strada nel fare sport. Il non riuscire nello sport è un vedersi diminuito come immagine verso gli altri (genitori, compagni) e verso se stessi. In certe famiglie, patologiche, è meglio andare male a scuola che non riuscire nello sport. 

Il riuscire all’opposto dà spesso una prospettiva sbagliata di sè stessi nella vita ed una sensazione di onnipotenza. Da tutto ciò nasce una situazione di stress che va gestita dagli istruttori e dai genitori attraverso un corretta comunicazione:

1) Ragazzi – Istruttori

è la relazione più importante e può essere danneggiata da improprie critiche da parte dei genitori. Come fare se ci sono cose di cui parlare con l’allenatore: fissare un appuntamento lontano dalla partita e dall’allenamento, in una situazione tranquilla e riservata.

2) Genitori – Istruttori

non è facile definire quanto il tipo di rapporto influisce in modo diretto sull’atteggiamento e sul comportamento del giovane atleta nei confronti dello sport, ma la sua importanza è sostanziale.

a) Di cosa discutere con il mister

Motivazione nella scelta dello sport in generale e della squadra in particolare

Modi per aiutarlo a crescere

 Preoccupazioni per il suo comportamento

b) Di cosa non parlare con il mister:

Tempo di gioco

Strategie di gioco

Schemi chiamati

Di altri giocatori

3) Ragazzi – Genitori

a) Non cercare di vivere attraverso il figlio: la rivincita genitoriale.

b) Se si crede che l’allenatore non stia svolgendo un buon lavoro, non comunicarlo al proprio figlio: l’importanza del rispetto per l’autorità.

c) Non dare suggerimenti tecnici durante la partita.

d) Non dare un cattivo esempio urlando contro arbitri ed avversari.

Il temperamento prima, e il carattere dopo (si veda box “Il temperamento e il carattere”), svolgono una funzione molto importante, non insistere con un figlio timido a partecipare ad uno sport di squadra quando per lui la corsa di lunga distanza è una situazione con cui si trova bene. 

La domanda centrale, che ogni genitore si dovrebbe fare è “mio figlio si diverte nel fare sport?”. Spesso questo interrogativo non viene preso in considerazione da parte dei genitori. E questo è senza dubbio un gran peccato. Insieme alle abilità tecniche i ragazzi imparano l’importanza di riuscire in un compito, il valore di avere una passione sportiva le ricompense del lavoro di gruppo, la gioia di raggiungere un obiettivo, l’importanza di sforzarsi per eccellenza, l’appoggio di un adulto premuroso ed il gusto dolce di realizzare il successo.

Il ruolo dell’allenatore deve essere quello di:

saper insegnare e non solo avere conoscenze tecniche

trasmettere valori di vita, attraverso il suo esempio in campo

saper ascoltare, avere capacità di comunicare: Il rispetto nasce anche dal dimostrare la volontà di ascoltare i ragazzi per tirare fuori che cosa hanno dentro e che aiuto richiede. Comprendere l’importanza dei piccoli problemi, la gelosia tra compagni per esempio. Aiutare il figlio a sviluppare una sana aspettativa personale, accettando successi e fallimenti che derivano dal praticare uno sport. Questo è uno dei compiti principali che ha invece un genitore. Tra gli altri sicuramente:

cercare di stimolarlo a parlare ad esprimere ciò che sente, ciò che gli piace dell’allenamento, le sue esperienze. Ci vorrà tempo perché inizi a parlare.

parlare con il figlio lontano dalla partita o dalla gara.

cercare di creare l’auto coscienza di ciò che ha fatto di buono, anche se la squadra ha perso.

parlare di cosa ha imparato dagli errori fatti e cosa fare per migliorare in vista delle prossime partite.

Comprendere la sensibilità dei ragazzi e quando arriva di cattivo umore condividere i suoi sentimenti, fargli sentire che si ha capito. Dargli una prospettiva più ampia della situazione. Il modo in cui il ragazzo reagisce allo stress dipende, in sostanza, dall’allenatore e dai genitori.

 L’importanza dell’attività sportiva
Il ragazzo che sceglie di impegnarsi in uno sport merita rispetto e stima da parte dei genitori, che devono cercare di spronarlo ed incoraggiarlo nello svolgimento di tale attività, ma soprattutto capire e fargli comprendere , che lo sport è prima di ogni cosa divertimento e voglia di stare insieme, senza nutrire gelosie inutili o false ambizioni, che, il più delle volte, sono di ostacolo e non di aiuto al genitore. Molto spesso, un occhio attento scopre che il vero protagonista delle partite giovanili, colui che è più carico di tensioni, che si è preparato meticolosamente e che poi si dispera se si sbaglia un tiro in porta è proprio il genitore. Il ragazzino, invece, scuote le spalle, cancella quasi subito l’errore o la sconfitta e, in definitiva, l’unica cosa di cui veramente si rammarica è l’idea della predica che lo aspetta a casa. 

