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La concentrazione emotiva

All’interno del protocollo 2T, in uso nelle Nazionali FIGC LND, si cerca di lavorare molto sui fattori emozionali, in quanto le emozioni si manifestano sempre in atteggiamenti corporei che, a loro volta, incidono sulla respirazione, sui muscoli e su svariati processi fisiologici. Se tutti questi aspetti sono fondamentali per una persona che non pratica sport, lo sono ancora di più per un calciatore che usa il proprio fisico tutti i giorni.

Se nell’allenamento il punto debole può essere considerato il muscolo, nelle gare il punto debole è la testa: nell’allenamento il focus dell’attenzione è infatti verso il sistema muscolare collegato al sistema nervoso periferico dell’atleta, mentre nel corso della gara si attribuisce importanza al sistema nervoso centrale che, non essendo “allenato”, risulta troppo spesso molto debole. Solo da pochi decenni il mondo sportivo ha preso sempre più coscienza di questi aspetti, e la figura dello psicologo dello sport serve anche e soprattutto per ricordarlo ogni giorno. Affinchè ci possa essere un ricordo, deve verificarsi una qualche forma di apprendimento, ovvero l’informazione deve essere acquisita. Una volta che l’informazione è acquisita, essa deve essere mantenuta nella memoria fino a che non serve più. Quando questa informazione viene usata, si ha il ricordo; si riprende cioè dalla memoria l’informazione e la si riporta in uno stato “attivo”. 

In psicologia questo meccanismo è inserito in 3 fasi del ricordo:

– codifica o registrazione di un evento sotto forma di schema, immagine o concetto: la modalità con cui un’informazione è immagazzinata o rappresentata in un sistema di memoria;

– ritenzione che si riferisce al trattenimento o immagazzinamento dell’informazione nel tempo;

– recupero o rievocazione, la capacità di riconoscere e ricordare un’informazione in un secondo tempo;

Esistono svariati esercizi volti a mantenere alta la concentrazione durante la gara, ma soprattutto durante gli allenamenti. La tecnica che vogliamo qui approfondire è quella dell’EMDR (si veda box). Partendo dal concetto di “evento traumatico”, viene descritto come l’EMDR venga applicato, da specialisti, non solo per la rielaborazione dei traumi e per risolvere sia la psicopatologia post-traumatica, ma anche la maggior parte di altri quadri sintomatici, come ad esempio le fobie. Quello su cui poggia la base teorica di questa tecnica, nata verso gli anni ’80 in America, è l’ascolto delle proprie emozioni in una chiave positivistica. Un evento universalmente riconosciuto come un trauma è sicuramente difficile da integrare nel Sé e nella propria storia. 

La sua elaborazione può infatti richiedere al cervello uno sforzo impegnativo e durevole. In questo caso, il sostegno sociale e, attraverso di esso, il riconoscimento collettivo del diritto al dolore, giocano un ruolo favorevole che sembra facilitare l’elaborazione. Ecco perché nell’esercizio del “Circle Time”, già qui più volte discusso (si veda Focus) e parte integrante del Protocollo 2T, si cerca di mettere tutti i calciatori partecipanti (in cerchio) e il tecnico (in mezzo) concentrati nell’ascolto empatico delle proprie considerazioni sulle relazioni emotive createsi nel gruppo. Ripetere questo esercizio in vari momenti diversi dell’annata sportiva, aiuta il gruppo a sincronizzarsi sul concetto di unione in chiave positiva anziché, come spesso accade, in chiave negativa, ovvero come qualcosa che “leva spazio al singolo”. 

Molto spesso accade che in un gruppo non si parli di determinati argomenti perché non si crea quella relazione empatica tale da far trasformare emozioni in parole, oppure perché non li si ricorda o non li si vuole ricordare (radici psicologiche). Un ricordo immagazzinato in modo funzionale è un ricordo che mantiene la possibilità adattiva di collegamento spesso volontario. In questo caso, l’individuo può scegliere di accedere al ricordo e di utilizzarlo in modo costruttivo. Nel caso, invece, di un ricordo immagazzinato in modo disfunzionale, i diversi aspetti dell’esperienza sono frammentati e possono riattivarsi in modo del tutto involontario (flashback, immagini, ecc.) assumendo quindi un carattere disadattivo per la propria vita quotidiana. 

Fondamentale in questa esperienza è la percezione soggettiva di equilibrio fra le abilità personali e la sfida rappresentata dal “compito sportivo”. In assenza di tale equilibrio verrebbero infatti vissuti stati mentali negativi; se l’atleta percepisce il compito come superiore alle proprie possibilità e pensa di non poter esercitare un adeguato controllo sull’evento sperimenta alti livelli di attivazione vissuti come ansia. Dunque il ruolo di un buon allenatore deve essere quello di far crescere non solo a livello fisico i propri atleti, ma anche curare gli aspetti mentali, favorendo la concentrazione su aspetti emozionali e relazionali.

Focus Su > L’EMDR

L’EMDR è un trattamento, ideato dalla psicologa californiana Francine Shapiro, molto efficace per alleviare lo stress e i sintomi associati ai ricordi traumatici. 
EMDR è l’acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari). Durante le sedute di EMDR, infatti, si attivano entrambi i processi man mano che si procede con i movimenti oculari: la desensibilizzazione nei confronti del ricordo dell’evento traumatico e la sua rielaborazione a livello emotivo, cognitivo e corporeo. I movimenti oculari, elemento con cui spesso si identifica questo strumento terapeutico, sono soltanto un aspetto di una procedura ben più articolata e complessa, che ha come obiettivo l’elaborazione del ricordo traumatico. Essi, come altre forme di stimolazione bilaterale, vengono quindi utilizzati come “facilitatori dell’elaborazione”.

> ESERCITAZIONI: IL CIRCLE TIME

È un’esercitazione del Protocollo psicomotorio 2T che può essere fatta in campo e conta di tre sequenzialità per vedere il livello relazionale ed emotivo del gruppo. Il Circle Time verbale, ovvero disporre i bambini/ragazzi in cerchio in piedi con l’istruttore /allenatore disposto al centro con un pallone in mano. 

Il bambino spinge/passa il pallone verso il suo istruttore che una volta afferrata dice ad alta voce complimenti o critiche in ambito umano o sportivo dell’istruttore/allenatore. Conclusa l’affermazione si procede con un applauso collettivo di tutti i partecipanti al gioco. Per i restanti bambini/ragazzi procede allo stesso modo. Annotare le qualità umane e sportive ricevute in una tabella riferita all’allenatore /istruttore. 

Lo stesso tipo di esercizio si può fare con i bambini/ragazzi tra loro, così da valutare dinamiche, esperienze, opinioni tra i membri della squadra, con l’esclusione del tecnico. Successivamente si passerà al Circle Time non verbale, ovvero i bambini/ragazzi sempre in cerchio chiamati uno ad uno dal suono del fischietto si dirigeranno a passo lento e deciso verso il proprio allenatore e avranno due possibilità: stretta di mani o abbraccio. Il mister risponderà ovviamente alla scelta effettuata dal bambino/ragazzo. Si procederà a un applauso collettivo e così via. 

Lo stesso tipo di esercizio si può fare con i bambini/ragazzi tra loro, così da valutare dinamiche, esperienze, opinioni tra i membri della squadra, con l’esclusione del tecnico.

Al termine dei due giri dei ragazzi, il tecnico invia il pallone al bambino/ragazzo (feedback) ed esporrà a sua volta la propria considerazione attraverso complimenti e critiche sempre in ambito umano o sportivo, procedendo sempre all’applauso collettivo. 

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