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La squadra ai tifosi, perchè no?

Oltre l’immagine per lo più negativa che si tende ad associare al tifo organizzato, ci sono realtà sane che sono ripartite proprio grazie alla passione dei propri supporters

Spesso, i luoghi comuni e le generalizzazioni non certificano un quadro attendibile della realtà, ma contribuiscono soltanto a diffondere un parzialissimo stato dell’arte. Il tifo organizzato, che da decenni inonda gli stadi e occupa un ruolo di primaria importanza nel panorama calcistico italiano, rientra inevitabilmente in questo filone.

I maggiori organi di informazione, fatta eccezione per alcuni casi isolati, tendono a concentrarsi sulla parte “malata” e violenta del fenomeno tifo, partecipando a creare quei famosi luoghi comuni che finiscono per macchiare un intero movimento nazionale e influenzare negativamente l’opinione pubblica. Chiariamo. La parte “malata” esiste – seppur in minima parte – e non si intende di certo smentirlo. Si intende, però, constatare che il calcio è anche tanto altro. Il calcio italiano non può permettersi di apparire agli occhi della gente soltanto come un fenomeno appannaggio della delinquenza fuori e dentro gli stadi.  è fuori di dubbio che le questioni relative a razzismo e violenza negli stadi vadano risolte e non giustificate (o occultate), ma si intende altresì pensare che per raggiungere l’obiettivo è necessario ripartire da quelle virtuose realtà che fanno dell’impegno sociale e della lealtà sportiva il loro pane quotidiano.

Ripartire dai dinamismi come quello del “Centro storico Lebowski”, società che esiste grazie all’autofinanziamento e all’aiuto degli appassionati di vero sport. Ripartire dal caso targato “Aquila Calcio” che, ha visto versarsi sul proprio conto oltre 12.000 euro da parte dell’associazione “L’Aquila Me Supporters Trust”. Ripartire dal lodevole gesto dei tifosi del Montescaglioso  Calcio, che muniti di “secchi e pennelli” hanno riqualificato le gradinate della tribuna, ritinteggiandole con i colori sociali della squadra.  O dall’atto di ospitalità del presidente del Flaminia Calcio, il quale durante la “piovosa” sfida contro il Monterosi ha invitato i tifosi ospiti a spostarsi nella parte coperta della  tribuna. Uno sguardo attento, inoltre,  al “Rispetto delle regole e degli avversari”: questo è il nome dell’iniziativa del Savona Calcio, nonché slogan che ha accompagnato il derby del 29 settembre contro il Vado. Ed è proprio a esperienze come queste che bisogna aggrapparsi oggi, affinché il rapporto fra società e tifosi torni a rappresentare quell’elemento di serenità e positività in grado di restituire finalmente al calcio tutto lo splendore che merita.

L’AQUILA CALCIO

Dieci anni dopo il terribile terremoto del 6 aprile 2009, l’Aquila e i suoi abitanti continuano a scrivere pagine di speranza e di riscatto. Perché gli aquilani non vogliono mollare. Non lo hanno mai fatto, e in questi dieci anni hanno triplicato il loro orgoglio e la loro forza. Il veicolo della rinascita è ancora una volta lo sport. Quello sport che per una vita è stato appartenenza e passione e negli ultimi dieci lunghi anni è diventato rivincita e amore. Succede così che tra il silenzio (imbarazzante) delle istituzioni, nell’estate del 2018 l’Aquila Calcio subisca il terzo umiliante fallimento degli ultimi venti anni. Così non si poteva andare più avanti. Se c’era un modo per salvare una società così importante e amata da tutti, era proprio grazie all’aiuto di chi l’aveva amata e seguita per tutta la vita.

Grazie a un tifoso come l’avvocato Marco De Paulis e all’impegno dell’imprenditore Ernesto Penzi, la neonata Aquila Calcio 1927 riuscì a iscriversi al campionato di Prima Categoria suggellando a fine anno la vittoria e la salita nel campionato di Promozione. Un nuovo inizio, l’ennesimo, per una squadra e una città che voleva continuare a vivere e credere nei sogni. Ma l’amore da solo non bastava. Servivano ancora soldi e sia De Paulis che Penzi non sono riusciti a trovare imprenditori disposti ad aiutarli nel progetto.

