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La rendicontazione annuale dell’Ente Sportivo Dilettantistico

Una guida sintetica per definire i criteri alla base della formazione di uno strumento di trasparenza e controllo della gestione importante per le società della LND

Aprile è insieme il mese del dolce dormire e del risveglio della natura dopo il lungo letargo invernale ma, anche, il tempo in cui gli Enti Sportivi Dilettantistici che praticano l’attività calcistica si apprestano a fare il resoconto della gestione:

  • siano essi Enti che chiudono il loro periodo amministrativo sociale al 31 dicembre
  • siano essi Enti che lo concludono al 30 giugno, in concomitanza della chiusura della stagione sportiva ancora in corso.

Infatti, anche per quest’ultimi è tempo di tirare le somme in quanto, essendo ormai  giunti alla fine dei campionati, si è già in grado di valutare quali scelte operare per la partecipazione a gare, tornei e campionati della prossima stagione sportiva 2019/20, in funzione dei risultati fin qui raggiunti e di quanto si vorrà andare a fare, non solo con l’attività sportiva, ma anche per il procacciamento di dotazioni atte a finanziarla per renderla sostenibile.

A tale scopo si renderà necessaria e utile la redazione di Piani Economico-Finanziari con scopi informativi, non solo interni ma soprattutto destinati a utenti esterni onde consentire la formazione di condizioni favorevoli all’approvvigionamento di flussi finanziari attivi secondo le più recenti metodologie di fundraising.

Posto che l’obiettivo principale del Rendiconto Annuale è quello di analizzare i risultati economico-finanziari e patrimoniali dell’Ente inteso nel suo complesso, nella dottrina aziendalistica1  si è detto che se tale analisi da un lato rappresenta una condizione necessaria affinché si possa gestire l’Ente, dall’altro identifica una condizione non sufficiente per far sì che la gestione possa verificarsi ed espletarsi nella piena consapevolezza di quanto sta accadendo nello stesso ambito, per cui solo attraverso il controllo di gestione si possono superare tali limitazioni teoriche ed operative in quanto, non rappresentando uno strumento accademico o didattico, esso costituisce un fattore indispensabile affinché l’Ente possa migliorare la propria performance economica, intesa quale raggiungimento di un equilibrio finanziario e reddituale complessivo.

La stessa autorevole dottrina sottolinea che la gestione non deve basarsi sulla improvvisazione, bensì su un insieme di elementi conoscitivi che consentano di sviluppare il processo decisionale e di valutare le diverse attività svolte attraverso il loro monitoraggio.

Sotto l’aspetto economico, il controllo della gestione deve essere indirizzato:

  • sia verso i costi, attraverso la loro analisi, quale primo basilare approccio, nella loro diversa classificazione in costi fissi ed in costi variabili, sia in termini diretti che indiretti, individuando quale:
    • costo fisso il componente economico reddituale negativo il cui ammontare è indipendente dalla quantità dei servizi offerti
    • costo variabile quello sostenuto e direttamente funzionale alla quantità di produzione di servizi.
  • sia verso i proventi, cioè dei componenti positivi di reddito a mezzo di specifiche indagini sul contesto ambientale e socio-economico in cui è attivo l’Ente:
    •  analizzando attentamente i potenziali finanziatori oltre ai soliti volontari sostenitori,
    •  valutando le modalità più congeniali alle loro peculiarità per ottenerne il loro sostegno finanziario,
    • utilizzando forme di raccolta fondi maggiormente efficaci rispetto a quelle tradizionali, quali la raccolta fondi con gazebo in occasione di feste patronali, sagre e fiere di vario genere nonché il conseguimento di ricavi derivanti da sponsorizzazioni o dalla attività di pubblicità e propaganda per conto terzi.

Con riguardo all’aspetto finanziario, pur essendo indubbia la sua stretta interconnessione con quanto avviene nell’ambito dei proventi, per quanto sopra illustrato, è evidente che il riferimento a nuove metodologie di reperimento di fondi, quali le variegate piattaforme di crowdfunding, è conseguenza della crisi economica globale che più o meno direttamente ha colpito il Terzo Settore limitandone i flussi finanziari, per cui i tradizionali approvvigionamenti derivanti da attività economiche devono essere integrati dal reperimento di introiti esclusivamente di natura finanziaria, quali i contributi a fondo perduto da parte di soggetti terzi.

Necessariamente ne consegue che l’insieme di quest’ultimi approvvigionamenti da terzi per atto liberale unitamente ai guadagni derivanti dall’esercizio di attività economiche, quali la produzione di servizi a terzi, deve essere tale da costituire incremento del patrimonio dell’Ente, elemento essenziale, tra gli altri, per rilevarne la sua continuità operativa attiva nel proseguo del tempo, fattore importante per l’acquisizione di consensi nell’ambito sociale ed economico in cui l’Ente agisce.

