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Le tre passioni di Liliana Nicoletta

Gli studi, il giornalismo e soprattutto lo sport. Liliana, portiere dell'Olimpus Roma campione d'Italia, ha solo 22 anni ma ha già le idee chiare. E il suo viaggio è appena iniziato

Scarpe da ginnastica o scarpini con la suola rigorosamente liscia, jeans, maglietta e un filo di trucco. Liliana Nicoletta è così, bella nella sua semplicità. Quella semplicità che l’ha portata, per gioco, fino alle semifinali di Miss Italia 2017, dopo la partecipazione un anno prima di altre tre atlete che giocano a pallone: Martina Piemonte, Alessia Sgaggiaro e Debora Novellino, con quest’ultima che è arrivata addirittura alla finale di Jesolo. Lei, Liliana, ha portato in alto la bandiera del calcio femminile nella categoria Curvy, perché – ricorda – “la bellezza non dipende dalla misura di una taglia”. Semplice sì, ma con le idee chiare. Nata a Roma 22 anni fa, studia giurisprudenza e sogna un giorno di condurre una trasmissione sportiva tutta sua. Intanto, ha già preso il tesserino da pubblicista e lavora  in una redazione. Tre passioni: gli studi, il giornalismo e soprattutto lo sport. Ne ha praticati sette, ma con il calcio a 5 è stato amore a prima vista. La porta è casa sua, l’Olimpus Roma la sua squadra, con la quale ha vinto tutto quello che c’era da vincere nella passata stagione.

Mi racconti la tua giornata tipo?
Mi alzo, faccio una bella colazione, mi lavo ed esco di corsa per andare all’università. Cerco di starci più tempo possibile, poi mangio una cosa al volo e scappo al campo per allenarmi. Nel pomeriggio vado in redazione o torno a casa per scrivere articoli.

Riesci a tenere questi ritmi?
Sono sincera, a metà stagione inizio a subire un po’ di stress, perdo lucidità, ma non cambierei mai la mia vita. 

Quanto tempo libero ti rimane?
Mi capita la sera di uscire con i miei amici, ma la mattina la sveglia suona comunque (risata, ndr). Non cambierei mai però la mia routine, perché quando c’è la passione la stanchezza non si sente. 

Quanti sport hai praticato?
Il primo grande amore è stato il pallone. Durante l’ora di ricreazione, mentre tutte le mie compagne attaccavano gli stickers, io giocavo a calcio con i maschi. Ho fatto nuoto per tanti anni, poi tennis. Mi piacevano entrambi, ma avevo voglia di provare uno sport di squadra, di vivere uno spogliatoio. Così ho provato prima la pallavolo, perché mi piaceva il cartone animato “Mila e Shiro”, e poi il basket, con una parentesi nel karate. 

Come sei arrivata al calcio a 5?
Mentre giocavo a basket mi hanno proposto di provare nel futsal, nel Parioli. Sono due sport simili, gli schemi pure, si gioca in cinque… e allora mi sono detta, perché non tentare?

E hai iniziato in porta…
In realtà no. Giocavo pivot e mi divertivo tantissimo. Poi un giorno si è infortunato il nostro portiere e non avevamo il secondo. Il caso ha voluto che io mi fossi fatta male all’adduttore e quindi non potevo calciare il pallone, allora sono andata in porta e da lì in poi non l’ho più abbandonata. 

Cosa vuol dire fare il portiere?
Avere una grande responsabilità. Molti pensano che sia il ruolo più noioso, tant’è che si inizia quasi per caso, proprio come successo a me, ma vi assicuro che non è così. 

Dal Parioli all’Olimpus, dalla categoria più bassa del futsal femminile alla squadra che pochi mesi dopo sarebbe diventata campione d’Italia: come è successo?
Mi sono messa in mostra nei tornei estivi e così mi ha chiamata l’Olimpus per andare a fare il terzo portiere. All’inizio stavo quasi sempre in tribuna, poi mi sono ritagliata il mio spazio. 