Dopo essere morti e risorti nel giro di un anno, si rischiava di perdere ancora il titolo a causa di problemi finanziari. Quei “maledetti” soldi che ancora una volta tornavano a spegnere i sogni di un popolo intero. Era arrivato il momento di fare qualcosa di straordinario. Ancora una volta. Per evitare il fallimento e per dare un futuro degno al calcio e allo sport aquilano, i tifosi rossoblù sono scesi in campo in prima persona autotassandosi e trovando in breve tempo i fondi necessari per acquistare la società. L’Aquila agli aquilani. Non è uno spot elettorale. È la passione per la propria squadra del cuore che diventa reale. L’Associazione di tifosi Supporters Trust e il gruppo ultras Red Blue Eagles lo scorso 27 luglio hanno acquistato la società diventandone di fatto i proprietari. I primi proprietari ultras della storia del club. Un esempio di determinazione, impegno e condivisione che è riuscito a mantenere viva l’identità calcistica della città.

aquila calcio

Una favola? Forse sì, ma con tante pagine reali che si traducono in amore per la maglia e responsabilità civile. La tifoseria ha iniziato una grandissima opera di raccolta fondi che ha coinvolto tutto il tessuto cittadino, imprenditori, commercianti, artigiani e professionisti. Aiuti piccoli e grandi, una miriade di sponsor che hanno ricoperto d’amore la squadra. Con il progetto “Aiutaci a Volare” la nuova proprietà sta cercando non solo di organizzare economicamente la stagione attuale ma soprattutto di strutturare la società per il futuro come mai è avvenuto prima. In Italia l’esempio dell’Aquila Calcio 1927 segue da lontano la modalità di costituzione dei club di Liga ma soprattutto di Bundesliga, dove il 50%+1 delle azioni societarie sono in mano ai tifosi. E il modello da seguire è proprio quello tedesco che si basa su trasparenza e conti sempre in ordine. Pura utopia in Italia, ancora di più nei campionati dilettantistici. Ma stavolta l’Aquila vuole riuscire in qualcosa di unico. Per costituire una società sana si è fatto appello alla sensibilità di tifosi, cittadini e sponsor creando l’ennesimo circuito d’amore e solidarietà che da queste parti si è visto tante volte. “Siamo stati travolti dall’amore dei nostri tifosi – dichiara uno dei soci dell’Aquila Calcio,  l’avvocato Stefano Marrelli -. Ha fatto un piacere immenso a tutti noi vedere tanta gente darsi da fare per salvare la società. Sono venuti a darci la loro disponibilità economica anche piccoli negozi e gente semplice, tutti volevano far parte di questa nuova avventura. Oltre all’aspetto economico quello che ci ha colpito di più è stato l’aspetto sociale dell’iniziativa. Dopo tante parole al vento e tante persone che avevano fatto i loro interessi e non quelli della comunità, finalmente arrivava qualcosa fatto dagli aquilani e per gli aquilani. Nelle nostre azioni traspare la serietà e l’amore per la squadra e per la comunità”.

Una società che viene acquistata dai propri tifosi fa talmente rumore che se ne sono accorti anche in Serie A. Gigi Buffon, portiere della Juventus e personaggio sempre attento a iniziative benefiche e di solidarietà, ha voluto dare il suo contributo per aiutare la nuova società: “Dopo cinque minuti aveva già accettato il nostro invito dandoci il suo aiuto. Speriamo che tanti seguano il suo esempio perché grazie a calciatori famosi non solo raccogliamo soldi ma aiutiamo il progetto a diventare virale e magari attiriamo qualche imprenditore serio per acquistare la società”. I Trust e i Red & Blue Eagles non vogliono infatti restare a tutti i costi al timone del club: il loro obiettivo è trovare una proprietà seria che abbia mezzi e competenze per fare grande la società. “Noi resteremo alla guida della società finché serve e lo faremo con impegno e trasparenza – conclude l’avvocato Marrelli – ma se arriva un imprenditore importante e serio siamo pronti a passare la mano. Non vogliamo che accadano le malefatte degli anni passati, stavolta abbiamo preso un impegno serio e personale con tutta la gente che ci ha aiutato. Quindi lo ribadiamo, possiamo lasciare la presidenza a un gruppo serio ma resteremo nella società come garanti di tutti i cittadini dell’Aquila che hanno dato il loro contributo. Restiamo come custodi della storia e della tradizione di una città e di una squadra di calcio che nel tempo è diventata la squadra di tutti gli italiani”.

