breaking news New
  • 10:55 am L’unione che fa la forza In area romana il futsal sta vivendo una nuova giovinezza grazie al grande lavoro delle società a partire dal settore giovanile
  • 11:32 am La squadra ai tifosi, perchè no? Oltre l’immagine per lo più negativa che si tende ad associare al tifo organizzato, ci sono realtà sane che sono ripartite proprio grazie alla passione dei propri supporters
  • 10:46 am Società sportive e note di credito IVA Criticità e riflessioni circa la possibilità di emissione in diminuzione da parte delle Società e Associazioni Sportive Dilettantistiche in regime di Legge 398/91
  • 9:28 am Erogazioni Liberali 2019 Vediamo nel dettaglio i nuovi termini degli adempimenti dichiaratii cui devono attenersi le società sportive dilettantistiche
  • 1:12 pm Differenti idee della fase di possesso Come destreggiarsi nella scelta della modalità di sviluppo di questa fase fondamentale del gioco

Lo sport e le emozioni

Le emozioni possono essere definite come stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. Gli assi dimensionali delle emozioni sono tre:

– piacere/dispiacere 
(gradevolezza/sgradevolezza

– eccitazione/calma 
(tensione/rilassamento) 

– attenzione/rifiuto

L’emozione non è un’esperienza isolata; essa è connessa con l’azione, in quanto conduce a comportarsi e a reagire in un certo modo piuttosto che in un altro.

Questo legame dell’emozione con l’azione è sottolineato dal fatto che:

– le emozioni positive sono associate ad azioni di avvicinamento

– le emozioni negative sono collegate ad azioni di allontanamento

Questo aspetto della preparazione e della prontezza all’azione, avviato dall’emozione si può considerare come una condizione fondamentale di sopravvivenza e di adattamento all’ambiente.

L’emozione è la risultante di due componenti distinte:

– una componente fisiologica di attivazione (Arousal).

– una componente cognitiva di valutazione dello stimolo emozionale.

Le emozioni sorgono dunque in risposta alla struttura di significato di una situazione. Le emozioni nell’essere umano si dividono in naturali a carattere innato, e quelle secondarie, frutto delle influenze culturali e sociali dove il soggetto è inserito ed educato (vergogna, orgoglio, colpa, imbarazzo).

Avere “le farfalle nello stomaco”, “il cuore spezzato”, sentirsi “gelare il sangue nelle vene”, sono espressioni popolari che in qualche modo stabiliscono a livello pratico un’associazione tra gli stati mentali e le sensazioni corporee. In ambito sportivo, ad esempio, a fronte di una sconfitta al termine di una partita il cervello umano rilascia una serie di neurotrasmettitori (si veda box “I neurotrasmettitori”) che trasmettono le così più comuni sensazioni di tristezza o rabbia. A loro volta, le sensazioni hanno un legame con il nostro corpo, perché corpo e mente agiscono insieme per aiutarci nella ricerca della risposta da attuare, fornendo una guida per la riorganizzazione delle priorità degli obiettivi individuali e una ricollocazione delle risorse per raggiungerli, in seguito all’accadimento di eventi rilevanti. Nello specifico, la rabbia è una emozione considerata “fondamentale” a livello scientifico e psicologico in quanto primitiva. Quindi, insieme alla gioia e al dolore, la rabbia è una tra le emozioni più precoci.

