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Lo sport oltre la realtˆà virtuale

La continua e costante evoluzione tecnologica dei mass media ha cambiato sostanzialmente le nostre forme di comunicazione.  Se ci fermiamo a riflettere, è passato un tempo relativamente breve (poco più di 30 anni) dalla nascita del “World Wide Web” che ci ha introdotto al mondo della multimedialità, dandoci la possibilità di scambiare dati e informazioni non più solamente testuali, ma sempre più coinvolgenti e in qualche modo interattive (audio, foto e video). Con l’avvento e lo sviluppo relativamente recente dei social network, è stato poi fatto un ulteriore passo avanti rispetto alla comunicazione “asincrona” rappresentata per eccellenza dall’e-mail o dagli sms, lasciando il posto a nuove forme di comunicazione virtuali sincrone (in tempo reale). 

L’idea della creazione di un luogo virtuale in cui ogni utente può creare un proprio profilo, ricercare amici già conosciuti o nuovi, scrivere un blog, pubblicare foto e video, e dove può avere uno spazio libero per la condivisione delle proprie idee e stati emotivi con altri utenti, diventa un’idea vincente. Crescono infatti le comunità virtuali online, gruppi di persone con le quali condividere interessi e rapporti personali con una forma comunicativa completamente innovativa. Questo veicolo emergente tocca in modo particolare il mondo dei giovani e giovanissimi, i cosiddetti millennials, che crescendo a contatto con le nuove tecnologie vivono una distinzione sempre più labile fra vita online e vita offline. Le nuove generazioni utilizzano infatti ormai quotidianamente queste forme di comunicazione per condividere momenti della propria quotidianità. 

Proprio in questo mondo ricco di opportunità, dall’accesso troppo spesso semplice e spesso incontrollato, si nascondono molteplici insidie, in particolare nella fragile età di transizione che è l’adolescenza, dove la ricerca di  è spesso in via di sperimentazione. Questa condivisione nata per lo scambio di informazioni può infatti diventare un terreno di competizioni ed esibizionismo estremo (si veda approfondimento “Il cyberbullismo”) in cui i protagonisti sono i minori, in una fascia d’età compresa in particolare fra gli undici e i quattordici anni. Il ricorso sistematico alla comunicazione virtuale, cresciuto con le nuove generazioni, nasconde inoltre una trappola più sottile; quella della dipendenza. L’uso smodato di questo mezzo di comunicazione può infatti condurre, se non opportunamente gestito, a una percezione distorta dei rapporti interpersonali con la famiglia e gli amici al di fuori dell’ambito digitale. La realtà rischia così di essere vissuta come un vero e proprio intermezzo fra una connessione e l’altra. 

IL RUOLO DELLO SPORT

Venendo alla specifica situazione sportiva, uno dei momenti fondamentali nelle scuole calcio, è proprio quello delle riunioni tra lo psicologo dello sport e i genitori sulla gestione della vita sociale dei figli, che oggi troppo spesso oltre alla passione per il pallone non hanno altro che la condivisione della propria realtà, in varie forme, sui principali social network, alla costante ricerca dei “Mi piace” per sentirsi così riconosciuti e valorizzati. Un’attenta partecipazione dei genitori nella vita dei giovani figli rappresenta sicuramente il punto di partenza nel ridurre l’impatto quotidiano degli strumenti digitali nelle loro vite, instaurando e costruendo un dialogo costruttivo, nel quale affrontare insieme i problemi e trovare le soluzioni nel mondo reale. Ma spesso i figli si sentono soli, perché proprio i genitori si sentono tali, in quanto la vita frenetica di tutti i giorni spesso non consente di trovare del tempo per stare insieme, per sentirsi parte di un “Noi” familiare. Una delle tecniche maggiormente usate  negli incontri informativi sulla genitorialità tra genitori e figli è il brainstorming (si veda approfondimento “Il brainstorming”), una tecnica creativa di gruppo usata per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema o di un disagio. Quando la “vita” che i ragazzi trascorrono in internet arriva ad assorbire una quantità di tempo tale da condizionare la vita reale si innescano meccanismi patologici che condizionano pesantemente le relazioni sociali delle persone coinvolte, soprattutto proprio se ragazzi. 