Già, di tutti gli italiani. L’Aquila Calcio è nel cuore di tutti i tifosi d’Italia perché nasce dalla genuinità di un popolo e di un’iniziativa che può fare bene non solo alla società rossoblù ma a tutto il nostro calcio. Per un calcio in cui sono fallite oltre 56 società di calcio tra Serie A e Serie D in appena 5 anni, la soluzione per ripartire può essere rappresentata proprio dai tifosi e da tutte le persone che amano la propria squadra del cuore. L’amore può arrivare dappertutto.

CS LEBOWSKI

La Lega Nazionale Dilettanti è un caleidoscopio di società, realtà, modelli organizzativi popolari e progetti portati avanti da persone mosse dalla pura passione. Un esempio lampante è il sodalizio Centro Storico Lebowski, fondato, gestito e autofinanziato dai propri soci, che ne sono al contempo tifosi e proprietari. Un caso quasi unico in Italia. Da poco più di un anno il club da USD ha cambiato la propria forma giuridica in Cooperativa per coinvolgere meglio le persone, in modo più attivo, con una gestione che ha lo scopo mutualistico di garantire ai soci, donne e uomini, la pratica del calco facilitandone l’accessibilità secondo il principio di una testa, un voto. In pratica il Lebowski è una proprietà collettiva.

citazioneLa Cooperativa grigionera conta oggi 695 soci, gran parte fiorentini, ma anche residenti in altre città italiane e del mondo (in Inghilterra, Germania, Stati Uniti, Spagna tra le altre). è una comunità che ha origine da un territorio circoscritto, il Centro Storico di Firenze (da qui la prima parte del nome), ma che nel tempo è diventata sempre più una comunità di valori.

Fin dai giorni della sua fondazione, nel 2010, era chiaro che qualsiasi fosse la categoria e ovunque portassero i risultati sportivi, il Lebowski doveva essere il primo grande esperimento in Italia di azionariato popolare calcistico. Ovvero, doveva essere il primo Club italiano la cui proprietà fosse effettivamente collettiva, orizzontale, non scalabile.

Questa visione aveva delle motivazioni etiche e politiche, nasceva anche dalla considerazione che la crisi di tante società sportive dilettantistiche (come di molte professionistiche) avesse origine in un modello di organizzazione molto rischioso, in cui troppi Club sono stati costretti a chiudere o a ridimensionare le attività per il disimpegno o le difficoltà del presidente mecenate. Così i fondatori del Lebowski hanno pensato di allargare la Responsabilità della vita societaria a tutti coloro che ne approvassero metodologie e obiettivi, per evitare di essere legati alle (s)fortune del singolo.

Nonostante il modello societario dipenda esclusivamente dai propri soci, dalla loro militanza e dalla qualità delle loro azioni, gli obiettivi che il Lebowski si è dato, come società sono ambiziosi, e cercano in ogni ambito – dalla Scuola Calcio ai progetti sul Calcio Femminile – di riflettere quelli che sono le linee espresse dallo statuto: diffondere, attraverso l’attività del club e le varie anime che lo compongono, valori come la solidarietà, l’aggregazione, l’auto-organizzazione, la cooperazione, l’antifascismo, l’anti-razzismo, l’anti-sessismo, il protagonismo contrapposto alla delega, all’isolamento, all’egoismo e all’individualismo.

