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Le fonti probatorie nel procedimento disciplinare

I procedimenti disciplinari si svolgono sulla base degli atti contenuti nel deferimento e nelle deduzioni difensive. Allora quale portata ha il potere istruttorio riconosciuto agli Organi della giustizia sportiva?

Il procedimento disciplinare sorge in seguito alla notifica dell’atto di deferimento ai tesserati, affiliati o soggetti che abbiano un ruolo rilevante per l’ordinamento sportivo. L’art. 35 del Codice di Giustizia Sportiva al comma 4 statuisce che i procedimenti in ordine alle infrazioni oggetto di denuncia o deferimento da parte della Procura Federale debbano svolgersi sulla base degli elementi contenuti nel deferimento e nelle deduzioni difensive. Al fine di comprendere la portata di tale disposizione normativa occorre premettere che nell’ordinamento sportivo l’esercizio dell’azione disciplinare spetta esclusivamente al Procuratore Federale. Egli, anche attraverso i propri uffici, ha il compito di acquisire le notizie di illecito di propria iniziativa ovvero sulla base delle segnalazioni o denunce pervenute, purché non in forma anonima, e iscriverle nell’apposito registro.

Dal momento dell’iscrizione nel registro delle notizie di illecito decorrono i termini entro i quali la Procura Federale deve svolgere le proprie indagini e acquisire tutti gli elementi probatori necessari all’accertamento delle violazioni statutarie e regolamentari di cui abbia avuto notizia. Il fascicolo del deferimento, completo di tutti gli atti di indagine, entra direttamente nella cognizione dell’organo giudicante andando a inciderne sul libero convincimento proprio sulla scorta di quanto sancito dalla disposizione regolamentare richiamata. Non è errato affermare, dunque, che il processo disciplinare si fonda prevalentemente sull’utilizzazione di prove precostituite ma il Coni ha provveduto a mitigare l’evidente squilibrio tra i soggetti del procedimento grazie all’introduzione, nel processo sportivo, dei principi della parità delle parti, del contraddittorio nonché degli altri principi del giusto processo. Pertanto sebbene non ci si sia spinti sino a prevedere che la formazione della prova possa avvenire esclusivamente nel corso del processo e nel contraddittorio tra le parti, il soggetto incolpato ha visto riconoscersi il diritto alla prova, in entrambi i gradi di giudizio, potendo far pervenire al giudicante, sia esso Tribunale Federale o Corte Federale d’Appello, memorie, indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi, produrre documenti e richiedere di essere sentito.

Non solo. L’art. 32 quinquies CGS individua un limite specifico all’acquisizione degli atti di indagine compiuti dalla Procura Federale, impedendo l’utilizzazione di quelli eventualmente acquisiti oltre la scadenza del termine previsto per le indagini, con l’unica eccezione degli atti o documenti acquisiti dalla Procura della Repubblica e dalle autorità giudiziarie dello Stato.

La normativa endofederale riconosce agli Organi di Giustizia Sportiva sia la totale discrezionalità nel decidere se procedere o meno all’acquisizione degli accertamenti richiesti dalle parti, sia i più ampi poteri di indagine e di accertamento in relazione al fatto. Sebbene l’esercizio dei poteri istruttori sia assolutamente eventuale e il ricorso ad esso ancora estremamente limitato, nel valutare la portata degli elementi di prova all’interno del procedimento disciplinare è bene ricordare come il codice di giustizia endofederale riconosca all’organo giudicante il potere di incaricare direttamente la Procura Federale per lo svolgimento di supplementi di indagine, nonché la possibilità di procedere con l’assunzione diretta di testimonianze e di disporre consulenze tecniche.

L’assunzione della prova testimoniale può essere ammessa dal Tribunale su istanza della parte la quale, a pena di inammissibilità, dovrà indicare: la rilevanza della prova ai fini delle decisione, la persona da interrogare e i fatti su cui deve essere sentita, restando comunque salvo il potere del giudicante di assumere dal teste qualsiasi notizia ritenga utile ai fini del pieno accertamento del fatto. Il teste, quanto sia soggetto tesserato, deve essere avvisato che eventuali falsità o reticenze possono produrre conseguenze disciplinari derivanti dalla violazione degli obblighi di lealtà e correttezza. In ogni caso l’escussione del teste resta affidata al Presidente del Collegio cui le parti potranno richiedere chiarimenti nei limiti di quanto strettamente necessario all’accertamento del fatto controverso.

L’esigenza di celerità e speditezza del processo sportivo relega la consulenza tecnica a un ruolo marginale nell’ambito dell’istruzione probatoria e ai soli casi in cui un esperto di particolare competenza risulti decisivo per dirimere una controversia. Vista l’ampia previsione normativa, le operazioni peritali possono svolgersi con l’intervento delle parti anche a mezzo di propri consulenti tecnici. Nel rispetto dei principi del giusto processo, una volta espletate le operazioni peritali, il consulente dovrà mettere le proprie risultanze a disposizione dell’organo giudicante e delle parti dieci giorni prima dell’udienza in modo da permettere che queste ultime possano far pervenire le proprie considerazioni.

La breve analisi della normativa federale permette di giungere alla conclusione che il ricorso ai poteri istruttori assume un rilievo meramente complementare e residuale nel processo sportivo, in virtù della centralità probatoria degli elementi contenuti nel deferimento e nelle deduzioni difensive. Tuttavia l’ampia previsione normativa permette di riconoscere in capo al giudicante la potestà di effettuare tutti quegli accertamenti utili al fine di verificare la sussistenza o meno dei fatti oggetto del procedimento.

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