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Giovanni Zucca,
una vita per il calcio

Dal Monreale alla Sangavinese, viaggio nella memoria di Giovanni Zucca, storico allenatore/dirigente del calcio dilettantistico sardo che da 68 anni “corre” dietro a un pallone insieme ai suoi ragazzi

E’ un uomo da Guinness dei primati l’84enne Giovanni Zucca da San Gavino Monreale, paese di novemila anime del sud della Sardegna. Le 84 primavere le ha festeggiate il primo novembre e le ha condivise con i suoi amati giovani calciatori: di fatto questo gagliardo uomo di sport sono 62 anni che calca i campi di calcio con ruoli che spesso si sono sovrapposti: allenatore/dirigente e presidente dei club di San Gavino. “Attualmente – esordisce Zucca – mi occupo di una ventina di ragazzini dai 6 ai 10 anni. Fanno parte della Sangavinese che ho fondato nel lontano 1970. E ancora mi entusiasmo a stare con loro e ad andare al campo diverse volte a settimana”. Ma il suo feeling con il pallone e con i ragazzi parte da lontano? “Certo! Correva l’anno 1956 e con l’allora Csi, Centro sportivo italiano, portavamo in giro i ragazzi di San Gavino sopratutto con la squadra di atletica e una di calcio. Quindi, 9 anni dopo, abbiamo tesserato i giovani calciatori come Nagc, ovvero il Nucleo di addestramento dei giovani calciatori dai 10 ai 14 anni. Era una vera fucina, una sorta di laboratorio dove far crescere i ragazzini che amavano il pallone. Questa società è stata ribattezzata Monreale che fallì nel 1984. Ma negli anni aveva partecipato al campionato di Eccellenza e vinto tre volte la Terza Categoria”. E il maestro di calcio Giovanni Zucca ha avuto l’onore di plasmare anche giocatori di grosso calibro come Renato Copparoni, noto alle cronache sportive anche per avere parato un rigore a Diego Armando Maradona quando militava tra i pali del Cagliari al San Paolo di Napoli, e il più giovane Alessandro Deiola, giocatore ora in forza al Parma ma che esordì tre anni fa in Serie B col Cagliari alla Sardegna Arena andando anche a segno.

Giovanni Zucca con Alessandro Deiola, calciatore ora in forza al Cagliari

LA NASCITA DELLA SANGAVINESE
Il vulcanico Giovanni non sapeva stare lontano dai campi di calcio e allora, nel 1984, con le proprie risorse e aiutato dai genitori dei giovani ragazzi, riportò in auge la Sangavinese. “Quante soddisfazioni ho avuto e ho ancora. Tra l’altro nel 1999 iscrivemmo al campionato Pulcini una squadra di sole ragazzine e ancora mi commuovo quando leggo una lettera di una giocatrice. Ricordo queste parole: ‘Signor Giovanni lei è stato un grande maestro. Noi Pulcini arancioni non vincemmo nessuna gara, ma ci siamo divertite e siamo cresciute con i sani valori dello sport’. Ecco, per un educatore e allenatore come me questi sono i riconoscimenti più importanti”. E a proposito di riconoscimenti importanti lo scorso 6 ottobre il Coni – guidato da Giovanni Malagò – lo ha premiato con l’ennesimo attestato: la Stella d’argento al merito sportivo. “Fa sempre piacere – ricorda Zucca – che venga valorizzato il proprio operato. Si vede che a Roma mi vogliono proprio bene! Infatti questo è il terzo riconoscimento che ricevo in tanti anni di carriera. Il primo nel lontano 2000, con tanto di Medaglia d’oro, mi fu consegnato dal presidente della Federcalcio Luciano Nizzola. Quindi fu la volta del presidente del Coni Gianni Petrucci che nel 2011 mi assegnò la Stella  di bronzo sempre al merito sportivo, e il mese scorso la cerimonia a Cagliari che mi ha reso veramente orgoglioso”.
Centinaia e centinaia di ragazzi e ragazzini del proprio paese, molti diventati adulti e che a loro volta portano i figli ad allenarsi nella sua ennesima creatura: la Sangavinese. “Beh si sa – risponde il presidente del sodalizio – una società di calcio è un importante collante sociale e come in molti paesi e città italiane i club professionistici o dilettanti hanno sempre svolto un ruolo di primo piano. E come detto, anche a San Gavino il calcio è stato non soltanto momento di evasione, ma anche di affermazione. L’Italpiombo/Monreale è stata in Serie D con il campo inaugurato nel lontano 1959 grazie alla fonderia  che in paese ha dato lavoro a 700 persone  fino alla fine degli anni Settanta”. Poi ci sono piccole parentesi di gloria personale che portano il nome di Renato Copparoni e Alessandro Deiola? “Altrochè – risponde l’arzillo Giovanni dall’altra parte della cornetta telefonica -. Copparoni già allora era una pertica, uno spilungone, ma si ostinava a voler fare il centravanti. Dal 1966, nei due anni che è stato con me, l’ho convinto a giocare in mezzo ai pali e da lì è partita la sua carriera che, grazie a Cenzo Soro e Mario Tiddia, lo ha visto dapprima protagonista al Cagliari, quindi al Torino e al Verona. Perfino Trapattoni lo voleva nell’Inter dello scudetto come secondo portiere, ma poi non se ne fece nulla.  Quindi Alessandro Deiola, ottimo centrocampista: si vedeva lontano un miglio che aveva enormi potenzialità. Nella stagione 2004/05 era con la nostra squadra Pulcini, poi ha fatto tutto il percorso che lo ha portato alle giovanili del Cagliari, la Primavera e quindi l’esordio in prima squadra con tanto di gol in Serie B alla Sardegna Arena”.        