La rabbia fa parte della triade dell’ostilità insieme al disgusto e al disprezzo, e ne rappresenta il fulcro e l’emozione di base. Tali sentimenti si presentano spesso in combinazione e pur avendo origini, vissuti e conseguenze diverse risulta difficile che predomini sulle altre. Moltissimi risultano essere i termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera, esasperazione, furore e ira rappresentano lo stato emotivo intenso della rabbia; altri invece esprimono lo stesso sentimento ma di intensità minore, come: irritazione, fastidio, impazienza. Nell’attività sportiva alle volte purtroppo è ben visibile tutto questo nel suo insieme e nel calcio, essendo lo sport maggiormente praticato in Italia, queste reazioni vengono viste e imitate dai bambini e ragazzi che vedono nei calciatori i propri modelli di riferimento. Per questo sarebbe buona cosa, per chi pratica calcio a livello professionistico, cercare di avere coscienza dei significati delle proprie emozioni prima di metterle in atto senza un accurato filtro. A sostegno di quanto detto, la figura degli istruttori della scuola calcio risulta quindi determinante per la mediazione tra meccanismi imitativi sbagliati osservati e quelli giusti.

Sul versante opposto invece, la gioia è un’emozione piacevole di alta intensità che proviamo quando crediamo, con certezza, che uno scopo per noi molto importante sia stato realizzato. Simile alla gioia è la felicità, anche se non è la stessa cosa, quest’ultima infatti ha a che fare con l’ambiente esterno, con la realtà, mentre la gioia nasce dentro di sé: è un’esperienza soggettiva, che può svilupparsi anche in condizioni psicologiche ed esistenziali non ottimali, anche per la sua breve durata. Senza gioia la felicità non avrebbe senso. Ecco perché magari spesso accade che una squadra che vince “ingiustamente” una partita di calcio per demerito dell’avversario più che per merito proprio, non abbia la stessa condivisione soggettiva di “riuscita” da parte di tutti i suoi calciatori, che magari provano felicità per il traguardo raggiunto, senza provarne gioia intimamente. La gioia è anche un antidoto contro tutte le patologie depressive: chi prova l’emozione della gioia riesce con maggiore facilità a superare la paura, la vergogna e lo sconforto.

Capire ed esternare
Specifici stati mentali producono nella persona stati umorali altrettanto delineati. Grazie a questo semplice e intuitivo schema è possibile aiutare in particolare il bambino nell’identificazione  del proprio stato umorale in un determinato contesto e momento (mood awareness), dando a quest’ultimo un nome univoco (mood labeling) e creando così un vero e proprio “tramite” essenziale tra il sentimento interno e la possibilità di comunicarlo all’esterno

(clicca sull’immagine per ingrandire)

Focus Su > I NEUROTRASMETTITORI
Un neurotrasmettitore, o “neuromediatore”, è una sostanza che veicola le informazioni fra le cellule del sistema nervoso,ovvero i neuroni, attraverso il processo di trasmissione sinaptica. Grazie a quest’ultima, l’impulso nervoso può viaggiare da un neurone all’altro o da un neurone a una fibra (es. muscolare ): all’interno del neurone, i neurotrasmettitori sono contenuti in vescicole dette vescicole sinaptiche.Sono più di cinquanta le sostanze chimiche di cui è stata dimostrata la funzione di neurotrasmettitore a livello sinaptico.

La serotonina per esempio è un neurotrasmettitore presente soprattutto nel sistema nervoso centrale e nel tratto gastro-intestinale, dove regola la digestione favorendo la peristalsi. A livello del sistema nervoso centrale la serotonina è fondamentale per regolare l’umore, il sonno, l’appetito, l’apprendimento e la memoria, per questo è comunemente nota anche come “ormone della felicità o del buonumore”. Buoni livelli di serotonina nel sangue sono compresi tra 101 e 283 ng/ml, mentre una carenza importante di questa sostanza può causare depressione, attacchi di panico, emicrania, ipertensione e insonnia, influenzando anche il comportamento aggressivo.

> La serotonina

La serotonina è un neurotrasmettitore presente:

 Nella parete intestinale: Stimola la peristalsi intestinale (movimenti per la digestione);

 Nel sangue: Favorisce la coagulazione del sangue e aiuta la vasocostrizione nel cranio contro le emicranie;

 Nel sistema nervoso centrale: 1) agisce sul ritmo sonno/veglia, 2) sull’umore; 3) sull’appetito; 4)sulla percezione del dolore. 

 

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password