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La tassazione degli enti sportivi

Deve considerarsi positivamente cosa utile e necessaria e, dunque, non apparire una superflua reiterazione, l’esame periodico delle norme che regolamentano la tassazione di quei soggetti collettivi di erogazione di servizi che, nello svolgere la propria attività, antepongono il raggiungimento degli scopi istituzionali, diretti al perseguimento di finalità di beneficio comune, ossia ad impatto sociale ed ambientale nelle comunità in cui operano, alla realizzazione del lucro ancorchè questo ultimo possa essere comunque perseguito, ma in maniera strumentale per la realizzazione degli scopi istituzionali primari.

Come è ormai a tutti noto, tali enti costituiscono il cosiddetto Terzo Settore ovvero, mutuando un termine anglico, semplicemente non profit e, da qui, enti non profit .

Tali denominazione, entrate liberamente nel gergo comune, non trovano riscontro nell’ordinamento giuridico italiano, eccezione fatta per una vaga individuazione degli enti che operano nel terzo settore, attraverso l’utilizzo generico della qualificazione di enti non commerciali, di cui si è avvalso il legislatore tributario, dapprima, e poi riprodotto, per ultimo, quale appellativo del capo III e del capo V Titolo II T.U.I.R. 917/86 e s.m., per regolamentarne la loro soggettività passiva all’imposta sulle società (I.RE.S.), così come precedentemente statuito alla lettera c, comma 1, art. 73 dello stesso Testo Unico imposte sui redditi (tab. A), a prescindere dalla forma giuridica che, per quanto qui ci interessa, assuma un ente sportivo che svolge attività sportiva dilettantistica quale associato ad una federazione sportiva nazionale ovvero ad un ente di promozione sportiva affiliato al Coni.

A tale proposito, è utile ricordare che gli enti sportivi dilettantistici, per quanto stabilito all’art. 90 L. 289/2002, oltre che costituirsi nelle forme giuridiche codicistiche di associazioni riconosciute ovvero di associazioni non riconosciute, possono assumere anche le altre forme di società commerciali previste dal codice civile (S.p.A. – S.r.l. – Soc.Coop.a R.L.) quali società sportive di capitali senza fini di lucro, statutariamente stabilito ed indicando obbligatoriamente nella denominazione sociale la loro peculiarità sportivo-dilettantistica.

Così operando, l’ente sportivo può creare tutte quelle condizioni di base, però di per sé non sufficienti, per poter beneficiare delle diverse agevolazioni esistenti a suo favore nell’ordinamento tributario nazionale.

Infatti, a tal fine, l’ente collettivo sportivo per ottenere lo status di società o associazione sportiva dilettantistica deve obbligatoriamente:

– risultare iscritto nell’apposito registro nazionale tenuto a cura del Coni;

– inviare all’Agenzia delle Entrate il cosiddetto modello EAS, entro 60 giorni dalla costituzione.

Inoltre, qualora la società/associazione sportiva svolga altresì attività commerciali, anche successivamente alla attribuzione del codice fiscale, deve:

– fare richiesta all’Agenzia delle Entrate della attribuzione della partita I.V.A., entro 30 giorni dalla data di inizio attività;

– eseguire l’iscrizione al repertorio economico amministrativo (R.E.A.), entro 30 giorni dall’inizio dell’attività economica di servizi, di commercio e/o di produzione che l’ente svolge in maniera strumentale rispetto agli obiettivi istituzionali.

La funzione di detto repertorio è quella di far acquisire alle camere di commercio ogni notizia di carattere economico al fine di un loro utilizzo amministrativo e statistico.

Una volta eseguiti regolarmente gli adempimenti più sopra richiamati, la società/associazione sportivo dilettantistica è posta nelle condizioni di operare compiutamente le proprie scelte di natura tributaria, e, in particolare, nel caso di svolgimento di una attività economica, di opzione dei diversi regimi contabili ed impositivi agevolati vigenti che spaziano dalla imposizione diretta (I.RE.S. – I.R.A.P.) a quella indiretta  (I.V.A. – Bollo – Registro etc.).

Ma, a prescindere dalle agevolazioni di cui possa usufruire in caso di svolgimento di attività economiche, l’associazione sportivo dilettantistica può essere destinataria di ulteriori provvidenze di natura tributaria. Valga per tutte l’istituto del cinque per mille, del quale l’ente sportivo dilettantistico può esserne beneficiario anche nel caso svolga esclusivamente l’attività ludica istituzionale.

