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ITALIA-GERMANIA 4-3, LA PARTITA
DEL SECOLO COMPIE 48 ANNI

A ricordo imperituro di quell’incontro c’è una targa apposta nello stadio della città: “Lo stadio Azteca rende omaggio alle selezioni di Italia e Germania, protagoniste nel Mondiale del 1970 della Partita del Secolo”. Quella partita di calcio straordinaria, diventata un pilastro nella storia dello sport, ma anche nella cultura popolare italiana, compie 48 anni.

La targa presente allo stadio Azteca di Città del Messico

Quarantotto anni da quei 120 minuti di gioco intensissimo, sotto un caldo asfissiante, quarantotto anni dallo “splendido sinistro” di Boninsegna che fino al 92′ ha tenuto in estasi i tifosi italiani, già proiettati verso una finale mondiale da giocarsi contro la selezione verdeoro. Poi il buio improvviso: nel pressing finale con le ultime forze rimaste i “panzer” tedeschi fanno il colpaccio, un cross dalla sinistra che trova Schnellinger libero in area pronto in allungo a infilare un Albertosi super fino a due minuti prima su un colpo di testa ravvicinato da calcio d’angolo, qui senza possibilità di intervento. Poteva essere il tracollo azzurro, ma non fu così, quella partita era destinata a diventare qualcosa di più grande persino di una semifinale mondiale, doveva avere il tempo per diventare la partita del secolo, un evento sportivo da incidere prima nei cuori e poi nella storia di ogni appassionato di sport e di belle imprese. Ci volevano i supplementari e le energie ridotte al minimo di tutti i giocatori, e il loro sforzo fino all’ultima goccia di sudore per portare a casa il risultato. Fu così, si doveva passare per l’erroraccio difensivo degli azzurri che consegnava alla Germania il sorpasso al 4′ minuto, per il pareggio del roccioso Burgnich e poi per il 3-2 di un grandioso Gigi Riva, ancora capace di fintare, dribblare, e infilare un diagonale sinistro millimetrico alle spalle del portiere tedesco Maier.

E ancora una volta non era arrivato il momento della festa: un’altra distrazione difensiva su un calcio d’angolo tedesco, con Rivera ingolfato sul primo palo, e la Germania centrava, ancora con Müller, il pareggio, rifilando un’altra bordata di quelle che affondano alla selezione azzurra. Ma l’Italia, in direzione contraria a quel che era prevedibile, non affondò, anzi: ripresa del gioco, undici passaggi, la Germania non tocca palla, Angelo Domenghini scappa via sulla fascia sinistra, indirizza verso il centro dove accorre Rivera, un rasoterra di destra che coglie in controtempo Sepp Maier, ed è 4-3, è Rivera che si lascia andare tra le braccia di Riva, è il “vinciamo noi, vinciamo noi” gridato dagli spalti, il sipario calato, infine, dopo 2 ore di un indimenticabile spettacolo. Gli azzurri tornarono in una finale mondiale dopo 32 anni. Lì, però, dovettero arrendersi a Pelé e il suo Brasile. Finì 4-1.

 

 

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