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Regola 5 – Il direttore di gara

La regola numero 5 è dedicata al ruolo della figura più controversa, ma al tempo stesso imprescindibile, del gioco: l'arbitro

Nonostante il ruolo, frequentemente criticato sia dagli appassionati e dai tecnici sia da coloro che praticano questo sport o lo commentano, il regolamento del gioco del calcio dedica un’ampia regola alla figura dell’arbitro, ai suoi compiti, poteri e responsabilità. All’arbitro è riconosciuta tutta l’autorità e discrezionalità necessaria affinché provveda al controllo della gara e a far osservare le regole in conformità allo “spirito del gioco”. Le sue decisioni sono inappellabili e solo all’arbitro è consentito modificare una propria decisione, anche su indicazione di un altro ufficiale di gara, salvo i casi in cui il gioco sia già ripreso, sia finito il primo o il secondo periodo di gioco oppure si sia lasciato il terreno di gioco.

L’arbitro, nel dirigere un incontro, ha l’autorità di poter adottare provvedimenti disciplinari nei confronti dei calciatori o dei dirigenti. è chiamato a punire l’infrazione più grave quando si verificano più infrazioni contemporaneamente sia in termini di provvedimento disciplinare, sia in termini di ripresa del gioco, gravità fisica ed impatto tattico. La sua autorità disciplinare si esplica dal momento in cui effettua il sopralluogo pre-gara fino al momento in cui lo abbandona dopo la fine della gara, ma il potere di mostrare i cartellini è riservato al periodo compreso tra il momento in cui entra sul terreno di gioco all’inizio della gara, fino a dopo che la gara è terminata, compreso l’intervallo, i supplementari ed eventuali tiri di rigore.

Gli arbitri, nell’esercizio delle loro funzioni, non possono essere ritenuti responsabili per infortuni dei calciatori, dirigenti o spettatori; per danni materiali in genere e per qualsiasi altro danno subito da persona fisica o da società che soggiace a una qualsiasi decisione presa in base alle regole del gioco o alle normali procedure previste per disputare una gara o dirigerla. Tale inciso si riferisce, in particolare, alle decisioni arbitrali che coinvolgono la sospensione definitiva della gara o la sola interruzione della stessa per ragioni imputabili agli spettatori o a infortuni e irregolarità nell’equipaggiamento dei calciatori. L’esenzione di responsabilità riferita alla salute dei calciatori, però, è accompagnata da una serie di previsioni di poteri e doveri dell’arbitro in occasione di un infortunio di un calciatore.

All’arbitro, infatti è attribuito il potere di lasciare proseguire il gioco, fino alla prima interruzione, nel caso in cui ravvisi che il giocatore sia solo lievemente infortunato. Al contempo, però, il regolamento prevede che l’arbitro abbia il dovere di interrompere il gioco ogniqualvolta un giocatore sia gravemente infortunato e necessiti di cure immediate. Il regolamento prevede espressamente che i calciatori non possano ricevere cure sul terreno di gioco e debbano pertanto uscire dallo stesso potendovi rientrare solo dopo che la gara è ripresa: da una linea laterale, se il pallone è in gioco, oppure da qualsiasi linea perimetrale se il pallone non è in gioco.

Il regolamento prevede una dettagliata casistica relativa alle eccezioni di tale obbligo da parte del calciatore infortunato, di uscire dal terreno di gioco e riguardano il caso in cui questi sia il portiere, quando le persone infortunate siano un portiere e un calciatore che sono venuti a contatto, nel caso in cui si siano infortunati calciatori della stessa squadra per uno scontro fortuito, quando si verifica un infortunio grave e infine, dalla stagione sportiva 2016/2017, se il calciatore si infortuna per un fallo subito da un avversario che viene ammonito o espulso. Fino alla stagione sportiva 2015/2016, un calciatore infortunato che era soccorso sul terreno di gioco, doveva uscire prima della ripresa del gioco. Ciò può apparire contrario allo spirito sportivo in quanto l’ avversario che ha procurato l’infortunio otterrebbe un vantaggio numerico per la sua squadra rispetto a quella del caliatore soccorso. Tuttavia, questa condizione è stata introdotta perché i calciatori spesso utilizzano in modo antisportivo un infortunio per ritardare la ripresa per ragioni tattiche.