LA DIPENDENZA

Vi sono tre fattori che stanno alla base delle dipendenze da Internet: 

 Accessibilità: ovvero la facilità con cui oggi è possibile connettersi ad internet tramite pc, tablet, smartphone per ottenere una gratificazione rapida dei bisogni.

– Controllo: l’elevato livello di controllo e di autodeterminazione che il soggetto può avere sulle attività online induce un potente senso di onnipotenza, che però è virtuale e non reale. Il soggetto ritiene di poter controllare l’etere, ma in realtà avviene l’esatto contrario.

– Eccitazione: l’enorme quantità di stimoli e di contenuti che si possono trovare in internet portano le persone a sperimentare elevati livelli di eccitabilità con la conseguente implosione dell’aggressività.

Le dipendenze da Internet sono più frequenti in persone che presentano una fragilità emotiva di base (adolescenti in primis) e si attivano con maggiore facilità in soggetti che vivono già difficoltà psicologiche come depressione, disturbi ossessivi-compulsivi, disturbi d’ansia.

In queste persone l’uso smodato di internet viene infatti vissuto come un tentativo di compensare le problematiche relazionali reali o evadere dalle difficoltà e dalla sofferenza emotiva.

La tecnologia permette di modellare e modificare la propria immagine sociale, dietro il bisogno di essere continuamente “collegati” si può nascondere la paura di vivere la vita vera e di cancellarne le insoddisfazioni. Nei casi sopra citati, oltre a una terapia sistemica familiare (la punta dell’iceberg del problema è come spesso accade da ricercare prima di tutto dentro le relazioni familiari) per le persone a rischio di sviluppare una simile patologia, è consigliabile una terapia psicologica cognitivo-comportamentale specifica (già discussa nelle precedenti rubriche) volta alla gestione degli impulsi e dei comportamenti problematici.

Approfondimenti > IL CYBERBULLISMO

Il termine cyberbullismo (ossia “bullismo online”) indica un uso improprio dei nuovi strumenti collegati a internet per attuare un accanimento ripetuto, offensivo e sistematico volto a intimorire, molestare, offendere e far sentire a disagio o uno o più individui. Si tratta di un fenomeno estremamente grave e delicato, che può arrivare ad avere conseguenze e ripercussioni anche nella vita reale (bullismo) ed esercitare una costante e pericolosa pressione psicologica su chi lo subisce. Per cercare di prevenire e arginare il più possibile questo fenomeno è importante che il bambino/ragazzo cresca in contesti educativi e familiari capaci di saperne ascoltare e comprendere dubbi e paure, per far fronte ai loro bisogni, nelle differenti fasi evolutive.

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 IL BRAINSTORMING
Il termine inglese, di difficile traduzione letterale (si tratta in termini pratici di una “libera espressione di idee e pensieri”), iniziò a diffondersi nel 1957 grazie al libro “Applied Imagination” del dirigente pubblicitario Alex Faickney Osborn. Il brainstorming si realizza in gruppo, solitamente intorno a una questione specifica, e si basa sul principio che, lasciando le persone libere di esprimere le immagini e i sentimenti che nascono sul momento, senza giudizi e condizionamenti, si inneschi un circolo virtuoso che porti ognuno ad ascoltare e migliorare le idee degli altri. Durante la sessione di brainstorming, ogni persona è quindi stimolata a produrre più idee possibili, a sviluppare quelle degli altri e solo in una seconda fase si provvede ad analizzarle ed eventualmente rivederle. La dimensione del gruppo a cui sottoporre una sessione di brainstorming varia da 4 a 30 persone; più persone partecipano e maggiori saranno le opportunità e le intuizioni che si potranno sviluppare. Allo stesso tempo però un gruppo ampio potrebbe limitare il tempo a disposizione di ognuno per esprimersi. Tipicamente durante un brainstorming le idee suggerite vengono, di volta in volta, riportate su lavagne o grandi fogli per rimanere visibili a tutti durante la sessione. 

 

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