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In campo fino a 100 anni

Uno degli aspetti più importanti della società moderna è il prolungamento della vita media. Oggi, grazie ai progressi dalla scienza, morire a 70-75 anni non è più considerato uno straordinario traguardo raggiunto da pochi eletti, ma la durata “minima” di vita che spetta al genere umano. Non è più raro ormai vedere uomini e donne di 80 anni compiere esercizi fisici e attività sportive una volta impensabili.

Oggigiorno la consapevolezza che un’attività fisica o sportiva condotta con regolarità sia il mezzo più efficace per mantenere più a lungo la propria efficienza organica nel corso degli anni è sempre più diffusa. Nei soggetti molto anziani, l’esercizio fisico regolare, anche di tipo riabilitativo, si traduce in una maggiore autonomia e indipendenza e in una riduzione di numero e durata delle ospedalizzazione; gli effetti favorevoli sono legati, oltre che all’attività fisica di per sé, anche al fatto che essa implica quasi automaticamente l’adozione di uno stile di vita sano.

L’attività fisica è un buon predittore del mantenimento della funzionalità quotidiana al trascorrere degli anni. In gran parte dei casi le indicazioni per gli ‘‘anziani’’ sono rivolte a soggetti di almeno 65 anni, ma si possono applicare anche a soggetti dai 50-64 affetti da significativi disturbi clinici cronici o da limitazioni funzionali della capacità di movimento o forma fisica. Inoltre, sebbene la maggior parte delle ricerche si siano concentrate su individui di età maggiore ai 65 anni, non mancano tuttavia in molte occasioni riferimenti a studi su individui più giovani.  

MUTAMENTI DA NON SOTTOVALUTARE
I cambiamenti del corpo dovuti all’avanzare dell’età interessano una vasta gamma di tessuti, organi e funzioni e possono cumulativamente influenzare le attività della vita quotidiana e il mantenimento dell’autonomia fisica nella fascia d’età più anziana. Con il passare degli anni si riscontra ad esempio un progressivo deterioramento strutturale e funzionale in gran parte dei sistemi fisiologici quali i radicali liberi (si veda approfondimento più sotto), ma non solo; con l’invecchiamento della popolazione la questione relativa alla motricità degli anziani è divenuta, ad esempio, un problema importante sia a livello sociale che economico. A questo aspetto è riconducibile anche il concetto di “forza muscolare”, capacità ritenuta un tempo non particolarmente rilevante in tarda età e invece risultata essere centrale per il mantenimento di una buona autonomia individuale e quindi anche in ottica preventiva.

La forza muscolare di ogni individuo si modifica nel corso della vita sia in funzione dell’evoluzione biologica del soggetto, sia dell’attività fisica che quest’ultimo svolge, arrivando nell’arco vitale dai 30 agli 80 anni, a variare di circa il 30-40%. Se fino a circa 45 anni vi è infatti una perdita annuale moderata e regolare, dopo tale periodo il calo di forza e tessuto muscolare si fa più accentuato, arrivando a raggiungere circa il 25% fino ai 65 anni.

GLI ASPETTI PSICOLOGICI
Ad assumere un valore preponderante nel modo in cui ogni persona affronta e si rapporta con l’avanzare degli anni è anche il lato psicologico. Una definizione precisa è stata proposta da Gochman (1988), che ha evidenziato la necessità di tenere sotto controllo molteplici fattori determinanti collegati a diverso titolo al mantenimento della salute: gli elementi cognitivi, le aspettative, le motivazioni, i valori e le credenze; le caratteristiche di personalità, gli stati emotivi e affettivi; i pattern comportamentali, le azioni e abitudini quotidiane. Questi aspetti personali sono influenzati a loro volta in maniera consistente dal gruppo dei pari (reti sociali, gruppi di riferimento), dalla famiglia, dalle istituzioni (l’organizzazione sanitaria) e da fattori culturali propri della società in cui si vive.

