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L’Excelsior come il Real

E ora sono dieci. Poco più di un anno fa il Real Madrid festeggiava la sua “decima” Champions League. Ora tocca al Gs Excelsior fare festa. La formazione bolzanina dell’associazione “La Strada – Der Weg Onlus” non avrà alzato al cielo la Coppa Campioni come i Blancos, ma quello che ha vinto al termine della stagione 2014/2015 è comunque un trofeo che vale tantissimo: la Coppa Disciplina. In 14 anni di attività in Terza Categoria l’Excelsior ha conquistato il premio riservato alla squadra più corretta la bellezza di dieci volte: un risultato davvero incredibile. E questi ragazzi nello scorso campionato hanno fatto la storia della società bolzanina, che da sempre accoglie tutti in squadra, a prescindere dalle qualità tecniche, concedendo lo stesso minutaggio a ogni calciatore.

L’Excelsior, realtà dove tutti sono titolari, era infatti salito agli onori delle cronache nazionali per essere la squadra più perdente d’Italia (ma anche una delle più corrette, visti tutti i premi fair play ricevuti in questi anni). Negli ultimi dodici mesi qualcosa è cambiato. Sì, perché lo scorso ottobre è arrivata la prima storica vittoria, grazie a un 2-1 al Gossensass. A dire il vero già qualche anno fa avevano vinto, ma contro una squadra B che partecipava al campionato fuori classifica. Ecco perché questa è la vittoria più sentita dai ragazzi di mister Petrera. Poi c’è stata la ciliegina sulla torta, ovvero la “decima”. “Come sempre i numeri fanno effetto e certamente questa cifra, il dieci, fa impressione, tanto che se Excelsior fosse arrivata dieci volte seconda o terza non se ne parlerebbe. Infatti l’attenzione delle persone è attirata dal primato: interessa vedere chi è il vincitore”, spiega il coordinatore del progetto Massimo Antonino. 

“A noi di Excelsior preme invece spiegare e far capire quale sia il percorso che ci ha permesso di arrivare a questi dieci trofei da esporre in bacheca, un percorso che sappiamo essere condiviso anche da altre squadre che ogni anno cercano di fare il possibile affinché i propri giocatori e dirigenti si atteggino in modo sportivo, leale e rispettoso delle regole. Qualche sporadica predica sul fair play serve a poco o a niente; serve invece credere fermamente che lo sport sia degno di essere chiamato tale solo se saldato a principi di lealtà, correttezza e non violenza”. 

Di lavoro ce n’è da fare parecchio. “Durante una competizione non c’è nulla di più delicato e difficile che mantenere l’autocontrollo e anche la persona più mite e socievole a volte può trasformarsi in un essere irriconoscibile a causa dello ‘stress da gara’. Ecco perché singoli discorsi non bastano: diventare giocatori ‘corretti’ presuppone un esercizio continuo su sé stessi e ciò è possibile solo se allenatori e dirigenti fanno propria questa filosofia, vivendola di persona nel linguaggio e negli atteggiamenti e trasmettendola con l’esempio quotidiano ai giocatori”. 

“I giocatori – conclude Antonino – devono respirare in continuazione questa aria di rispetto e di correttezza, durante gli allenamenti, le partite e in tutti i momenti ufficiali e ufficiosi della squadra. Solo allora anche i più ‘aggressivi’ saranno disposti a lavorare su sé stessi e inizieranno a credere in uno stile che contraddistingue la propria società e di cui andare fieri. E non solo i singoli, bensì  tutto il gruppo si sentirà portatore di uno stile e questo, come in un circolo virtuoso, trasmetterà energia positiva a tutti. Ecco come siamo riusciti con la nostra squadra a raggiungere questo obiettivo: con tantissima fatica e perseveranza, affrontando in continuazione l’argomento fair play, mettendoci in discussione, rompendo le scatole ai ragazzi per obbligarli a ragionare sul tema, incoraggiandoli a provare a cambiare”. E ora la “decima” è in bacheca.                 

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