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La partita più importante di Giuseppe Peluso

Giuseppe Peluso in azione durante una partita di calcio a 5 La passione per lo sport, la scommessa di portare una squadra in Serie B, le sfide di un’intera famiglia che diventa esempio di unione e tenacia immense. La famiglia Peluso, unita dal futsal e dall’amore per Michele. In attesa della vittoria più bella

Non vogliono essere chiamati eroi “perché chiunque al posto nostro lo avrebbe fatto”. Dal lontano 2003, la famiglia Peluso – papà dirigente di una squadra di calcio a 5 e figlio giocatore – è costretta a convivere con una malattia che non dà pace a un altro figlio, Michele. Il primogenito ha subito tre trapianti di rene in 16 anni, “e speriamo che questo sia l’ultimo”, dice il padre. Antonio, nato nel ‘49 e con una trascorso da giornalista al seguito della Salernitana, è ora dirigente dell’Alma Salerno, società che milita nel campionato di Serie B. Nel 2003 fu lui a donare per primo, ma non bastò. “Otto anni più tardi, la mia compagna decise di donargli il suo, e questo lo trovo un gesto bellissimo e tutt’altro che scontato”.

Dopo cinque anni di apparente tranquillità, Michele è tornato nuovamente in dialisi all’età di 41 anni. “Immaginate cosa ha significato per lui ripartire da zero, dopo che immaginava di aver ripreso in mano la propria vita…”, racconta Antonio. Ecco allora che a chiudere il cerchio ci ha pensato Giuseppe. Papà, “mamma” e fratello. Peppe aveva smesso di indossare la maglia dell’Alma Salerno, di cui era capitano, da circa un anno, per dedicarsi a tempo pieno alla sua attività lavorativa. Lo scorso 18 dicembre, i due fratelli si sono ritrovati al Policlinico di Padova per l’operazione. “Michele stava male, era in dialisi ormai da due anni. Lo vedevo soffrire e ho preso una decisione necessaria, meditata. Gli ho detto ‘eccomi, ci sono’”. Come in un campo di gioco, che sia di calcio o di futsal, ma per una partita più importante di qualsiasi altra: la vita. “Sono cresciuto in una famiglia di sani principi: valori forti, sempre tutti per uno e uno per tutti – aggiunge Peppe Peluso -. Lo sport mi ha insegnato la lealtà, lo spirito di sacrificio, il rispetto. Nello sport ho ritrovato mio padre come guida ed esempio. A lui mi sono rivolto quando ho dovuto prendere la decisione più delicata, mica una passeggiata. Un trapianto è un trapianto, ma lui l’aveva fatto prima di me”.

Già, di padre in figlio, come recita un noto coro della curva della Salernitana. Antonio l’ha seguita in tutt’Italia prima dell’inizio del nuovo millennio, mentre Giuseppe era uno dei giovani più promettenti del settore giovanile. “Giocava in squadra con Molinaro, che è ora al Frosinone, e con Mazzeo, l’attaccante del Foggia – ricorda il papà – poi nel ’98 morì la mamma mentre faceva la spesa al supermercato e da quel momento nulla fu più come prima”.

Giuseppe peluso dell'Alma Salerno durante un'azione di calcio a 5

Una famiglia sfortunata, ma – nelle disgrazie – unita come non mai. In questo senso, anche lo sport, e in particolare il futsal, ha recitato un ruolo importante. “Smisi di fare il giornalista e di scrivere di calcio dopo la strage della Galleria Santa Lucia, dove morirono quattro tifosi della Salernitana a causa di un incendio appiccato in treno.Così mi avvicinai al calcio a 5 e ai campionati dilettantistici. Mio figlio, abbandonato il calcio, giocava nell’Alma Salerno e, qualche anno più tardi, mi chiesero di entrare a far parte della dirigenza. Dissi ‘Ok, ma a una condizione: in 4 stagioni dobbiamo arrivare minimo in Serie B’. Qualcuno si mise a ridere, ma anticipammo le tappe e adesso giochiamo stabilmente nei campionato nazionale”.

Ufficialmente è il direttore generale, ma chi lo conosce bene sa che Antonio Peluso è il tuttofare di questa società, anche e soprattutto dopo la scomparsa del presidente Antonio Boccia, venuto a mancare il 5 febbraio 2018. Ora, la massima carica dirigenziale è stata conferita a sua madre. Un gesto simbolico di un’altra grande famiglia, quella dell’Alma Salerno. “L’impegno è grande – commenta Peluso – ma io non mollo, qui mi sento giovane…”.

Già, perché Antonio di partite importanti ne ha dovute giocare. La scomparsa improvvisa della moglie, i problemi di suo figlio Michele e tanti altri ostacoli che la vita gli ha messo di fronte. “Ma siamo una famiglia unita e quando c’è un problema cerchiamo di risolverlo tutti insieme”. Guai, quindi, a chiamarlo eroe: “Perché quello che ha fatto mio figlio non è un gesto isolato, in questi anni ho conosciuto tanti donatori di organi e, se sono qui a parlarne, è perché ci tengo che si dia più attenzione a tematiche come questa. Noi non cerchiamo pubblicità, vogliamo tutto tranne questo”. L’affetto, quello non è certo mancato: “Di messaggi ne bho ricevuti tanti, per questo ringrazio tutto il mondo del futsal. C’è chi mi ha scritto ‘Sono orgoglioso di essere tuo amico’ e io gli ho risposto ‘Lo avresti fatto anche tu al posto mio’”. Non sarà un eroe Antonio, e nemmeno suo figlio Peppe, ma di sicuro due persone con un cuore immenso. Lo stesso cuore che l’Alma Salerno dovrà mettere in campo da qui alla fine della stagione per salvarsi. Al momento, la squadra è nelle parti basse della classifica e a rischio retrocessione in Serie C1: “Noi ce la metteremo tutta, andiamo avanti con la stessa passione di sempre per mantenere la categoria e provare il grande salto il prossimo anno”.

Questa è la storia della famiglia Peluso, che si è tolta tre reni per donarli a Michele. “A gennaio – racconta Antonio – il professore che ha operato mio figlio ha detto che siamo generosi, ma io gli ho risposto ridendo: sì, ma adesso i reni sono finiti, e spero con tutto il cuore che non ce ne sia più bisogno”. Il mondo del futsal è con voi.

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