Una delle teorie sulla motivazione a stare bene è la “self-determination theory” (“Teoria dell’auto-determinazione” SDT; Deci & Ryan, 1985) che si occupa di analizzare le tendenze di crescita e i bisogni psicologici innati alla base dell’auto-motivazione e della personalità, cosi come le condizioni che favoriscono questi processi positivi (si veda box “SDT”).

L’ESEMPIO DEL CALCIO
Nel mondo sportivo e in particolare calcistico sono sempre più i tornei con squadre over 60, che dimostrano quanto l’attività fisica unita a un coinvolgimento sociale ed emotivo sia alla base del benessere individuale.

Tenersi in forma sentendosi al contempo parte di un gruppo unito da interessi e valori condivisi, laddove per motivi di età (ad esempio il pensionamento nel lavoro) spesso ci si ritrova soli, rappresenta la chiave per affrontare la transizione all’età anziana con maggiore serenità e salute a livello psico-fisico. Molte scuole calcio nell’attività di base hanno nel proprio staff tecnico, allenatori in età avanzata (oltre i 70 anni), ex calciatori o appassionati, che cercano di sentirsi ancora utili al mondo sportivo, proprio in virtù della loro motivazione che non hanno mai perso.

Approfondimenti > La teoria dell’auto-determinazione
La “self-determination theory” è una teoria della motivazione che si occupa di analizzare le nostre tendenze naturali o intrinseche a comportarci in modi salutari ed efficaci. La SDT è stata studiata e praticata da una rete di ricercatori di tutto il mondo. La SDT rappresenta un quadro generale per lo studio della motivazione e della personalità.

Gli autori individuano tre tipi di bisogni innati: competenza, autonomia e relazionalità, che sono considerati essenziali per facilitare il funzionamento delle propensioni naturali di crescita e integrazione, cosi come lo sviluppo sociale e il benessere personale.

Vediamoli nel dettaglio:
BISOGNO DI COMPETENZA: riguarda l’interesse, la curiosità, l’esplorazione per l’utilizzo di oggetti e la conoscenza dell’ambiente, per lo svolgimento di attività pratiche/manuali e per l’applicazione delle abilità apprese.
BISOGNO DI RELAZIONALITÀ: riguarda le esperienze di rapporti sociali e di relazioni profonde, intime e positive basate sulla reciprocità, sull’appartenenza e sull’accettazione di sè da parte dell’altro.
BISOGNO DI AUTONOMIA: riguarda il senso dell’agire con un senso di scelta, di volontà propria, di auto-determinazione; è la tendenza all’auto-organizzazione implicando l’assenza di costrizioni esterne e l’idea di essere promotore delle proprie scelte e azioni.

L’espressione più significativa della Self Determination Theory si riconosce nel Flow, l’esperienza di flusso, “lo stato di grazia”: un’esperienza caratterizzata da un’alta concentrazione, dal coinvolgimento completo di tutta la persona, da un forte senso d’autoefficacia, dalla manifestazione delle potenzialità e dalla percezione di totale benessere.

I RADICALI LIBERI
I radicali liberi sono atomi o molecole che per svariati motivi perdono un elettrone e diventano pertanto altamente reattivi, in quanto cercano di recuperare l’elettrone perduto recuperandolo dagli altri atomi. Si origina dai radicali liberi una reazione a catena e, in mancanza di difese antiossidanti, una continua formazione di radicali liberi che aggrediscono, deteriorandole, le proteine, i carboidrati e i grassi delle membrane, dei nuclei, del Dna e del Rna cellulari, causando ossidazione delle strutture, malattia, invecchiamento.  

I principali radicali liberi sono:

1) l’anione superossido(O2-),
2) il radicale idrossilico (OH),
3) l’ossigeno singoletto (1 O2),
4) il perossido di idrogeno(H2O2).

Il danno da radicali liberi si aggrava in modo esponenziale nell’anziano anche perché i processi delle proteine ,dei glucidi (carboidrati) e dei grassi diminuiscono o crollano con l’avanzare dell’età.

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