Dall’allargamento della base – sempre più tifosi, soci, persone attive nella gestione del club – e dal radicamento di queste idee sono partite tutte le iniziative che, nel giro di nove anni, hanno portato il Centro Storico Lebowski a vette inimmaginabili. Da club di Terza Categoria, la società fiorentina è diventata Cooperativa Sportiva con le Prime Squadre impegnate in Promozione (maschile) ed Eccellenza (Femminile), non dimenticando due progetti particolari e meravigliosi di calcio amatoriale, una squadra FIGC di Calcio a 5 e una Scuola Calcio con circa 200 iscritti dai 5 ai 12 anni. Decisivo in questo senso l’incontro, nel 2017, con la società Impruneta Tavarnuzze che ha consentito ai grigioneri di avere finalmente una casa (una struttura in cogestione proprio con la società del Tavarnuzze) dopo anni di pellegrinaggio in diverse zone e impianti di Firenze.

Le parole del tifoso volontario Marco, istruttore della Scuola Calcio e socio n.3 della Cooperativa, riassumono al meglio lo spirito del Lebowski: “ll CSL è prima di tutto dei suoi tifosi, che sono il cuore di tutto ciò che facciamo, è di chi taglia l’erba del campo prima delle partite, di chi organizza le feste per portare i soldi per iscriversi al campionato, di chi fa le collette per autofinanziare il materiale sportivo, di chi pulisce la sede, di chi raccoglie i palloni dopo l’allenamento, di chi porta con passione e rispetto i suoi colori in campo.”

Il Presidente Mirko Bardazzi, eletto dall’Assemblea dei Soci nel 2015, ci tiene a sottolineare un aspetto: “Una società sportiva è un patrimonio fondamentale di un territorio. è un luogo di educazione, di aggregazione, di divertimento, di salute. Non è possibile che possa sparire da un momento all’altro. E, soprattutto, deve essere in ogni momento accessibile a tutti e tutte. Per questo motivo, fin dall’inizio abbiamo scelto un modello organizzativo in cui non fosse “uno” a dare “tutto”, ma fossero in “molti” a dare quel “poco” che potevano. Se “tanti danno poco” ogni stagione il club ha una base solida e sicura su cui programmare ed evolversi.”

Nel 2015 questo gruppo di volontari appassionati ha compiuto un ulteriore salto di qualità: i soci hanno creato una Scuola calcio in un giardino pubblico in pieno centro storico fiorentino, riqualificando la zona. Un luogo accessibile a tutti (l’unico costo da sostenere è l’acquisto di una quota societaria da parte di un genitore), un progetto che ha rinforzato il legame con il quartiere di San Frediano, la sua pratica quotidiana, declinata attraverso l’insegnamento del gioco e della socialità ai piccoli e il coinvolgimento nella vita societaria dei più grandi.

Chi ha la fortuna di passare una giornata in questa scuola calcio può vedere un padre accompagnare il proprio figlio al giardino e durante l’allenamento, riparare una rete con i propri attrezzi, o i genitori di un’intera annata organizzare un pranzo di autofinanziamento nel giorno della partita casalinga della prima squadra.

Proprio la domenica rimane il momento focale dell’universo grigionero, laddove tutte le varie anime che lo compongono si ritrovano in Curva Moana Pozzi (sì, proprio lei) a tifare la Prima Squadra maschile, con un’affluenza media alle partite casalinghe che si aggira sulle 500 persone e un tifo spettacolare a dir poco inusuale per la categoria. Domeniche in cui si può vedere “l’Ascanio Nesi” di Tavarnuzze brulicare di persone e vita fin dalle prime ore della mattinata, magari per organizzare un pranzo collettivo pre-match, fino al tardo pomeriggio dove tra chiacchiere da Bar Sport e Dj-set improvvisati si può veramente capire la differenza tra un calcio consumato come una merce e uno costruito e vissuto come un tesoro. Il club riesce ad unire il senso di aggregazione fisico alle esigenze di una società tecnologica, basta consultare il sito web ufficiale cslebowski.it che può fare invidia a tante società professionistiche: emobile e web design user friendly, con contenuti nuovi ogni giorno. Un profilo instagram e una pagina youtube per interagire con i tifosi sparsi in Italia e nel mondo, un blog per condividere idee e pensieri. Perché come recita lo striscione che campeggia sulla tribuna principale dello stadio, il CS Lebowski è “La memoria del passato, la tenacia del presente, l’assalto al futuro”.

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