Per ottenere ciò, cioè per poter partecipare al riparto della quota irpef destinata dai contribuenti al cinque per mille, l’associazione sportiva dilettantistica deve agire su due fronti e, precisamente, con riferimento ai seguenti organi della pubblica amministrazione:

A – Agenzia delle Entrate, con richiesta di iscrizione nell’apposito elenco che:

• va presentata ogni anno per ogni esercizio finanziario dello Stato;

• va trasmessa esclusivamente in via telematica, direttamente od a mezzo di intermediari  abilitati; utilizzando i modelli presenti sul sito dell’Agenzia delle Entrate e che rappresentano:

•  la domanda di iscrizione

•  la dichiarazione sostitutiva del legale rappresentante che attesti la sussistenza dei requisiti richiesti per accedere al riparto dei fondi.

La circolare A.E. n. 13/2015 ha precisato quali devono essere detti requisiti, vale a dire che l’associazione sportivo dilettantistica deve:

– essere costituita ex art. 90 L.289/2002;

– possedere il riconoscimento ai fini sportivi certificato dal Coni;

– essere affiliata ad una federazione sportiva nazionale o ad una disciplina sportiva associata o ad un ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni;

– svolgere in generale attività di avviamento e formazione alla pratica sportiva, in particolare nei settori giovanili e scolastici nonché nei confronti di soggetti svantaggiati;

B – Presidenza del Consiglio dei Ministri e, più precisamente, del Dipartimento per gli affari generali, il turismo e lo sport – Ufficio per lo sport , per poter essere assegnataria del riparto dei fondi costituenti annualmente il cinque per mille.

Infatti, l’associazione, verificata la sua presenza nell’elenco dei soggetti ammessi al riparto a cura dell’Agenzia delle Entrate, in base alla domanda di iscrizione di cui al precedente punto A), deve attivare la procedura di cui alla “Guida alla compilazione dell’istanza”, alla sezione “percorsi – 5 per mille – dichiarazione anno…” di cui al sito internet: www.sportgoverno.it

Detta procedura deve essere eseguita tutti gli anni, cioè ogni qualvolta l’associazione risulti iscritta nell’elenco pubblicato annualmente dall’Agenzia delle Entrate dei soggetti ammessi al beneficio.

(Per maggiori ragguagli si rinvia per ultimo alla precedente edizione n. 176 di questa rivista in “Focus su > 5 per mille”).

I COMPORTAMENTI

Svolta questa breve propedeutica esegesi, è possibile individuare il comportamento che le società/associazioni sportive dilettantistiche devono assumere nei confronti dell’amministrazione finanziaria dello Stato in funzione dei diversi regimi fiscali adottati e, conseguentemente, quali siano gli adempimenti dichiarativi e le loro rispettive scadenze.

Innanzitutto è da sottolineare che qualora l’ente sportivo non sia proprietario di immobili, non svolga attività commerciali, non percepisca dividendi o non realizzi altri redditi diversi non è soggetto passivo né dell’imposta sulle società (I.RE.S.) né dell’imposta regionale sulle attività produttive (I.R.A.P.).

Ne consegue che non è dovuta né la presentazione delle rispettive dichiarazioni dei redditi prodotti in un determinato periodo di imposta relativamente a dette imposte; così come non svolgendo alcuna attività commerciale la società/associazione sportiva dilettantistica non è sottoposta ad alcun adempimento relativamente all’imposta sul valore aggiunto (I.V.A.).

D’altro canto, il realizzo di redditi assoggettabili anche ad una sola delle richiamate imposte, impone la necessità di individuare gli adempimenti che l’ente sportivo deve eseguire e, ciò, in funzione del regime fiscale di appartenenza, per legge o per opzione, avendo cura di considerare che ai fini dell’I.RE.S. il reddito complessivo degli enti non commerciali è determinato secondo le regole previste per i contribuenti persone fisiche, mentre per gli enti commerciali e le società di capitali (non costituite ex art. 90, cit.) il reddito è sempre considerato reddito di impresa e, quindi, determinato secondo le relative regole.

Pertanto, il reddito complessivo realizzato dall’ente non commerciale, da assoggettare ad I.RE.S., è costituito dalla sommatoria dei diversi tipi di reddito da dichiararsi nel Mod. Unico ENC nei relativi quadri, così come qui di seguito indicato:

redditi fondiari, cioè derivanti da terreni e fabbricati, rispettivamente in quadri RA e RB;

– redditi di capitale, in quadro RL – Sezione I;

– redditi diversi, in quadro RL – Sezione II;

– redditi di impresa, nei rispettivi quadri che seguono con riferimento alle relative attività esercitate ed in ragione del regime contabile per cui l’ente ha optato:

• in quadro RD, i redditi derivanti dall’esercizio di attività di allevamento di animali ed  attività agricole connesse nei limiti imposti dalle vigenti disposizioni;

• in quadro RG, i redditi ottenuti in regime di contabilità semplificata;

• in quadro RF, i redditi realizzati in regime di contabilità ordinaria.

