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Regola 11 – Il fuorigioco

Alla scoperta della regola numero 11 del gioco del calcio: il fuorigioco.

Non ci sono dubbi che il fuorigioco rappresenti, in ambito  calcistico, una delle regole più modificate in quanto più particolari e in alcuni casi di difficile lettura: nel regolamento si precisa subito che un giocatore, per trovarsi in posizione di fuorigioco, deve soddisfare due fattori: 

a) trovarsi con una qualsiasi parte della testa, del corpo o dei piedi nella metà avversaria del terreno di gioco; 

b) trovarsi con una delle parti del corpo sopra elencate (sono escluse le braccia) in posizione più vicina alla linea di porta avversaria sia rispetto al pallone sia rispetto al penultimo aversario.

Gli elementi che determinano la posizione di fuorigioco sono dunque tre:

1. la posizione del pallone (“linea del pallone”: si intende quella linea immaginaria che attraversa il pallone e corre parallela alla linea di porta);

2. la posizione dell’attaccante;

3. la posizione del penultimo difendente (non obbligatoriamente uno dei due ultimi difendenti deve essere il portiere avversario).

Essere in posizione di fuorigioco non è di per sé un’infrazione, ma tale posizione deve essere punita, con un calcio di punizione indiretto dal punto in cui è accaduta l’infrazione, quando un giocatore, che si trova in tale posizione nel momento in cui il pallone viene giocato o toccato da un compagno di squadra (momento dell’individuazione del fuorigioco), poi partecipa attivamente al gioco giocando o toccando il pallone o interferendo con un avversario (momento della sanzione del fuorigioco).

Per interferenza su un avversario si intendono varie attività che possono essere riassunte di seguito in:

– ostruire la linea di visione impedendogli di giocare il pallone;

– contendergli il pallone;

– tentare chiaramente di giocare il pallone che gli è vicino quando quest’ultimo in realtà impatta su un avversario;

– compiere atti o gesti che hanno un’evidente influenza sulla capacità di un avversario di giocare liberamente il pallone;

– trarre vantaggio dalla posizione di fuorigioco interferendo con un avversario o giocando il pallone quando quest’ultimo è rimbalzato o è stato deviato da un palo o dalla traversa della porta, da un ufficiale di gara o da un avversario o quando è stato intenzionalmente effettuato un “salvataggio” da parte di un avversario.

                                                                                  

 

Per “salvataggio” si intende quella situazione in cui un calciatore, al fine di interrompere la traiettoria di un pallone che sta andando dentro o molto vicino alla propria porta, lo tocca con qualsiasi parte del corpo escluse le braccia e le mani. Salvo il caso di “salvataggio”, dunque, ogni qualvolta un giocatore in posizione di fuorigioco riceva il pallone da una giocata volontaria di un avversario, la sua posizione verrà sanata e non dovrà essere punito potendo giocare il pallone.

La posizione di fuorigioco non deve essere punita se il giocatore riceve il pallone direttamente su calcio di rinvio, dalla rimessa laterale o su calcio d’angolo.

In caso di fuorigioco ed intervento falloso diventa, molto importante individuare la sequenza temporale delle due situazioni irregolari e si delineano così, due differenti ipotesi:

– se un calciatore in posizione di fuorigioco subisce un fallo prima che la sua posizione possa essere considerata punibile, cioè prima di giocare o tentare di giocare il pallone o di contenderlo ad un avversario, si dovrà sanzionare il fallo in quanto verificatosi prima che la posizione di fuorigioco potesse essere considerata infrazione e dunque sanzionata;

– al contrario, se viene commesso un fallo nei confronti di un calciatore in posizione di fuorigioco dopo che questi ha partecipato attivamente al gioco, si dovrà sanzionare la posizione di fuorigioco in quanto concretizzatasi prima dell’intervento falloso. Pare doveroso ricordare che in caso di intervento falloso di una certa intensità o violenza, l’arbitro potrà comunque prendere un provvedimento disciplinare nei confronti del giocatore che ha commesso il fallo.

                                                                                 


Come spesso accade, anche per la regola 11 vengono analizzate le eventuali infrazioni alle previsioni del regolamento; sempre più soventemente, infatti, le squadre o i singoli giocatori cercano e studiano tattiche o modi per eludere la regola o per sanare irregolarmente la posizione di fuorigioco punibile ed il regolamento, oltre a “condannare” tali comportamenti, ne ha previsto puntuali sanzioni. In particolare vengono analizzati due tipi di comportamenti che riguardano rispettivamente l’ultimo o il penultimo giocatore difendente da un lato e l’attaccante in posizione di fuorigioco dall’altro.

In particolare, ai fini del fuorigioco, si stabilisce che:

– un giocatore difendente che esce dal terreno di gioco senza l’autorizzazione dell’arbitro, deve essere considerato come se fosse sulla propria linea di porta o su una linea laterale fino alla prima interruzione di gioco o fino a quando la squadra difendente non avrà giocato il pallone verso la linea mediana e questo sarà fuori dalla loro area di rigore. Se il giocatore esce intenzionalmente dal terreno di gioco al fine di porre in posizione di fuorigioco un avversario che sta per ricevere un passaggio, dovrà essere ammonito alla prima interruzione di gioco;

– un calciatore attaccante che si trova in posizione di fuorigioco eventualmente punibile, invece, può uscire e restare fuori dal terreno di gioco per non prendere parte al gioco attivo. Se lo stesso calciatore, però, rientra dalla linea di porta e prende parte al gioco prima della successiva interruzione o prima che la squadra difendente abbia giocato il pallone verso la linea mediana e questo sia fuori dalla loro area di rigore, sarà considerato come se fosse posizionato sulla linea dell’area di porta e se trae vantaggio dalla sua posizione dovrà essere ammonito. 

Il giocatore attaccante che si trova dentro la porta mentre il pallone sta entrando nella stessa, non potrà essere considerato in fuorigioco e la rete dovrà essere convalidata solo se rimarrà immobile all’interno della porta e con il suo comportamento non disturbi il portiere o tenti di prendere parte attivamente al gioco.


Focus Su > CURIOSITÀ
Una storia…controversa

Il fuorigioco ( in inglese”offside”) fu codificato nel 1863 dalla Football Association tra le prime 14 regole del gioco del calcio e stabiliva che: “Quando un giocatore ha calciato il pallone, ogni giocatore della sua squadra che si trovi più vicino di lui alla porta avversaria è fuori gioco e non può nè toccare la palla nè impedire agli avversari di toccarla fino a quando uno di essi non lo abbia fatto: nessun giocatore è in fuori gioco se la palla viene calciata da un punto posto dietro la linea di porta”. All’epoca nessun calciatore della squadra in attacco poteva dunque trovarsi oltre la linea del pallone, che si poteva passare solo indietro.

Tre anni dopo furono ammessi i passaggi in avanti purchè al momento del lancio ci fossero almeno tre giocatori avversari tra l’attaccante e la linea di porta. . Nel 1926 si stabilì che fosse in fuorigioco il giocatore che si trovava nella metà campo avversaria senza almeno due giocatori avversari tra se e la linea di porta. Questa modifica contribuì ad aumentare il numero di gol segnati e di conseguenza la spettacolarità del gioco stesso.
Nel 1990 è stato stabilito che gli attaccanti in linea con il penultimo difensore avversario sono in posizione regolare.   

 

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