   

La squadra Pulcini composta da sole ragazzine che Zucca guidò nel 1999

Il museo del calcio sardo >
Un tuffo nei ricordi grazie 
a Zucca e Corrado Delunas

San Gavino non si vive di solo calcio giocato. Infatti, dal 2008 è attivo in paese il Museo del calcio sardo gestito ovviamente da un  amante del calcio come il nostro Giovanni Zucca. “Per queste centinaia e centinaia di cimeli esposti  – racconta Zucca – dobbiamo ringraziare la passione e la competenza di Corrado Delunas, che ha scritto  anche libri sul Cagliari e la Torres”. L’appassionato vi potrà trovare di tutto: da figurine degli anni ’40 al pupazzo di Gigi Riva, fino alle magliette da calcio degli anni ’50. “Perfino il museo della Sardegna arena   racconta proprio Corrado Delunas – ospita cimeli che riguardano il Cagliari Calcio. Quanto al museo di San Gavino la parte del leone la fa sempre il Cagliari, ma ci sono anche gadget di altre squadre isolane. Chiunque potrà trovare un motivo valido per fare una sana immersione nello sport che parte dal secolo scorso e arriva fino ai nostri giorni”.

 

Giovanni Zucca (al centro) con la sua prima grande scoperta, il portiere Renato Copparoni (a destra)

L’identikit di Giovanni Zucca >
La moglie Carmela, il dramma del figlio Mauro e i suoi maestri

Giovanni Zucca, di professione muratore, un record l’ha stabilito anche in famiglia: è sposato da 52 anni con la signora Carmela Zuddas dalla quale ha avuto 5 figli. Uno di loro fa il carabiniere a Napoli, mentre altre due insegnano e operano come infermiere. “E purtroppo la vita ci riserva dolori incommensurabili come è stata la morte del nostro amato Mauro, salito in paradiso a soli 22 anni. Ad alleviare una perdita così grande ci pensavano i nostri giovani calciatori che dedicavano i loro gol a Mauro e a me”. Con la sua piccola impresa edile Zucca ha sempre lavorato a San Gavino, ma nel 1958 è dovuto emigrare per tre anni e mezzo in Germania, precisamente a Francoforte. “Anni duri per noi italiani, non conoscevamo la lingua e i tedeschi non ci vedevano di buon occhio anche per quanto era successo durante la Seconda guerra mondiale. Ci difendevano gli americani, ma in 12 tra calabresi, siciliani e noi sardi vivevamo in una baracca senza acqua calda”. Infine Giovanni Zucca vuole dedicare un particolare ricordo a Cenzo Soro e suo cognato Agostino Pecorario, maestri del calcio isolano. “Eh sì, tutti noi dobbiamo molto a questi due grandi signori dello sport. Ho avuto la fortuna di esser stato loro amico e non perderò mai occasione per tenere alto il nome di persone che hanno fatto crescere migliaia di giovani calciatori e formato centinaia di istruttori. Sono stati i primi in Sardegna a valorizzare il calcio giovanile”.

 

                                  

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