A tal punto che sei diventata famosa per parare i rigori?
Nel calcio a 5 succede spesso che un portiere entri solo per questo. La prima volta è capitato lo scorso anno contro la Ternana, mister D’Orto mi ha detto: “Dai, entra e para ‘sto rigore”. E io avrei voluto rispondere: “Sembra facile…”. (risata, ndr)

Però è andata bene…
Sì, l’ho parato a Taina che ora è mia compagna di squadra. E poi un altro in questa stagione a Vanessa del Pescara, una delle giocatrici più forti al mondo. 

Hai una tecnica particolare?
Concentrarsi solo su quel momento. Quando entro so già dove tuffarmi, poi guardo la palla e spero che tutto vada bene. Noi portieri ci mettiamo del nostro, ma nella maggior parte dei casi è l’avversaria che sbaglia. E poi non mi piace tanto questo appellativo di pararigori…

Perché?
Se non pari, la gente si ricorda del portiere che è entrato e ha subito gol. Anche guardandola da un punto di vista giornalistico, non mi piacerebbe leggere che ho giocato un secondo e non ho fatto il mio. 

Vorresti giocare di più?
Al momento no, perché sto facendo un percorso di crescita notevole. Allenarsi con portieri e giocatrici fortissime vale molto più di quella gavetta a livello giovanile che non ho fatto, avendo scoperto questo sport soltanto tre stagioni fa. In un futuro, certo che sì. 

Segui il calcio femminile?
Sì, guardo spesso la Roma, la squadra per la quale faccio il tifo.

Pensi ci sia un pregiudizio nei confronti delle donne che praticano sport prettamente maschili?
Sì. Se non ci fosse, non ci sarebbero differenze in termini di visibilità. E questo è uno dei tanti motivi per cui questa disciplina in Italia non cresce. Il gioco è lo stesso, o no? Noi, come gli uomini, ci alleniamo, ci impegniamo e abbiamo la stessa passione. 

Nel 2017 sei diventata anche modella: come è nata l’idea?
Da anni, una mia amica voleva che l’accompagnassi alle selezioni di Miss Italia. Così, per gioco, mi sono iscritta anch’io alla categoria Curvy. Ho mandato una foto, convinta che non avrei passato nemmeno il primo step. Invece, mesi dopo, mi hanno richiamato per la seconda fase. Sono arrivata in semifinale, sfiorando per un soffio la finale di Jesolo. Peccato, ma da una parte meglio, altrimenti non avrei vinto lo scudetto con l’Olimpus. 

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Devo essere sincera: nella vita avevo fatto di tutto, ma mai le sfilate. Mi sono messa in discussione, portando un po’ di semplicità che forse in quell’ambiente mancava. Alcune concorrenti si erano presentate con parrucchiere e truccatore al seguito, io invece sono arrivata con scarpe da ginnastica, pantaloncini, maglietta arancione e un filo di trucco. L’avevo presa come un gioco. 

Che ne pensi delle tue coetanee?
Guardando le ragazze, alcune anche più piccole di me, io sembro una bambina e loro delle signore. In passato non ricordo un ricerca spasmodica del dover apparire, adesso invece sono tutte primedonne. Ragazze che si truccano per andare a fare una ricarica al cellulare… così si vive male! Credo che la bellezza non dipenda da una misura della taglia, ma da quello che hai dentro. Se ti concentri solo sul tuo corpo, vuol dire che non hai nient’altro da mostrare.

Sei molto attiva sui social.
Sì, ricevo anche tanti complimenti per Miss Italia Curvy, ma anche per le foto postate o per le parate la domenica. 

Dove ti vedi in futuro?
Cercherò di portare avanti la passione per il giornalismo, mi piacerebbe condurre un programma sportivo. Nel frattempo, vorrei continuare a giocare, diventare un portiere affermato, laurearmi in giurisprudenza e seguire un percorso nel ramo della magistratura. La mia filosofia è quella di porre l’asticella sempre più alta delle tue possibilità, le cose facili non mi piacciono. Un giorno dovrò fare una scelta, ma intanto mi godo la vita.                            

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