Una volta ricordati, seppur in modo sintetico, i criteri da adottare per la formazione di un rendiconto annuale quale strumento di trasparenza e controllo della gestione onde trovare consensi e condivisioni da parte degli associati e di terzi per lo sviluppo in continuità della attività dell’Ente, è il caso di individuare obblighi ed adempimenti, civili e fiscali, con riferimento alla formazione del documento contabile.

Innanzitutto è necessario distinguere in due classi gli Enti Sportivi Dilettantistici in funzione della loro natura giuridica di:

  1.  Associazione, che a sua volta può essere
    • priva di personalità giuridica disciplinata dagli articoli 36 e seguenti del codice civile (Associazione non Riconosciuta);
    • con personalità giuridica di diritto privato ai sensi del regolamento di cui al DPR 361/2000 (Associazione Riconosciuta)
  2. Società di capitali costituita secondo le disposizioni vigenti ma senza finalità di lucro nel rispetto di quanto disposto dall’articolo 90 L. 289/2002 (Spa, Srl, Società cooperative a Responsabilità Limitata).

Il codice civile, per quanto riguarda i libri obbligatori e le altre scritture contabili con riferimento alle:

  • Associazioni, di cui al punto a), nulla dice se non disponendo in materia di approvazione del Bilancio ma esclusivamente per prevedere la convocazione annuale dell’Assemblea per la sua approvazione, nel qual caso gli amministratori non hanno diritto al voto, così come in quelle che riguardano la loro responsabilità.
  • Società di capitali, di cui al punto b), disciplina:
    • agli articoli 2214 e seguenti
      • la tenuta del Libro Giornale e del Libro degli Inventari;
      • le modalità di tenuta della contabilità e delle altre scritture e della loro conservazione
    • agli articoli 2423 e seguenti la redazione di Bilancio, indicandone i principi, le strutture dello Stato Patrimoniale e del Conto Economico nonché il loro contenuto.

Ciò posto, si consiglia comunque di applicare le disposizioni previste in capo alle Società di Capitale in materia contabile anche alle Associazioni, Riconosciute e non Riconosciute, in ossequio ai criteri più sopra illustrati onde conseguine i benefici colà evidenziati.

Le disposizioni tributarie, in materia contabile, diversamente dal Codice Civile, con riguardo agli Enti Sportivi Dilettantistici costituiti nella forma giuridica di:

  • Società di Capitali, fanno rinvio alle disposizioni del Codice Civile più sopra richiamate;
  • Associazioni, Riconosciute e non, prevedono diversi regimi contabili in dipendenza delle opzioni effettuate da ogni singolo Ente per la determinazione del reddito imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle società (I.R.E.S) e dell’imposta sul reddito attività produttive (I.R.A.P.) nonché sull’imposta del valore aggiunto (I.V.A.).

Quindi l’Associazione potrà operare:

  • in assenza di scritture contabili
  • in regime di contabilità semplificata
  • in regime di contabilità ordinaria

Ciò posto, è il caso di ricordare che, ricorrendone le condizioni, anche gli Enti Sportivi Dilettantistici – Società di Capitali possono accedere ai regimi fiscali agevolati ma sempre nel rispetto degli adempimenti in materia contabile cui sono sottoposti dalle disposizioni del codice civile.

A tale proposito è meritevole di parallela evidenza il Rendiconto previsto dal DM 26 novembre 1999 n. 473, la cui redazione è obbligatoria in capo sia alle Società Sportive Dilettantistiche non lucrative sia alle Associazioni, Riconosciute e non, in regime agevolato di cui alla Legge 398/91 per   i proventi derivanti da raccolta pubblica fondi per:

  • un numero di eventi complessivamente non superiore a due per periodo amministrativo annuale;
  • un importo complessivo non superiore ad euro 51.645,69 sempre per periodo amministrativo annuale.

I fondi derivanti da tali modalità di raccolta non incidono sulla determinazione dell’importo massimo di Euro 400.000,00 del plafond per poter optare per il regime agevolato di cui alla citata Legge 398/91.

È utile ricordare che l’Amministrazione Finanziaria ha avuto modo di precisare che “… considerata la particolare rilevanza riconosciuta agli Enti Sportivi Dilettantistici, si ritiene che la mancata redazione del Rendiconto in argomento non determini, di per sé, l’inapplicabilità della disposizione di esclusione dall’Ires per i proventi realizzati e non rilevati nel più volte citato Rendiconto, sempre che, in sede di controllo, sia comunque possibile fornire una documentazione idonea ad attestare la realizzazione dei proventi esclusi dal reddito imponibile” quale la contabilità generale tenuta dall’Ente Sportivo sulla scorta di un piano dei conti analitico che consenta di distinguere le singole movimentazioni economiche e finanziarie di pertinenza di ogni singola attività esercitata, restando comunque fermo l’obbligo di redigere una specifica relazione illustrativa con riferimento a ogni singolo evento nonché della sua conservazione.

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