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Il vino dei campioni

Originale e divertente l’idea dell’ex calciatore salentino Fabio Cordella, oggi dirigente sportivo e imprenditore vinicolo, che ha voluto dedicare a grandi sportivi edizioni speciali dei suoi vini, create ad hoc per omaggiare le caretteristiche tecniche di ogni calciatore

“Il calcio è tutta la mia vita e il mio sogno si è spezzato quando ero un ragazzino. Il vino mi ha ridato voglia di fare calcio, permettendomi di costruire una squadra tutta mia”. Questa è la storia incredibile di Fabio Cordella, che da giovane promessa del calcio giocato è diventato un direttore sportivo e poi ha deciso di chiudere la sua passione all’interno di una bottiglia, con il progetto “Vino dei Campioni”. Buffon, Candela, Sneijder, Miccoli, Zamorano e Ronaldinho fanno già parte della sua squadra, e scusate se è poco. Tutti sono diventati etichette di vini pregiati: Barolo, Toscana Rosso, Primitivo di Manduria e Negroamaro Merlot. E Fabio, che coltiva l’uva e ha girato il mondo per il calcio, pensa già ad ampliare la sua formazione. “Arriveremo a 22 elementi e il nostro responsabile della sicurezza sarà Clemente Russo (ride Cordella, ndr)”. Anche il pugile pluridecorato ha aderito al vino dei campioni. Prodotto dalle cantine Cordella, il vino è stato oggetto anche di una vendita evento esclusiva per i soci di vente-privee, creatore delle vendite-evento online e parte di Veepee.

LA VITA

Da ragazzino Cordella era considerato un fuoriclasse nel Copertino, vivaio salentino dal quale è venuta fuori gente come Graziano Pellè. “A 12 anni già giocavo nei Giovanissimi e i dirigenti del Galatina andarono a vedere il portiere Mimmo Conte – continua Cordella -. Alla fine della partita feci 4 gol e tutti dissero che avrebbero preso Conte solo se con lui fosse venuto anche il numero 13. E quel ragazzino ero io”. Niente male, per un bambino prodigio, finire nel Galatina che all’epoca disputava la Serie C2 con Boccolini (maestro della categoria) in panchina. “Ho vinto un campionato con i Giovanissimi e in poco tempo avevo già cominciato a giocare con la Berretti, sempre da trequartista – racconta Cordella -. Ma quando Boccolini mi vide, disse subito che dovevo allenarmi con la prima squadra. Il Galatina era retrocesso nell’Interregionale nel frattempo e Boccolini mi fece esordire quando non avevo ancora 15 anni. Mi squalificarono per un mese, perché ero troppo piccolo per giocare con i grandi”.

L’INFORTUNIO

All’inizio degli anni ‘90 Fabio Cordella era uno dei giovani giocatori più seguiti di tutta l’Italia e – nato nel 1975 – affrontava Cannavaro, Vieri e Inzaghi (tutti classe 1973) nei tornei delle Rappresentative Giovanili. E le porte del grande calcio cominciarono ad aprirsi: l’ambiziosa Reggiana del presidente Franco Dal Cin lo acquistò e Cordella doveva soltanto sottoporsi a un banale intervento chirurgico, una rimozione di una cisti sinoviale. Ma quell’intervento fu deleterio: il medico toccò un cavo popliteo del ginocchio destro, ponendo fine alla carriera sportiva di Fabio. “Mi prestarono al Palazzolo Sull’Oglio, all’epoca in C1, ed ero titolare nella Primavera. Ma ero già finito, se ne erano accorti tutti che giocavo senza un piede”. Finito al Nardò, Cordella ha il tempo di far segnare 25 gol a un giovanissimo Daniele Vantaggiato, prima di smettere definitivamente col calcio.

IL VIAGGIO

Finito tra Caracas e Miami a studiare business e management per le attività commerciali di nonno Totò, Fabio continua ad avere un solo chiodo fisso: il calcio. E inizia a fare il direttore sportivo, portando Checco Moriero da allenatore all’Africa Sport d’Abidjan, il club più importante della Costa d’Avorio. “Lì vincemmo 3 campionati di fila, prima di spostarmi a Lanciano e a Treviso. Poi, ho continuato a girare il mondo: 3 anni in Belgio e 5 a Budapest, all’Honvéd, la squadra di Ferenc Puskàs. Nel 2016-17, anche con l’aiuto di Davide Lanzafame, siamo riusciti anche a vincere il campionato”. Ma anche con la scoperta di una seconda vita, per Fabio tornano le delusioni. “Mi aveva chiamato la Sampdoria, ho fatto diversi colloqui, ma poi sono spariti. E così sono rimasto senza squadra – prosegue Cordella -. Non posso negare che i momenti di depressione che hanno complicato il mio cammino siano stati costanti durante il mio percorso. Ma ho trovato un modo per ripartire, perché c’è sempre un modo per uscire dai momenti difficili”.

LA RINASCITA

Il ragazzino che per qualcuno aveva un talento paragonabile a quello di Pirlo è diventato l’uomo che è riuscito a reinventarsi ancora una volta. “Per me Fabrizio Miccoli è un fratello, mentre faccio questa intervista sto guardando un allenamento alla sua accademia. Con Ronaldinho ho un rapporto speciale, è un fuoriclasse. A Buffon sono arrivato attraverso il suo agente Silvano Martina, ed è stato subito disponibile e gentilissimo. Zamorano è un mio grande amico, così come tutti gli altri che hanno aderito a questa squadra – continua Cordella -. E tutto questo rappresenta una grande soddisfazione”. Già, non è mai detto che la prima vita sia quella giusta.

E Fabio Cordella ha dimostrato che l’amore per il calcio può essere infinito, anche se gli è costato la fine della carriera a 19 anni. Oggi gli basta aprire una bottiglia di vino della sua cantina per sentirsi ancora un campione.

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