Una volta determinato il reddito realizzato, è necessario quantificarne l’importo da assoggettare a tassazione e, quindi, da rilevare nell’apposito quadro del Mod. Unico ENC, come più sopra illustrato, ciò dipendendo dal regime fiscale agevolato in cui ha operato l’ente sportivo.

Tralasciando in questa sede di addentrarci sulla quantificazione dei redditi da attività agricole da indicare al quadro RD, si ricorda che le attività commerciali, dalle quali conseguono redditi di impresa, possono essere esercitate dalle società/associazioni sportive dilettantistiche in regimi contabili diversi, conseguendone due diversi metodi di determinazione del reddito d’impresa:

– metodo analitico, con il quale il risultato economico d’esercizio imponibile è dato dalla contrapposizione di ricavi e costi fiscalmente rilevanti, indifferentemente sulla base del diverso regime contabile adottato di contabilità ordinaria o di contabilità semplificata;

– metodo à forfait, conseguente all’opzione effettuata dall’ente in forza delle disposizioni disciplinate rispettivamente da:

• art. 145 T.U.I.R.;

• legge 398/91 che con specifiche disposizioni regolamentano le modalità di determinazione del reddito imponibile ai fini I.RE.S. e I.R.A.P.

Parallelamente alle disposizioni agevolative in tema di imposte dirette, sono previsti, al fine di favorire la diffusione dello sport dilettantistico, regimi fiscali di favore anche in materia di imposte indirette, quali quelli previsti per le attività soggette all’imposta sugli intrattenimenti e sull’imposta sul valore aggiunto.

In particolare per quest’ultima le agevolazioni non riguardano solo la liquidazione dell’imposta ma anche i relativi adempimenti gestori, che riguardano sia la tenuta e conservazione delle scritture contabili sia la redazione e presentazione della dichiarazione annuale, per i quali sono previste specifiche esenzioni  in forza della citata L. 398/91.

(Clicca sull’immagine per ingrandire)

 

 

Focus Su > 5×1000
La dichiarazione sostitutiva

Una volta ottenuta l’iscrizione all’elenco degli Enti beneficiari del 5 per mille 2016, con pubblicazione effettuata dall’Agenzia delle Entrate il 25 maggio 2016, il legale rappresentante dovrà trasmettere, a pena di decadenza, la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà entro il 30 giugno 2016.
In tale dichiarazione, disciplinata dal DPR n.445/2000, si dovrà attestare la persistenza dei requisiti previsti dalla legge ai fini dell’iscrizione.
La dichiarazione sostitutiva dovrà essere inoltrata con raccomandata a.r. alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate nel cui ambito territoriale si trova la sede legale dell’Ente e tale trasmissione diviene condizione necessaria per l’ammissione al riparto della quota del 5 per mille.

 

Termine

Descrizione adempimenti 

30 giugno

Termine presentazione dichiarazione sostitutiva agli uffici territoriali del CONI

30 settembre

Termine regolarizzazione domanda iscrizione e/o successive integrazioni documentali  

TAB. A – Le norme richiamate T.U.I.R. – Titolo II
Imposte sul reddito delle società

Cap. I – art. 73 – Soggetti passivi

1 – sono soggetti all’imposta sulle società: a) omissis; b) omissis; c) Gli enti pubblici e privati diversi dalle società, i  trust che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale nonché gli organismi di investimento collettivo del risparmio, residenti nel territorio dello Stato; omissis

Cap. III – Enti non commerciali residenti

Artt. 143 – 150 (*)

Cap. V – Enti non commerciali non residenti 

Artt. 153 – 154 (*)

(*) Si osserva che i richiamati articoli trattano oltre che dei singoli redditi (art. 144) e del reddito complessivo (artt. 143 e 151) e della sua determinazione (art. 154), anche del regime forfettario degli enti non commerciali (art. 145), degli oneri deducibili (art. 146) e delle detrazioni di imposta per oneri (art. 147) nonché degli Enti di tipo associativo (art. 148), della perdita della qualifica di ente non commerciale (art. 149) e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (art. 150).

 

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