Con la convinzione che “lo si fa per il suo bene”, in realtà si può correre il rischio di diventare veri e propri deterrenti psicologici, non solo condizionando negativamente il rendimento in gara, ma, fatto ancora più grave, danneggiando lo sviluppo psicologico del ragazzo. Molto spesso si vorrebbe che il proprio figlio non dovesse mai soffrire, ne commettere errori, ma ricevere dalla vita solo gioia e felicità: questo, purtroppo, non è possibile ed il compito del genitore diviene, perciò, quello di non intromettersi nelle scelte del figlio e di non voler vivere la vita al suo posto, capendo che ogni errore commesso ed ogni dolore provato aiuta il ragazzo a crescere ed a formare una sicura personalità.

Penso che l’attività sportiva sia uno dei mezzi migliori per aiutare il proprio figlio a maturare e a crescere, in quanto lo sport spinge il giovane ad impegnarsi, a cercare di migliorarsi, a mettersi continuamente alla prova, a stringere rapporti sociali, a comprendere il sacrificio e l’umiltà, ad assumersi delle responsabilità ed a divenire membro di una collettività nella quale vigono, per ciascuno, diritti e doveri.

FOCUS SU > Il temperamento e il carattere
Sul piano scientifico si definisce temperamento l’insieme di disposizioni comportamentali presenti sin dalla nascita le cui caratteristiche definiscono le differenze individuali nella risposta all’ambiente. Il temperamento riflette dunque una variabilità biologica. In questi termini, si ristabilisce la dimensione genetica e biologica del temperamento, e si pone l’accento su un numero di risposte adattive all’ambiente presenti al momento della nascita. Ogni neonato reagisce a certi stimoli, mentre ne ignora altri, l’intensità e la frequenza di tali risposte definiscono il temperamento. I tratti temperamentali includono pattern di risposta emozionale basali, quali la paura, la rabbia e l’attaccamento. Il temperamento è dunque variabilmente definibile come quelle componenti della personalità: ereditabili nella mescolanza genica, manifeste fin dall’infanzia.

Il carattere si riferisce alle differenze tra gli individui, nei loro obiettivi volontari e valori, che sono basati sull’apprendimento “per insight” di intuizioni e concetti, attraverso la capacità di comprendere le relazioni tra gli eventi mediante la riorganizzazione concettuale delle percezioni e dell’esperienza sul proprio conto e sulle altre persone, genitori in primis. Per quanto riguarda la funzione genitoriale, mentre per il temperamento dobbiamo prendere atto e adattarci alla struttura mentale, per il carattere, i genitori e l’ambiente influenzano senza dubbio la loro formazione. Il saper distinguere tra i due aspetti significa evitare di insistere troppo sul tratto temperamentale e rivolgerci sul piano formativo a costruire il carattere e la personalità dei propri figli.

Supporto prezioso
La psicologia nello sport può offrire a tutti coloro che frequentano centri sportivi una opportunità di crescita culturale perché può essere un veicolo di conoscenza di temi che si trovano sempre più al centro dell’interesse tra le persone. Lo sport infatti non è solo movimento. è anche educazione, rispetto, cultura, valori, benessere, stare insieme, condividere, accettazione dei propri limiti, valorizzazione delle proprie risorse, collaborare, mettersi alla prova, autocritica, obiettivi da raggiungere e da condividere. Insegna a gioire della vittoria e ad accettare l’amarezza della sconfitta, a cadere per poi rialzarsi, a vivere le emozioni

Approfondimenti
L’approccio sistemico familiare
Questo movimento nasce in America negli anni cinquanta e si basa su una visione olistica ed ampia degli eventi.  In particolare, pone attenzione allo studio delle influenze che le relazioni e l’organizzazione familiare giocano sullo sviluppo della personalità. Diventano fondamentali i concetti di sistema, organizzazione, causalità circolare ed equifinalità: ogni fenomeno viene considerato nella prospettiva dell’intero. La terapia sistemica oggi applicata deriva da questi costrutti e dal lavoro della famosa Scuola di Palo Alto.  A differenza degli altri approcci che si basano sull’individualità del soggetto, nella terapia della famiglia l’individuo viene considerato una parte del sistema che è l’insieme delle sue relazioni, da quelle familiari a quelle del contesto sociale.

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