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Il ruolo del portiere-libero

sweeper keeper Non solo abilità podalica, ma anche e soprattutto grande visione di gioco e capacità di essere parte integrante dell’azione: ecco come si è evoluto il ruolo del cosiddetto “sweeper keeper”

Spesso sento dire che il portiere deve avere buone capacitá nella gestione della palla con i piedi. In realtá credo che questa considerazione sia ormai superata. Preferisco infatti pensare che il portiere deve essere un giocatore di movimento con il privilegio di poter utilizzare le mani per difendere la propria porta. Questo perché negli anni il calcio é cambiato, il diffondersi della marcatura a zona e della trappola del fuorigioco ha portato all´estinzione del libero e spesso tocca al portiere svolgere le “mansioni” che precedentemente erano del tradizionale numero 6. Il portiere di oggi infatti, deve partecipare attivamente a entrambe le fasi di gioco (difensiva ed offensiva), motivo per cui é errato parlare di 4-4-2 o 3-5-2 ma é piú giusto farlo inserendo il portiere, parlando quindi di 1-4-4-2 o 1-3-5-2.

Lo  “sweeper keeper”
All’interno di questa nuova visione di gioco, il portiere viene definito  “sweeper keeper” ossia portiere-libero. Lo  “sweeper keeper” diventa quindi il primo tassello della manovra d´attacco: ha il compito di generare superioritá numerica nella fase di uscita, ma allo stesso tempo diventa determinante anche nella fase di non possesso, ampliando il proprio raggio d´azione e cercando di difendere la porzione di campo lasciata libera dalla difesa che si alza nel tentativo di mettere in fuorigioco gli avversari.

Anche se siamo portati a pensare che questo “nuovo” ruolo si sia diffuso negli ultimi anni, in realtá il primo esempio di portiere libero risale al lontano 1800, anche se bisogna sottolineare che le regole erano un po´ diverse da quelle di oggi. Fino al 1912 infatti, la regola 8 della FA (Football Association) permetteva al portiere di toccare il pallone con le mani anche al di fuori della propria area di rigore, purché all´interno della propria metá campo, senza trattenerla.

Leigh Richmond Roose (portiere di varie squadre inglesi tra cui Everton, Stoke City e Sunderland) approfittava proprio di questa regola per costruire la manovra d´attacco della propria squadra, facendo rimbalzare la palla fino alla linea di metá campo. Lo stesso Roose si ritiró poi dal calcio nel 1912, anno in cui il permesso di toccare il pallone con le mani é stato ristretto solo all´area di rigore.

Altri due esempi di Sweeper Keeper con le regole piú simili al calcio di oggi, sono stati Lev Yashin e Gyula Grosics. Yashin aveva grandi abilitá soprattutto nei rilanci che servivano per innescare gli attacchi della propria squadra mentre Grosics (portiere della Aranycsapat e della nazionale ungherese negli ani 50’) si fece conoscere per il suo tempismo unico,  che gli permetteva di anticipare le linee di passaggio avversarie lasciando la propria posizione tra i pali in maniera propositiva, piuttosto che rimanere schiacciato sulla linea di porta. Perfezionare l’uscita dall’area con la palla ai piedi gli consentì inoltre di sviluppare una maggiore precisione nei suggerimenti ai compagni di squadra.

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Prima di arrivare al calcio attuale bisogna citare anche Jan Jongbloed (portiere Olandese che scendeva in campo con il numero 8 sulla maglia), in grado di giocare tranquillamente in difesa vista la sua abilitá con i piedi: non a caso si mise in luce proprio come calciatore fuori dai pali che come portiere nell´Ajax di Cruyff.

Proseguendo la carrellata degli illustri “sweeper keepers” va citato anche Rene Higuita, portiere che giocava abitualmente 35 metri fuori dalla propria porta quando la sua squadra era in attacco. Se a quei tempi l´atteggiamento di gioco dei portieri sopracitati poteva considerarsi un´eccezione, al giorno d´oggi siamo sicuramente piú abituati a questo atteggiamento di gioco da parte dei portieri e la difesa dello spazio é diventata ufficialmente determinante tanto quanto quella della porta.

L´evoluzione completa di questo ruolo é senz´altro rappresentata oggi da Manuel Neuer. La semplice definizione di portiere va sicuramente stretta al capitano di Bayern Monaco e Nazionale tedesca vista la sua grande sicurezza nelle uscite, la sua visione di gioco e l´intelligenza nel proporsi per ricevere un passaggio e dare un´ulteriore opzione ai propri compagni in uscita da una pressione avversaria.

In conclusione,  al termine di questa rapida panoramica ritengo che modalità di gioco vada inserita all´interno di una programmazione di lavoro, per far si che il nostro portiere acquisisca le competenze e la sicurezza per intervenire attivamente all’interno della partita e essere il primo attaccante e il difensore aggiunto in una fase di pressione avversaria.

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