Come punto di equilibrio tra queste due situazioni inique, l’IFAB ha deciso che soltanto per un’infrazione che comporta un contatto fisico in cui l’avversario è ammonito o espulso, un calciatore infortunato può ricevere, dopo veloce valutazione, le cure del caso rimanendo sul terreno di gioco. In linea di principio, l’interruzione non dovrebbe essere più lunga di quanto in questo periodo avviene quando un medico/sanitario entra sul terreno di gioco per valutare un infortunio. La differenza sta nel fatto che prima l’arbitro chiedeva al personale medico e al calciatore di uscire dal terreno di gioco, mentre ora quando il personale medico esce, il calciatore può rimanere sul terreno di gioco. Vi sono inoltre alcune particolarità e specifiche nel comportamento dell’arbitro in alcuni casi particolari:

– in caso di calciatore sanguinante, l’arbitro ha il dovere di garantire che questi esca immediatamente dal terreno di gioco nel quale potrà rientrare solo dopo aver ricevuto il consenso dell’arbitro che dovrà essere sicuro che la perdita di sangue sia stata arrestata e che non vi siano tracce di sangue sull’equipaggiamento;

– se l’arbitro ha autorizzato l’ingresso dei barellieri sul terreno di gioco, il calciatore infortunato dovrà uscire in barella oppure a piedi e in caso di rifiuto, dovrà essere ammonito;

– quando l’arbitro ha deciso di ammonire o espellere un calciatore infortunato che deve uscire dal terreno di gioco per ricevere le cure mediche, il cartellino dovrà essere comunque mostrato al calciatore prima che questi esca dal terreno di gioco;

– se un giocatore espulso o un dirigente allontanato si rifiuta di uscire dal recinto di gioco, l’arbitro dovrà chiedere l’intervento del capitano della squadra e se questi si dimostra solidale con la persona espulsa o allontanata, dovrà prendere il medesimo provvedimento verso il capitano e rivolgersi al vice capitano. Se anche quest’ultimo si rifiuta, l’arbitro dovrà sospendere definitivamente la gara. La gara dovrà essere comunque sospesa anche nel caso in cui, nonostante il comportamento fattivo del capitano o vice capitano, il calciatore o il dirigente si ostini a non voler uscire;

– se un arbitro emette inavvertitamente un fischio durante una gara, il gioco dovrà essere ripreso con una sua rimessa nel punto in cui si trovava il pallone al momento dell’interruzione. Mentre nel caso in cui un arbitro è impossibilitato a emettere tempestivamente un fischio, questi dovrà comunicare a voce o con gesti che il gioco deve intendersi interrotto per poi riprenderlo con la ripresa di gioco relativa al motivo dell’interruzione;

– se una delle persone ammesse a prendere posto nell’area tecnica, che non sia un calciatore, fuma durante lo svolgimento di una gara, l’arbitro dovrà semplicemente invitarla a cessare di fumare e in caso di rifiuto dovrà menzionare l’accaduto nel referto di gara, senza allontanarla.

L’arbitro ha infine il potere e dovere di interrompere e sospendere temporaneamente o definitivamente una gara qualora vi sia un’interferenza esterna al gioco quale: illuminazione artificiale insufficiente, un fischio emesso da parte di uno spettatore che  influenza il gioco, ingresso sul terreno di gioco di un secondo pallone (solo se influenza il gioco) o di un oggetto lanciato da uno spettatore. Il gioco verrà poi ripreso con una rimessa da parte dell’arbitro nel punto in cui si trovava il pallone al momento dell’interruzione.

In tal senso, il regolamento specifica che, qualora si verifichino fatti o situazioni tali da pregiudicare l’incolumità dell’arbitro, dei suoi assistenti o dei calciatori o non consentire all’arbitro di dirigere l’incontro in piena indipendenza di giudizio, questi deve assolutamente astenersi dall’iniziare o far proseguire la gara. Tali fatti pregiudizievoli possono riguardare, appunto, il lancio di oggetti o materiale pirotecnico e l’ingresso di persone non autorizzate nel recinto di gioco. Qualora sia impossibile per l’arbitro sospendere definitivamente la gara, questi dovrà continuarne la direzione pro-forma al fine di evitare il verificarsi di eventi di maggiore gravità, comunicando la sua decisione, nel modo e nei tempi più opportuni agli altri eventuali ufficiali di gara.

Il compito di un arbitro designato a dirigere un incontro continua anche dopo il termine della partita in quanto è tenuto a redigere il rapporto della gara. In questo documento dovrà essere riportato il risultato finale dell’incontro, il minuto in cui sono state realizzate le reti (e non chi l’ha realizzata in quanto non è un suo compito), le sostituzioni e il minuto in cui sono avvenute, i provvedimenti disciplinari assunti nei confronti dei calciatori o dei dirigenti con esaustiva e chiara motivazione e qualsiasi altro incidente che si sia verificato prima, durante o dopo la gara.

L’importanza della giusta segnalazione

In caso di necessità di fermare il gioco, come prima cosa l’arbitro si serve del fischietto per interrompere l’azione, e immediatamente dopo fornisce ai giocatori indicazioni specifiche tramite gesti codificati.

Nel caso di un fallo riscontrato ai danni di un attaccante lanciato verso la porta, l’arbitro può decidere di non fischiare e indicare con le braccia la continuazione del gioco, applicando così la “norma del vantaggio” e lasciando proseguire l’azione per non penalizzare ulteriormente la squadra in attacco.

Focus Su > L’EQUIPAGGIAMENTO DELL’ARBITRO

Equipaggiamento obbligatorio

 

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